Archivio testo: Amore e’l cor gentil sono una cosa

Analisi e Commento Amore e ‘l cor gentil sono una cosa

DANTE ALIGHIERI

AMORE E ’L COR GENTIL SONO UNA COSA

da LA VITA NUOVA

– ANALISI E COMMENTO –

Lo schema metrico

Amore e ’l cor gentil sono una cosa risponde alla forma metrica del sonetto: il testo si compone di quattordici versi, tutti endecasillabi, ripartiti in quattro strofe: le prime due di quattro versi (quartine), le successive di tre versi (terzine). La rima è “alternata” nelle quartine e “replicata” nelle terzine. Lo schema delle rime è: ABAB, ABAB, CDE, CDE.

L’inclusione nella Vita Nuova

Dante scrive questo sonetto sulla natura dell’amore in età giovanile e, al momento della redazione della Vita Nuova, lo include nel ventesimo capitolo.

I temi affrontati

Amore e ’l cor gentile sono una cosa è un sonetto sulla natura e la fenomenologia dell’amore, nel quale Dante riafferma i principi cardine della teoria amorosa Stilnovista enunciati da Guinizzelli nella canzone Al cor gentil rempaira sempre amore.

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La prima quartina

Nella prima quartina Dante, richiamandosi esplicitamente all’autorità di Guinizzelli, ripropone l’idea per cui amore e nobiltà d’animo non sono pensabili separatamente l’uno dall’altro, al punto da apparire un tutt’uno.

La seconda quartina

Nella seconda quartina Dante precisa il rapporto indissolubile di “potenza/atto” che lega la nobiltà d’animo all’amore, ricorrendo alla metafora del cuore come magione (nella quale Amore, al pari di un signore, riposa fino al momento in cui viene risvegliato).

La prima terzina

Nelle prima terzina Dante si concentra sul tema della funzione svolta dalla bellezza femminile nel processo di genesi dell’amore. Il ruolo della donna viene spiegato nei termini consueti di “motore” della trasformazione dell’amore da potenza in atto, mentre la meccanica che regola la trasformazione si richiama alle teorie cortesi sulla penetrazione dell’immagine della donna nell’animo dell’amante, attraverso il varco degli occhi.

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La terzina conclusiva

Nella conclusione Dante segue quasi alla lettera il trattato De Amore di Andrea Capellano, che non riporta solo il luogo comune che l’amore nasce dalla vista, ma sottolinea l’importanza di una immoderata cogitatio, cioè di un pensare l’oggetto amato intensamente, senza misura, perché l’amore possa insediarsi nell’animo. L’attenzione a questi dettagli è una spia dell’approccio radicalmente razionale tenuto da Dante di fronte alla questione della fenomenologia amorosa.