Archivio testo: La Vita Nuova, Capitolo 18

Analisi e Commento Capitolo 18 Vita Nuova

DANTE ALIGHIERI

LA VITA NUOVA

CAPITOLO 18

– ANALISI E COMMENTO –

Contenuto e sequenze narrative

Il capitolo diciottesimo della Vita Nuova illustra il momento della svolta poetica con la quale Dante approda alla fase letteraria detta delle “nove rime”.

Nella finzione narrativa il rinnovamento poetico viene fatto dipendere da un periodo di crisi e di angoscia che Dante vive dopo l’episodio della negazione del saluto da parte di Beatrice e, più in particolare, da una conversazione che il poeta tiene con un gruppo di “donne gentili” le quali lo inducono a prendere coscienza del proprio errore.

Il racconto si divide in tre parti. La prima parte (dall’inizio a …domandai che piacesse loro), svolge la funzione di raccordo con la narrazione precedente. Dante introduce l’occasione – fortuita – che lo porta a conversare con le “donne gentili”. In questo segmento di brano il poeta racconta che, camminando per strada, viene notato e fatto avvicinare da un gruppo di donne.

Il tronco centrale del racconto (da Le donne erano molte… a …avrestù operate con altro intendimento) si concentra sulla conversazione vera e propria. Le donne si mostrano curiose di conoscere quale fine Dante si proponga di raggiungere con il suo amore. Dante spiega che per lungo tempo il suo fine è stato ricevere il saluto della sua amata, ma ora, visto che l’amata ha voluto negargli …

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… quel saluto, egli ha riposto la sua gioia interamente ed unicamente nella celebrazione poetica delle lodi di lei. A queste parole una delle donne obietta che se ciò fosse vero Dante non scriverebbe così tanto su se stesso e sui propri stati d’animo e così poco in lode di Beatrice.

La terza parte del racconto (da Onde io… alla fine) descrive le ricadute a breve e lungo termine che la conversazione ha su Dante. Nell’immediato, il poeta, colto in fallo, si allontana turbato, rendendosi conto che la donna ha ragione. Poi, riflettendo, stabilisce di lasciarsi alle spalle la vecchia maniera poetica, intimista e autoanalitica, e dedicarsi ad una materia nuova, che abbia al proprio la lode di Beatrice e la celebrazione dei suoi miracolosi effetti su ogni essere vivente.

Dall’amore interessato a una ricompensa (il saluto dell’amata), Dante passa così ad un amore realmente disinteressato, che ha il suo unico fine e il suo unico appagamento nella composizione di poesie celebrative in lode della donna amata.

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La rarefazione del racconto

L’aspetto più rilevante dell’episodio della conversazione tra Dante e le donne gentili è costituito dalla rarefazione e dalla stilizzazione del racconto – ovvero dalla completa astrazione degli ambienti e dei personaggi rappresentati – che Dante ottiene tacendo qualsiasi dettaglio di carattere realistico-descrittivo sull’aspetto delle donne che interloquiscono con lui, sul tempo e sullo spazio in cui il colloquio si svolge.

Alla mancanza di particolari che permettano al lettore una rappresentazione visiva della scena si accompagna la straordinaria insistenza – dall’effetto straniante sul lettore – sui verbi e i sostantivi collegati all’idea del parlare, del dire, del domandare, e del rispondere. Nel brano se ne incontrano ben 31 casi in 28 righe di testo: parlare, domandai, dire, parlavano, disse, parole, dilloci, dette, responsione, dissi, parole, parlare, parole, parlato, disse, parlato, parole, dichi, rispondendo, dissi, parole, rispuose, parlava, dicessi, parole, dette, parole, parole, parlare, parlare, dire.

Attraverso queste scelte Dante consegue il risultato di svuotare completamente di realismo la narrazione, facendola apparire – più che il racconto di una colloquio reale tra veri personaggi – il  resoconto “a figure” di un …

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… processo intellettuale, all’interno del quale le donne hanno unicamente la funzione di sollecitare con le loro domande, via via più precise, lo sviluppo della riflessione di Dante e raccordare gli step attraverso i quali il suo pensiero matura la necessità di una nuova poetica.

Stile e figure retoriche

Dal punto di vista retorico stilistico si può dire che il principale strumento di cui Dante si serve nell’elaborazione formale della prosa del brano è rappresentato dai parallelismi e dalle corrispondenze espressive, che il poeta introduce con il fine ottenere un dettato chiaro, ordinato e simmetrico. I casi di strutture simmetriche rintracciabili nel brano possono essere molti. Due esempi sono:

1. Altre v’erano che … altre v’erano che…

2. In quelle parole che lodano la donna mia… In quelle parole che lodano la donna mia…

Per quanto riguarda invece le figure più appariscenti, esse sono presenti in numero contenuto e collocate in punti chiave del brano:

Alla metà del brano, una similitudine isolata di intensa poesia – quella tra il sospirare delle donne e l’acqua mista a neve – sottolinea, con notevole effetto retorico, la solennità del momento che anticipa la presa di coscienza finale del poeta.

In chiusura, un duplice artificio retorico (ossia un parallelismo cui si somma un’antitesi) sottolinea come una fase di blocco poetico preceda la stesura della prima poesia del nuovo stile. Che il poeta viva una fase d’impasse viene sottolineato perché costituisce un fatto importante: è infatti un paradigma consueto della letteratura medievale che un poeta lamenti la propria insufficienza in rapporto all’altezza della materia da trattare, perché con questo espediente da un lato dimostra modestia (topos di modestia), dall’altro mette in risalto l’altezza e la difficoltà della materia da affrontare. Il segmento in questione è:

Con desiderio di dire e con paura di cominciare

a. Parallelismo > Per due volte si ripete una struttura formata da:

(con + sostantivo + di + infinito verbale)

b. Antitesi > al parallelismo si somma l’opposizione di significato tra i due sostantivi:

 desiderio vs. paura.

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Spiegazione

Nel brano Dante annuncia una svolta poetica nella quale si congiungono l’idea di un amore del tutto disinteressato e l’idea di una poesia puramente celebrativa, di lode di Beatrice. Una poetica così concepita costituisce una  significativa inversione di tendenza nel percorso seguito dalla poesia amorosa in lingua volgare.

Il primo tratto di novità si evidenzia sul piano ideologico (ossia “delle idee”): poiché l’idea di un amore che non pretende alcuna ricompensa costituisce una novità assoluta in ambito volgare. I provenzali concepivano il corteggiamento come servizio d’amore, con doveri reciproci da parte della dama e del corteggiatore. Bernart de Ventadorn nella Canzone della lodoletta giunge a minacciare la sospensione del canto se non verrà ricompensato. La medesima aspettativa di una ricompensa si ritrova nei poeti della Scuola Siciliana (cfr. Meravigliosamente), e ancora nello Stilnovo di Cavalcanti, completamente incentrato sulla descrizione delle terribili ricadute psicologico-fisiche che il desiderio non ricompensato provoca nell’innamorato. Dante invece, con la sua dichiarazione di poetica, stacca nettamente l’amore per la donna dall’universo dell’amore terreno – per forza di cose “egoistico” e collegato all’idea della ricompensa – e lo accosta al concetto cristiano di caritas, l’amore disinteressato e del tutto gratuito. Il primo aspetto dirompente della svolta poetica di Dante è perciò la definitiva spiritualizzazione dell’amore.

Un secondo tratto di novità riguarda la forma della poesia e risiede nell’abbandono dell’autoanalisi: infatti quando Dante scrive queste pagine la poesia d’amore è ormai da tempo sinonimo di “autoanalisi”, ossia descrizione delle pene del poeta innamorato. Questo perché, dapprima con i poeti della Scuola Siciliana, e poi con Cavalcanti, la poesia italiana si è andata definendo in maniera stabile come “descrizione di stati d’animo” più che come “stesura di versi celebrativi in onore della donna”. Il risultato di questo processo è che, all’epoca di Dante, la poesia d’amore tratta solo in maniera marginale della donna, avendo più frequentemente come oggetto la descrizione delle sofferenze del poeta. La conversazione con le donne gentili di Dante, all’opposto, smaschera le contraddizioni della poesia autoanalitica “alla Cavalcanti” e induce Dante a riportare con energia la donna al centro della poesia.