Archivio testo: Donne ch'avete intelletto d'amore

Analisi e Commento Donne ch’avete intelletto d’amore

DANTE ALIGHIERI

DONNE CH’AVETE INTELLETTO D’AMORE

dal LA VITA NUOVA

– ANALISI E COMMENTO –

Struttura metrica

Donne ch’avete intelletto d’amore risponde alla forma metrica della canzone. Il testo si compone di di 5 strofe (o stanze), ciascuna delle quali è formata da 14 versi, tutti endecasillabi.

All’interno delle strofe i versi sono ripartiti in una fronte di schema ABBC, ABBC e una sirma di schema CDD, CEE. Fronte e sirma sono collegate tra loro dalla rima chiave C. Lo schema metrico completo della stanza è: ABBC, ABBC, CDD, CEE.

Nella scelta di questa particolare struttura metrica si riflette il fatto che Dante attribuisce una particolare importanza a Donne ch’avete, in quanto:

1. la forma canzone è in generale il metro riservato ai temi importanti (poiché è adatto allo svolgimento di argomentazioni di ampio respiro, che nella struttura a stanze trovano spazio sufficiente per un’accurata esposizione).

2. la strofa di soli endecasillabi (anziché di endecasillabi e settenari) costituisce il gradino più alto della scala di solennità correlata al metro.

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Significato

Componendo Donne ch’avete intelletto d’amore Dante aspira a presentare una poesia avente precise caratteristiche tematiche e formali. In particolare Dante vuole realizzare una lirica:

1. Incentrata esclusivamente sulla lode di Beatrice;

2. Rigorosamente sgombera da elementi di carattere introspettivo inerenti i suoi stati d’animo di innamorato sofferente;

3. Efficacemente rappresentativa dell’amore del tutto disinteressato e spirituale che egli prova;

4. Di tono medio e di suono dolce (sul piano dello stile).

La canzone nasce infatti per essere il manifesto programmatico (ossia il testo contenente le regole e i princìpi) di una nuova poetica – detta della loda – che Dante considera l’approdo definitivo e più alto della sua poesia amorosa giovanile, e le cui caratteristiche essenziali sono quelle espresse.

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Prima strofa:

Contenuto

Nella prima strofa, Dante, rivolgendosi alle “donne che comprendono cosa sia l’amore”, esprime tre concetti essenziali:

1. dichiara la volontà di celebrare con una poesia le altissime qualità della donna che egli ama;

2. precisa da subito che la sua trattazione non pretende di essere esaustiva (dal momento che le qualità dell’amata sono inesprimibili per la parola umana);

3. conclude di voler realizzare l’elogio con un testo dal tono non eccessivamente alto e adeguato alle sue capacità di poeta.

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La funzione di proemio

Dal punto di vista “tecnico” la prima strofa svolge la funzione di proemio, cioè viene utilizzata dall’autore come contenitore di precise informazioni a carattere introduttivo sulla canzone e sulla nuova poetica che essa inaugura. Le informazioni proemiali che Dante introduce nella prima strofa di Donne ch’avete sono:

1. l’individuazione l’interlocutore dei versi;

2. la specificazione della materia della poesia;

3. l’annunciazione dello stile.

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L’individuazione dell’interlocutore

Dante apre la poesia con un’apostrofe: Donne ch’avete…. Con questa apostrofe l’autore mette subito in chiaro di non rivolgersi ad un interlocutore generico, ma preciso: le donne dall’animo gentile. Sulla questione dell’interlocutore Dante ritorna anche in chiusura di strofa, con un verso (… chè non è cosa da parlarne altrui) nel quale indica le donne come unico interlocutore possibile.

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La specificazione della materia

Nella prima strofa Dante specifica anche quale sarà la materia d’elezione della sua nuova poesia, inserendo precise parole chiave (su tutte sua laude al v. 3) che fanno capire che essa sarà rappresentata dalla lode di Beatrice e dalla celebrazione delle sue qualità ineffabili (= inesprimibili a parole).

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La qualificazione dello stile

Sempre nella prima strofa Dante mette in chiaro le caratteristiche stilistiche della nuova poesia, attraverso l’inserimento di una serie di aggettivi e avverbi “chiave”. Questi sono:

v. 6: dolce

v. 9: non… altamente

v. 12: leggeramente

e suggeriscono in maniera inequivocabile l’idea di una lirica melodiosa, leggera e piana, conforme all’ideale stilistico di tono medio proprio dello Stilnovo.

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Analisi stilistica

La sostanziale conformità stilistica della nuova poesia dantesca all’ideale di tono medio caratteristico dello Stilnovo, è confermata dall’analisi della prima strofa di Donne ch’avete.

Sebbene la sintassi sia piuttosto articolata, e il discorso strutturato in una serie di subordinate causali e consecutive, l’ideale Stilnovista di poesia piana e fruibile appare assolutamente rispettato:

1. Al livello fonico Dante evita accuratamente i suoni aspri (consonanti doppie e scontri consonantici), in special modo nelle posizioni in rima.

2. Il lessico è di facile comprensione;

3. Tra unità sintattiche e versi c’è una sostanziale corrispondenza (sono del tutto assenti gli enjambements);

4. Le figure di inversione (le anastrofi e gli iperbati) sono poche, deboli e non complicano realmente il periodare (es: io vo’ … dire; io creda sua laude finire; Amor sì dolce mi si fa sentire; farei parlando innamorar; divenisse per temenza vile; ecc.).

 

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Seconda strofa

Nella seconda strofa di Donne ch’avete Dante affronta con solennità il tema delle qualità incredibili di Beatrice.

Il poeta immagina che, nell’alto dei cieli, gli angeli insistano perché la fanciulla trapassi rapidamente e giunga tra loro, e che invece la Pietà – la Misericordia divina personificata – sostenga la causa dei mortali, desiderosi che Beatrice resti sulla terra. Per costruire queste scene Dante ricorre a figure fortemente enfatiche. Queste figure sono:

1. una sermocinatio: con la quale l’angelo celebra la natura miracolosa di Beatrice e dà voce alla lamentela dei beati, ansiosi di avere la fanciulla nel cielo (Sire nel mondo… …risplende).

2. una personificazione: della Pietà di Dio (Sola Pietà… al v. 22) impegnata a difendere, a vantaggio degli uomini, la permanenza in terra di Beatrice.

3. una seconda – più alta – sermocinatio: che si ha quando Dio in persona si rivolge alle creature del cielo – gli angeli – e li invita a rassegnarsi ad attendere l’arrivo di Beatrice (Diletti miei… …beati).

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Terza strofa

Nella terza strofa Dante affronta il tema della natura salvifica di Beatrice.

La strofa svolge la celebrazione degli effetti della donna colti nel momento del passaggio in strada (secondo uno schema tipico dello Stilnovo). Dante però sposta il discorso celebrativo su toni che non sono più “stilnovisti”, ma “religiosi”. Ciò è particolarmente evidente dalla gradazione delle parole chiave connesse alla sfera dell’elevazione morale: esse partono dalle idee cardine guinizzelliane di “villanìa” e “nobiltà”, ma poi toccano principi tipicamente cristiani (“salvezza”, “grazia”, “dannazione”): v. 33: cor villani – v. 36: nobil cosa – v. 39: salute – v. 40: l’umilia – v. 41: grazia – v. 42: non pò mal finir.

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Quarta strofa

La quarta strofa di Donne ch’avete contiene la descrizione di Beatrice.

Questa descrizione è volontariamente convenzionale ed estranea ad ogni intenzione di realismo descrittivo. Con essa Dante non traccia il ritratto fisico della fanciulla, ma la mostra come una creatura soprannaturale dalle caratteristiche iperboliche e salvifiche. I dati che Dante fornisce sull’amata sono infatti pochi e del tutto astratti. Essi sono:

1. un trinomio di aggettivi assolutamente generici (adorna, pura, nova);

2. un’indicazione relativa al perfetto incarnato color perla della fanciulla;

3. un’esaltazione della perfetta conformità di lei all’idea stessa di bellezza;

4. una celebrazione del potere soprannaturale del suo sguardo.

Dettagli concreti e autenticamente descrittivi sono del tutto assenti.

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Congedo

Nel congedo Dante si rivolge al suo componimento seguendo un procedimento tradizionale nella lirica italiana (es. Meravigliosamente di Giacomo da Lentini).

Con il pretesto dell’apostrofe alla canzone Dante richiama i principi fondamentali del nuovo stile già enunciati nel proemio, e in particolare:

1. rimarca la necessità di un pubblico scelto e limitato (vv. 64 – 67);

2. ribadisce il rifiuto di uno stile complesso e oscuro (al v. 60, dove la canzone viene definita piana, cioè “semplice”, “priva di increspature e difficoltà”).

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Le novità del nuovo stile

Scrivendo Donne ch’avete, Dante opera tre fondamentali cambiamenti nel suo modo di fare poesia. Egli:

1. Muta il destinatario della poesia;

2. Rifiuta il modello di Cavalcanti, ritornando alla poesia di lode di Guinizzelli;

3. Estremizza i toni della celebrazione;

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I nuovi destinatari della poesia

Il cambiamento essenziale che Dante realizza quando scrive Donne ch’avete, è che egli non si rivolge più, come nelle poesie precedenti, a Beatrice, ma parla alle donne “che comprendono cosa sia l’amore” (e più in generale al pubblico degli animi “cortesi”).

Il motivo di questo mutamento è spiegato nella Vita Nuova. Nel racconto Dante fa capire che la nuova poesia non è che il riflesso di un mutamento più profondo, avvenuto nel suo animo. Questo mutamento è il passaggio da un amore interessato (quantomeno ad un saluto da parte dell’amata), ad un amore completamente disinteressato.

Per dare prova del disinteresse che caratterizza il suo amore, Dante non indirizza più i versi a Beatrice, volendo con ciò dimostrare che egli nulla chiede e nulla pretende più dalla fanciulla che ama, e che gioisce semplicemente del fatto di celebrare le qualità di lei agli occhi di coloro che sono capaci di comprendere cosa sia l’amore.

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Il rifiuto di Cavalcanti

Con lo stile “de la loda” Dante abbandona completamente la poesia autoanalitica e introspettiva cavalcantiana, interessata marginalmente alla celebrazione della donna, e incentrata invece sulla descrizione della condizione psicologico-sentimentale del poeta amante. Al rifiuto di Cavalcanti, Dante abbina il recupero dello Stilnovo primitivo, quello celebrativo Guinizzelliano, arricchito con nuove idee di derivazione religiosa che sviluppano il principio della donna come creatura angelica dagli effetti miracolosi.

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L’iperbole

Rispetto alla tradizionale poesia di lode stilnovista, con Donne ch’avete Dante estremizza notevolmente i toni della poesia celebrativa. Il poeta mostra l’apparizione di Beatrice come un evento carico di significati “religiosi”, e non solo ai propri occhi di innamorato, ma agli occhi degli esseri umani in generale. In questa celebrazione senza precedenti gioca un ruolo fondamentale la figura dell’iperbole, che diventa il veicolo privilegiato dell’espressione della lode.