Archivio testo: La donna crudele e il servizio d'amore

Analisi e Commento La donna crudele e il servizio d’amore

CHRÉTIEN DE TROYES

LA DONNA CRUDELE E IL SERVIZIO D’AMORE

dal LANCILLOTTO

ANALISI E COMMENTO

Sintesi dei contenuti:

Il racconto si compone di tre brani, estratti da momenti diversi del romanzo Lancillotto, o il cavaliere della carretta di Chrétien de Troyes.

Primo brano

Il primo degli episodi narrati è ambientato sulla via che conduce Lancillotto verso il luogo dove Meleagant tiene prigioniera Ginevra. Prima che il racconto cominci, una breve digressione narrativa informa il lettore di cosa sia esattamente una “carretta”. Il narratore spiega che la “carretta” è uno strumento d’infamia caratteristico dell’epoca in cui la vicenda è ambientata, e, più precisamente, è un carro utilizzato per portare in giro ed esporre al ludibrio generale gli autori dei reati più vergognosi. Al termine di questa spiegazione comincia il racconto vero e proprio: Lancillotto, che ancora non conosce il luogo dove Meleagant tiene prigioniera Ginevra, incontra sul proprio cammino un nano malvagio, che guida per l’appunto una “carretta”. Il nano sa dove si trova Ginevra, ma per rivelarlo a Lancillotto, pretende che il cavaliere accetti di sottoporsi al disonore della gogna salendo sulla carretta. Lancillotto in un primo momento esita, perché tiene molto al proprio onore; ma al termine di un’allegorica battaglia interiore, in cui la Ragione del cavaliere si scontra con l’Amore che egli prova per Ginevra, il paladino cede al ricatto del nano e monta sul carro, dando prova di amare Ginevra più di quanto non faccia con se stesso.

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Secondo brano

Il secondo spezzone di testo è costituito da un monologo di Ginevra, ormai libera dalle grinfie di Meleagant, ma tormentata dal pensiero di aver trattato con sdegno Lancillotto quando egli è giunto a salvarla. La regina, infatti, nel momento in cui il paladino l’ha liberata, ha mostrato grande indifferenza verso di lui, ed ora che le è stata riferita la notizia – non vera – che Lancillotto è morto, è sconvolta dal pentimento. Così si abbandona ad un accorato lamento, nel quale accusa se stessa di aver provocato la morte del cavaliere, si giustifica dicendo di aver agito male solo “per gioco”, e infine confessa di amare e desiderare Lancillotto.

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Terzo brano

Il racconto riprende dal momento in cui Ginevra e Lancillotto si incontrano nuovamente.

Ginevra è piacevolmente sorpresa che Lancillotto sia in realtà ancora vivo, e questa volta dà ampia prova della sua affezione al cavaliere. Il cavaliere le chiede allora perché in precedenza ella lo abbia trattato con sdegno, e la regina gli spiega di aver agito così, per punirlo della sua iniziale esitazione a salire sulla carretta. Lancillotto riconosce la colpa e fa ammenda, e la regina gli concede un appuntamento notturno alla propria finestra.

Quando Lancillotto arriva all’appuntamento accade qualcosa di inatteso: sebbene egli e Ginevra abbiano pattuito un incontro puramente “platonico”, appena si trovano l’uno di fronte all’altra, i due amanti vengono pervasi da un tale desiderio l’uno dell’altra, che stabiliscono che Lancillotto scardini l’inferriata posta a protezione della finestra e raggiunga la regina nel letto.

Lancillotto riesce a rimuovere l’inferriata senza svegliare il siniscalco Keu (il quale, essendo ferito, dorme nella medesima stanza di Ginevra), ma, nel divellere i ferri, il cavaliere si ferisce le dita e macchia col suo sangue sia il davanzale, sia le lenzuola del letto.

Al mattino, dopo aver trascorso una notte d’amore, i due amanti si separano e Lancillotto, rimessa a posto l’inferriata, ritorna alla propria abitazione, inconsapevole delle tracce che ha lasciato dietro di sé.

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La voce narrante

Il racconto è condotto da un narratore eterodiegetico, onnisciente, attendibile, che interviene nella narrazione. Infatti:

1. È eterodiegetico: in quanto non rientra tra i personaggi della storia narrata, ma costituisce una “voce fuori campo” rispetto al racconto.

2. È onnisciente: in quanto mostra di conoscere tutto della materia trattata, compresi i segreti dei personaggi, le loro emozioni e i loro pensieri, gli eventi appartenenti al passato e al futuro, ecc.. Infatti:

– Conosce gli usi di ogni tempo e luogo; sa per esempio cosa sia una carretta e lo spiega al lettore:

La carretta serviva allora a ciò a cui servono 
oggi le gogne, e in ogni città …

– Conosce il passato anche di un personaggio secondario come il nano, e ne dà prova quando ne rivela l’origine:

… il vile nano, di ignobile origine …

– Conosce in anticipo gli eventi futuri; sa, per esempio, che Lancillotto pagherà a caro prezzo l’iniziale esitazione a salire sulla carretta:

… per sua disgrazia ebbe vergogna … perché 
riconoscerà poi di essersi condotto male …

– Conosce le emozioni provate dai personaggi e le descrive in maniera dettagliata, ricorrendo, all’occorrenza, alla personificazione delle emozioni che si dibattono nei loro animi:

… ma la Ragione che è lontana da Amore gli dice che …
… ma Amore che è chiuso nel suo cuore …
… da Amore venne la buona accoglienza che gli fece …
…passa per la finestra a malincuore…

– Conosce i pensieri di ogni attore della vicenda, e li rivela al lettore talvolta in via indiretta, talvolta per mezzo di monologhi lirici, come quello, particolarmente esteso, pronunciato da Ginevra:

… il pensiero della … e il fatto che … la rendono 
molto triste...

… Ah! Me infelice! Che cosa …

– Conosce anche ciò di cui i personaggi stessi non si accorgono mentre accade, come avviene nel momento in cui Lancillotto perde sangue senza rendersene conto :

… egli però, che ha la mente rivolta ad altro, 
non si accorge per nulla del sangue 
che gocciola giù, né delle piaghe…

3. È attendibile: in quanto non viene mai smentito dagli eventi della storia.

4. Interviene nella narrazione: in quanto introduce nel racconto considerazioni generali, commenti, giudizi sull’operato dei personaggi. Per esempio:

– Ferma il tempo della storia e spiega cosa sia una “carretta”:

La carretta serviva allora a ciò a cui 
servono oggi le gogne, e in ogni città …

– Introduce considerazioni su cosa debba essere raccontato e cosa non debba essere raccontato:

.. ma io sempre ne tacerò perché non deve essere 
narrata in un racconto …

– Introduce commenti sull’operato dei personaggi:

… per sua disgrazia lo fece …

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Le personificazioni

Nel corso del brano l’autore ricorre per tre volte alla personificazione di concetti astratti:

1. Nel momento in cui Lancillotto deve decidere se salire o meno sulla “carretta”. In questo frangente il narratore, per descrivere il conflitto interiore che si consuma nell’animo del cavaliere, ricorre all’immagine del battibecco tra Amore e Ragione personificati.

2. Nel momento in cui Lancillotto riappare di fronte a Ginevra. In questo frangente il narratore immagina che sia Amore personificato, a fornire materia di conversazione ai due innamorati.

3. Nel momento in cui Lancillotto e Ginevra trascorrono insieme la notte d’amore. In questo frangente il narratore moltiplica le personificazioni dell’amore, immaginando che:

– sia Amore a suggerire a Ginevra come comportarsi con Lancillotto;

– la passione di Lancillotto sia il frutto di una freccia assestata particolarmente bene da Amore arciere;

– Amore trovi, nel cuore di Lancillotto, una sorta di “ambiente ideale” e lì sviluppi la sua forza come in nessun altro cuore.

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Amore come devozione

All’interno del brano, Ginevra presenta i tratti di una creatura sublime, che produce effetti inimmaginabili ed è oggetto di un’autentica venerazione da parte dell’innamorato. Lancillotto mantiene sempre un atteggiamento di inferiorità rispetto a lei e, in più occasioni, assume comportamenti caratteristici della devozione religiosa.

Nel corso del racconto sono almeno quattro le circostanze in cui l’interazione tra i due protagonisti suggerisce una parentela esplicita con i rituali della devozione cristiana.

1. L’assoluzione che Ginevra concede a Lancillotto per aver tentennato al momento di salire sulla carretta, richiama chiaramente, per modi e lessico, il rito cristiano della “confessione”:

Lancillotto:
… Signora io sono pronto a fare ammenda
purché mi diciate qual è la mia colpa, per la quale sono stato molto afflitto …
… Signora in nome di Dio ricevete subito da me l’ammenda,
e se voi già me lo volete perdonare, in nome di Dio ditemelo…

Ginevra:
… Amico consideratevi del tutto assolto …

2. Il modo in cui Lancillotto si genuflette di fronte al letto di Ginevra, ripete i modi del culto delle reliquie sacre (ed infatti l’autore lo dice esplicitamente):

… poi viene al letto della regina, e la adora e le si inchina,
poiché in nessuna reliquia crede tanto …

3. Il dolore che Lancillotto prova separandosi da Ginevra, viene paragonato al martirio subito dai primi fedeli cristiani:

… soffrì veramente come un martire … 

4. Il congedo di Lancillotto da Ginevra è accompagnato da una genuflessione identica a quelle che, nei riti liturgici, compie chi si congeda dalle figure sacre:

… nel momento di partire ha piegato le ginocchia verso la camera,
comportandosi come se fosse stato davanti ad un altare …

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Il personaggio di Ginevra

La concordanza di Ginevra con lo stereotipo letterario della “donna della cortesia” è solo parziale, perché, al fianco degli aspetti convenzionali, il personaggio della regina presenta anche tratti originali e in qualche modo “personali”.

Tra le caratteristiche convenzionali della donna cortese, rientra che Ginevra:

1. è di alta condizione sociale (è una regina);

2. è una donna sposata, per cui l’amore che Lancillotto prova per lei è un amore “adultero”, come vuole una regola precisa della cortesia;

3. all’occasione sa essere fredda e sprezzante nei confronti dello spasimante, ed è ciò che fa quando Lancillotto giunge a liberarla;

4. pretende una venerazione completa da parte dello spasimante, e non esita a punire Lancillotto per aver mostrato esitazione a salire sulla carretta, pur sapendo che il cavaliere alla fine ha in ogni caso accettato di esporsi alla gogna per lei;

5. è capricciosa e volubile, come quando afferma di aver mortificato lo spasimante “per gioco”;

Allo stesso tempo la regina mostra dei tratti di grande umanità, e in controtendenza rispetto alle figure fredde e altere che ricorrono nella letteratura cortese:

1. mostra rimorso per aver fatto rimanere male lo spasimante, si dispera all’idea di aver provocato la sua morte, si colpevolizza e prova in ogni modo a giustificarsi;

2. non è il tipo di donna irraggiungibile che lascia il desiderio dell’amante perennemente inappagato: Ginevra ama e desidera a sua volta Lancillotto, e alla fine acconsente a concedersi a lui, coronando – caso più unico che raro – il servizio d’amore dello spasimante.