Archivio testo: Il libro della memoria e la prima apparizione di Beatrice

Analisi e Commento La prima apparizione di Beatrice

DANTE ALIGHIERI

LA PRIMA APPARIZIONE DI BEATRICE

da LA VITA NUOVA

– ANALISI E COMMENTO –

L’episodio narrato

Nel Capitolo II della Vita Nuova Dante narra il suo primo incontro con Beatrice. L’episodio avviene quando il poeta e la fanciulla hanno entrambi nove anni d’età e determina effetti sconvolgenti nell’animo di Dante fanciullo. Il racconto si concentra per l’appunto sulla descrizione dei sommovimenti che accompagnano lo sbocciare dell’amore nell’animo di Dante. Per svolgere questa descrizione il poeta personifica i propri spiriti vitali, e rappresenta in forma sceneggiata – ossia teatrale – le loro reazioni alla comparsa di Beatrice. Terminata la descrizione della prima apparizione della fanciulla, Dante spiega come, dopo quel giorno, egli sia stato per anni completamente soggiogato e signoreggiato dall’amore e come abbia dovuto compiere puntualmente ogni gesto suggeritogli dal sentimento; tuttavia il poeta precisa che il suo amore per la fanciulla non si è mai disgiunto dalla ragione. Il racconto si conclude con il proposito del poeta di passare alla narrazione di episodi più recenti.

L’ambientazione dell’episodio

L’episodio narrato  si svolge in uno spazio che il poeta mantiene del tutto astratto, non fornendo di esso neppure un particolare descrittivo.

Non meno astratto – poiché del tutto simbolico – risulta anche il tempo in cui l’episodio si svolge. Sebbene infatti, una perifrasi astronomica, inserita in apertura, collochi i fatti narrati nella primavera dell’anno in cui sia Dante che Beatrice hanno nove anni di età,  né l’indicazione della stagione, né l’indicazione dell’anno, possono essere prese come determinazioni temporali a carattere realistico. La collocazione primaverile dell’innamoramento è infatti …

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… del tutto “convenzionale”, in quanto la primavera, nella letteratura medievale, è per topos la stagione del fiorire dell’amore; e in maniera equivalente il numero degli anni – nove – è puramente simbolico della natura miracolosa tanto di Beatrice, quanto dell’evento della sua apparizione nella vita di Dante (nove infatti, nella simbologia medievale è il numero del miracolo).

La descrizione di Beatrice

Leggendo con attenzione il brano si può osservare che la descrizione della fanciulla contiene unicamente tre dettagli descrittivi:

– un riferimento alla veste di color rosso;
– un riferimento all’utilizzo di una cintura;
– un riferimento al portamento “divino” della fanciulla.

Oltre ad essere numericamente scarsi questi dettagli non assolvono ad una funzione realistico-descrittiva, nel senso che il loro inserimento non risulta collegato ad una effettiva volontà di realismo descrittivo da parte del poeta. Infatti i primi due particolari svolgono la funzione di veicolare significati simbolici codificati (la cintura rivela la condizione di donna non posata di Beatrice, il colore sanguigno della veste ne simboleggia l’ardore di carità); il terzo è …

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… un particolare iperbolico (ossia una esagerazione volontaria del poeta) e quindi è di per sé anti-realistico.

Sulla base di queste considerazioni si può concludere che la descrizione di Beatrice offerta da Dante nel capitolo II della Vita Nuova è del tutto astratta, come del tutto astratto è del resto lo spazio e il tempo in cui si svolgono i fatti narrati.

La reazione fisica: gli spiriti

Per descrivere con efficacia quali profondi sconvolgimenti fisici ed emotivi la prima visione di Beatrice abbia provocato nel suo animo, Dante rappresenta i propri moti interiori in maniera sceneggiata, attraverso la personificazione dei singoli spiriti delegati alle funzioni vitali e la drammatizzazione delle loro reazioni all’apparire della fanciulla (idea che Dante riprende da Cavalcanti).

1. Lo spirito vitale comincia a tremare al punto che il poeta avverte la pulsazione fin nelle vene più piccole. Non solo: lo stesso spirito presagisce e dichiara – in latino – l’arrivo di un dio fortissimo – l’Amore – destinato a prendere il controllo sulla vita del poeta.

2. Lo spirito animale si meraviglia fortemente, e, rivolgendosi agli spiriti deputati al senso della vista, prende atto del fatto che un’altissima fonte di gioia è apparsa per gli occhi del poeta.

3. Lo spirito naturale presagisce e preannuncia l’inizio di un periodo di mancanza di appetito (causato dallo stato di inappetenza caratteristico di chi è innamorato).

Il poliptoto di tremare

All’interno del brano, Dante, per sottolineare l’idea dello sconvolgimento fisico ed emotivo che comincia con l’innamoramento, introduce un poliptoto (cioè la ripetizione a breve distanza della stessa parola con funzioni sintattiche diverse):

cominciò a tremar… e tremando disse.

Mettendo il risalto il verbo tremare Dante focalizza l’attenzione del lettore su un aspetto non generico dell’innamoramento: il tremore, assunto a  simbolo di perdita del controllo, spossessamento di sé, esposizione a sintomi incontrollabili.

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La triplice anafora

Di nuovo ricorrendo agli strumenti della retorica Dante enfatizza la rappresentazione  del momento dell’innamoramento attraverso la triplice ripetizione per anafora dell’espressione In quel puncto…:

– In quel punto dico veracemente che…
– In quel punto lo spirito animale, lo quale…
– In quel punto lo spirito animale, lo quale…

Con questa anafora Dante fa ripartire per tre volte il racconto dei fenomeni che si consumano nell’attimo in cui Beatrice appare ai suoi occhi, ottenendo un effetto di moltiplicazione grazie al quale:
1. sottolinea l’istantaneità dell’erompere violento del sentimento;

2. dà risalto al tema dell’enorme portata biografica che può assumere un attimo, come avviene nel caso dell’apparizione di Beatrice, evento che sconvolge per sempre la vita del poeta.

Il campo semantico dei verbi collegati all’amore

All’interno del brano i verbi che hanno “Amore” come soggetto attengono tutti al campo semantico del dominio, della sopraffazione, dell’esercizio del potere e della sottomissione.

Ecco la casistica:

1. Ecce deus fortior me qui veniens dominabitur mihi
Ecco un dio (riferito ad Amore) più forte di me, che giungendo mi sottometterà

2. D’allora innanzi …Amore segnoreggiò la mia anima
Da allora in avanti … Amore dominò l’intera mia anima

3. (Amore) cominciò a prendere sopra me tanta securitade e tanta segnoria
(Amore) cominciò ad avere su di me un tale ardimento e una tale egemonia

4. Elli mi comandava molte volte
Egli (Amore) mi ordinava spesso

5. che Amore mi reggesse
che Amore mi governasse senza

In questa rappresentazione dell’amore si riconosce un punto di vista tipico degli Stilnovisti, che concepiscono il sentimento come entità onnipotente, tirannica, pericolosamente bivalente (amore come salvezza/amore come tormento o anche morte) e sempre del tutto indifferente ai dolori che procura all’innamorato.

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Parallelismi e simmetrie espressive

Nel brano ricorrono strutture simmetriche e parallelismi sintattici, che il poeta introduce per dare simmetria e solennità di tono al discorso. Un esempio lampante di questa tecnica è il parallelismo che lega i due periodi che seguono, reso particolarmente evidente dal fatto che entrambi gli enunciati contengono un poliptoto:

 Cominciò a tremare… e tremando…

Cominciò a piangere… e piangendo…

Ma le simmetrie non vengono utilizzate da Dante solo con lo scopo di conferire ordine e pulizia al periodare. È il caso delle simmetrie espressive che si incontrano nel momento in cui Dante descrive come l’amore lo abbia soggiogato: queste vengono abilmente sfruttate dal poeta per far risaltare l’idea della completa e puntuale corrispondenza che sussiste tra le sue azioni e i comandamenti dell’amore. Ecco infatti come Dante descrive i comandamenti d’amore:

Elli mi comadava … molte volte

che io cercasse … per vedere

Ed ecco come, in maniera perfettamente simmetrica sul piano delle espressioni adottate, Dante descrive la propria condotta:

Onde iomolte volte

l’andai cercando … e vedeala