Archivio testo: Piangete sopra voi e la vostra città

Analisi e Commento Piangete sopra voi e la vostra città

DINO COMPAGNI

PIANGETE SOPRA VOI E LA VOSTRA CITTÀ

dalla CRONICA DELLE COSE …

ANALISI E COMMENTO

Inquadramento

Il brano Piangete sopra voi e la vostra città è tratto dalla Cronica delle cose occorrenti ne’ tempi suoi di Dino Compagni.

La Cronica è un resoconto dei fatti che accadono a Firenze tra il 1280 e il 1312; al suo interno, il brano costituisce una digressione nella quale l’autore commenta con sdegno, risentimento e amarezza gli eventi che si verificano nell’anno 1302, quando i guelfi Neri prevalgono sui Bianchi e procedono alla dispersione degli avversari sconfitti.

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Sequenze

Prima sequenza

Nella prima sequenza, caratterizzata dai toni dell’invettiva, Compagni:

– dapprima si rivolge alla generalità dei fiorentini (O malvagi cittadini…) e li rimprovera per la loro condotta, e cioè per essersi abbandonati all’odio civile, portando alla rovina la città;

– quindi si rivolge ai principali esponenti della fazione Bianca (O tu… o tu… ecc.), e li biasima con asprezza per la pavidità e la malafede con cui hanno condotto la lotta contro i Neri;

– infine si rivolge ai rappresentanti comunali, i “popolani” (O voi popolani…), e li accusa di essersi dimostrati indegni delle loro cariche, pronti al baratto e interessati unicamente alla propria sopravvivenza.

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Seconda sequenza

Nella seconda sequenza l’autore descrive, adottando i toni del compianto, i fatti che seguono alla vittoria dei Neri, e cioè le varie forme di rappresaglia messe in atto dai vincitori ai danni degli sconfitti. Lo scenario tratteggiato è fatto di esili, confische, famiglie rovinate, patrimoni estinti, in una cornice generale in cui non c’è valore umano che non sia sacrificato alla legge del più forte.

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Terza sequenza

Nella terza ed ultima parte del brano Compagni ricorda con disprezzo i nomi di coloro che hanno cambiato casacca all’ultimo momento unicamente per opportunità e che si sono guadagnati il favore dei nemici operando segretamente contro i loro compagni, tradendo così il proprio partito, l’ideale e la propria città.

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Figure retoriche

All’interno del brano Compagni adotta lo stile enfatico e intensamente patetico delle invettive, delle lamentazioni e dei compianti funebri. Questo stile è caratterizzato dalla presenza massiccia di figure retoriche della ripetizione, come l’anafora, e poi dal ricorrere di apostrofi, esclamazioni, interrogative retoriche, ecc.:

1. Anafora dell’apostrofe di seconda persona O voi/O tu/O messer:

O malvagi cittadini…
E tu Ammannato…
O tu Donato Alberti…
E tu Nuto…
O messer Rosso…
O messer Geri…
O messer Lapo…
O messer Berto…
O messer Manetto…
O voi popolani…

2. Anafora della coppia apostrofe + relativa introdotta da che:

O tu… che con fastidio…
E tu… che per animosità…
O messer … che per aver signoria dicesti…
O messer… che ti mostravi…
O messer… che volevi esser tenuto…
O voi popolani… che desideravate…

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3. Anafora della coppia apostrofe + esclamazione/interrogazione retorica (occasionalmente abbinata ad altre anafore come quella di dove/ove oppure quella di empi)

O malvagi … dove l’avete condotta!
E tu … dove ci hanno condotto!
O tu … dove sono le tue arroganze … ?
E tu … ingannare?
O messer … empi il tuo animo grande!
O messer… empi l’animo tuo!
O messer … dove t’armasti?
O messer … dove comparisti? Dove li meritasti?
O messer … ove prendesti l’arme?
O voi popolani … ove fu la vostra difesa?
 

4. Anafora di molti/molte:

Molti nelle rie opere …
Molte magioni guastarono …
… e molti ne punìano … in antitesi con niuno.
Molti ne mandarono …
… molti gravi pesi …
… e molte imposte …
… e molti danari …
… molte ricchezze spensono …
Molti di parte bianca …

5. Anafora delle negazioni:

Niuno ne campò ...
… non fusse ...
… non valse ...
… né amistà …
… né pena. ..
… né cambiare ...
… niente valsero.

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Il campo semantico del vizio

Nella prima sequenza, l’autore insiste sul vocabolario afferente alla sfera semantica del vizio, del comportamento immorale, della cattiva condotta: in questa maniera connota in maniera nettamente negativa le figure dei notabili con cui se la prende. Afferiscono al campo semantico del “vizio” i vocaboli:

Malvagi – disleale – iniquamente – minacce 
– malizie – fastidio – arroganze – vile – animosità 
– ingannare – fellonie – minacciatore – battitore 
– menzogne – simulando e dissimulando.

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Il tema della discordia civile

Dall’esame dei rimproveri che Compagni muove ai cittadini cui di volta in volta si indirizza nel corso del brano si desume che per l’autore, alla radice dei mali di Firenze, c’è una profonda crisi di valori, determinata dal trionfo della logica dell’interesse personale.

L’idea di una cittadinanza in cui in fondo ognuno fa partito per sé, incapace di sentimenti di solidarietà e preda di discordie civili cieche e distruttive, è infatti l’elemento comune che ritorna:

– Nell’accusa a tutti fiorentini di aver portato con il malcostume la città alla rovina.

– Nell’accusa di malizia e di malafede rivolta ai capi della fazione Bianca, colpevoli di avere in più casi operato contro l’interesse della fazione, pensando di poter ricavare un guadagno personale dal tradimento della propria parte, salvo poi finire travolti al momento della disfatta.

– Nell’accusa di scarsa combattività, anch’essa rivolta ai capi della fazione Bianca, colpevoli di atteggiamenti vili in fase di lotta, peraltro stridenti con i comportamenti tracotanti e aggressivi tenuti dagli stessi personaggi in tempo di pace.

– Nell’accusa di indifferenza alle sorti del comune e di disponibilità alla baratteria, rivolta ai rappresentanti del comune, i “popolani”.

– Nell’accusa di barbarie rivolta a coloro che si sono abbandonati alla rappresaglia e alla ruberia ai danni degli sconfitti.

– Nell’accusa di tradimento rivolta a coloro che per opportunismo sono passati all’ultimo momento da una fazione all’altra.