Archivio testo: Tre donne intorno al cor mi son venute

Analisi e Commento Tre donne intorno al cor mi son venute

DANTE ALIGHIERI

TRE DONNE INTORNO AL COR MI SON VENUTE

dalle RIME

– ANALISI E COMMENTO –

Come si presenta il testo sotto il profilo metrico?

Tre donne intorno al cor mi son venute è una canzone formata da cinque strofe in cui si alternano versi endecasillabi e settenari, distribuiti secondo lo schema AbbC AbbC CDdEeFEfGG. I congedi sono due: il primo ripete le rime della sirma (CDdEeFEfGG), il secondo adotta uno schema autonomo:  AXaBBCC. Dal punto di vista rimico va ancora rilevata la presenza di una rima siciliana ai vv. 82-83 > viso : miso.


Quali argomenti vengono affrontati nel testo?

In questa canzone, sotto il fitto tessuto allegorico, Dante sviluppa una riflessione sul tema dell’esilio, significativamente messo in relazione col tema della giustizia.


Cosa rappresentano le tre donne e perché si recano presso il cuore di Dante?

Le tre donne sono figurazioni rispettivamente della Giustizia Universale, della Giustizia Umana e della Legge, ed il loro essere cadute in disgrazia, è figura della deplorevole crisi di valori, che Dante ravvisa nella propria epoca. Esse si sono radunate attorno al cuore di Dante con lo scopo di conversare con Amore, perché Amore è l’unico in grado di comprendere il loro stato, e il cuore di Dante è tra i pochi luoghi in cui questo Amore possa ancora essere trovato.


Che tipo di Amore è quello che signoreggia su Dante?

L’Amore che detiene la supremazia sul cuore di Dante non è più quello per la donna, di matrice stilnovista, alla cui celebrazione è dedicata la Vita Nuova, bensì quello maturo, indirizzato alla sapienza e alla saggezza, celebrato nel Convivio. Non per caso, nel brano, Amore è l’unico in grado di comprendere …

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… la natura delle tre donne, e condivide con esse il fatto di essere stato dimenticato dagli uomini; viene definito “vivanda di pochi”, per sottolineare il suo carattere “elitario”, e ci viene detto che difficilmente lo si può trovare nei cuori degli uomini (cosa che invece accade nel cuore di Dante).


Qual è il senso dell’allegoria su cui si regge la canzone?

Sotto il fitto tessuto di figurazioni, il testo compie l’identificazione tra Dante, l’Amore e la Giustizia, accomunati dalle comuni virtù e dal comune destino di esuli disprezzati da tutti. Questo procedimento di identificazione permette a Dante da un lato, di oggettivare nella desolata condizione delle tre donne il proprio stato d’animo di esule solo e abbandonato e dall’altro, di marcare di eroismo la propria condizione di vittima innocente, iscrivendo la propria vicenda personale all’interno di un quadro più ampio di rovesciamento dei valori, di imbarbarimento e di affermazione della violenza e dell’iniquità.


In quale segmento di testo il racconto della visione lascia il posto alle considerazioni di Dante?

A partire dal v. 73, Dante cessa il racconto, e trae, da una prospettiva personale, alcune conclusioni ispirate dalla visione cui ha assistito. E’ in questo frangente che il senso profondo della tessitura allegorica precedente viene direttamente svelato: se il destino ha voluto che l’autore fosse vittima della stessa ingiusta sorte che ha colpito i valori dell’Amore per la sapienza, della Giustizia e della Legge, allora ciò è per lui un vanto, perché è proprio dell’eroe cadere combattendo tra i giusti.


Quale motivo, destinato a notevole sviluppo nella Commedia, compare alla quinta strofa?

Al fianco del motivo dominante della lamentela per l’imbarbarimento e la decadenza che ha travolto ogni cosa, si affaccia nella canzone, alla strofa 5, il motivo collaterale dell’accorata nostalgia per Firenze, destinato ad avere ampio spazio nella poesia della Commedia.


Chi è per Dante il destinatario ideale del testo?

Come si legge chiaramente nel primo dei due congedi che chiudono la canzone, Dante non rivolge questo testo ad un lettore “qualsiasi”, che non saprebbe andare oltre il significato letterale della lirica, bensì ad …

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… un lettore che sia “amico di virtù”. Con questa designazione Dante intende l’uomo giusto, capace di comprendere la tragedia umana del poeta ingiustamente esiliato da una società che ha rinnegato i propri valori, e in cui i buoni sono costretti a soccombere.


Come si presenta il testo sotto il profilo stilistico-sintattico?

Da un punto di vista stilistico va rimarcato come in questo testo l’impianto allegorico sia abbini ad uno stile chiaro, equilibrato e di grande immediatezza, caratterizzato da una straordinaria linearità sintattica.


Che ruolo svolgono le figure di raddoppiamento all’interno del testo?

Come in altre esperienze coeve di Dante (ad esempio in Così nel mio parlar…) si rileva una spiccata tendenza alla simmetria, che si esprime nelle frequenti dittologie di sostantivi, aggettivi, verbi e avverbi, nei raddoppiamenti, nelle correlazioni sintattiche volte a conferire compattezza al periodare, e nelle antitesi (dolente e sbigottita – discacciata e stanca – vertute né beltà – in ira ed in non cale – discinta e scalza – pietoso e fello – di lei e del dolor – a panni ed a cintura – palese e conta – doglia e vergogna – consolarsi e dolersi – l’ossa e la polpa – bianchi … persi – lieve … grave – bianche … neri – fa r… nol fan, ecc.).


Quali altri procedimenti retorici intervengono nel testo a conferire rilievo a personaggi, fatti e situazioni?

All’interno del testo, seguendo un procedimento che raggiungerà il suo massimo sviluppo nella Commedia, Dante ricorre ripetutamente alla metafora e alla prosopopea (la figura che si ha quando si fanno parlare, come se fossero persone, oggetti inanimati o animali, o anche defunti o, come qui, concetti astratti personificati). 

Sono metafore:

vv. 1- 4: Tre donne intorno al cor … seggonsi di fore … dentro siede Amor … lo quale è in segnoria…;

vv. 22-23: il nudo braccio di dolor colonna … sente l’oraggio che cade dal volto;

v. 31: di pochi vivanda…;

v. 81: bel segno;

v. 106: camera di perdon savio om non serra;

Rientrano nella prosopopea:

vv. 31-36: “Oh di pochi vivanda…”;

v. 44: “A te non duol de li occhi miei…”;

vv. 45-54: “Sì come saper dei…”;

vv. 60-72: “Drizzate i colli…”.