Archivio testo: Voi che per li occhi mi passaste ’l core

Analisi e Commento Voi che per li occhi mi passaste ‘l core

GUIDO CAVALCANTI

VOI CHE PER LI OCCHI MI PASSASTE ’L CORE

dal CANZONIERE

– ANALISI E COMMENTO –

Analisi metrica:

Forma metrica e schema

Voi che per li occhi mi passaste ’l core risponde alla forma metrica del sonetto. Il testo si compone di quattordici versi, tutti endecasillabi, ripartiti in quattro strofe: le prime due di quattro versi (definite “quartine”) e le successive di tre versi (definite “terzine”). La rima è “incrociata” nelle quartine e “replicata” nelle terzine. Lo schema delle rime è: ABBA ABBA CDE CDE.

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Rime

La rima A (-ORE) è assonante (ossia identica per la parte vocalica) con la rima D (-OSSE).

La rima C (-ATTO) è assonante con la rima E (-ANCO).

La rima dormia/mia è una rima ricca, perché l’identità di suono tra i rimanti si estende all’indietro oltre la vocale accentata, includendo anche il suono –M–.

La rima valore/dolore è una rima ricca, perché l’identità di suono tra i rimanti si estende all’indietro oltre la vocale accentata, includendo anche il suono –L–.

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Temi

Il testo si inserisce in quel filone della poesia stilnovista incentrato sul canto degli aspetti più tormentati e dolorosi dell’amore. L’intero sonetto può essere infatti letto come il resoconto, enfatizzato e drammatico, di un innamoramento, che per Cavalcanti è l’irrompere violento di una passione che travolge completamente l’innamorato.

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Spiegazione del contenuto:

La prima quartina

Nella prima quartina Cavalcanti illustra la genesi del sentimento e il suo effetto distruttivo: il poeta riferisce che, attraverso gli occhi, l’immagine della donna è piombata nel suo cuore risvegliando l’amore (vv. 1 e 2: secondo lo schema stilnovista della causa efficiente che pone in atto la potenza, come dimostrato dall’espressione destaste la mente che dormia al v. 2). Quindi il poeta dichiara che, a partire da quel momento, la propria vita è stata distrutta dall’amore, ed egli è stato costretto in uno stato di continua angoscia (vv. 3 e 4).

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La seconda quartina

Nella seconda quartina Cavalcanti spiega le cause del malessere provocato dall’amore ricorrendo ad un’immagine letteraria di forte impatto, quella di Amore che, colpendo a destra e a manca, mette in fuga gli spiriti vitali dell’innamorato. L’immagine nasconde un discorso razionale preciso: per Cavalcanti l’amore è uno stato dell’animo che pregiudica il corretto funzionamento delle facoltà vitali del soggetto, fino a renderlo non più padrone di sé, paralizzato, incapace finanche di parlare (vv. 6 e 7).

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Le terzine

Nelle terzine Cavalcanti ripete il medesimo discorso che ha sviluppato nelle quartine, ma lo cala all’interno di una diversa immagine letteraria. Il contenuto è sempre lo stesso: la genesi del sentimento e il tracollo dell’innamorato; l’immagine attraverso cui ciò viene descritto è diversa: il poeta immagina che una freccia improvvisa sia partita dagli occhi della donna e abbia trafitto a morte il suo cuore, tramortendo la sua anima e privandolo delle facoltà vitali.

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Il destarsi de la mente che dormia

L’utilizzo del verbo destaste e dell’espressione destaste la mente che dormia costituiscono importanti richiami ai principi filosofici posti da Guinizzelli a fondamento della teoria amorosa dello Stilnovo. Guinizzelli, su basi rigorosamente filosofiche, aveva concepito l’amore come potenza quiescente nei cuori nobili, risvegliata e posta in atto dalla vista della donna (la causa efficiente). Cavalcanti, utilizzando i verbi destaste e dormia dichiara implicitamente di muoversi sulla scia del fondatore dello Stilnovo, sebbene la sua poesia si fondi su una visione meno positiva dell’amore e più focalizzata sugli aspetti dolorosi del sentimento.

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Legami di simmetria

Quartine e terzine descrivono, con immagini diverse, la medesima circostanza, ossia l’irrompere violento dell’amore nella vita dell’innamorato. Per sottolineare questa circolarità costruttiva, Cavalcanti introduce una serie di legami, ossia di riprese lessicali tra versi differenti, che mettono in evidenza i rapporti di simmetria che sussistono tra i primi otto versi e i successivi sei:

… voi che per li occhi 
> da vostr’occhi gentil …

… mi passaste ’l core 
> morto ’l cor dal lato manco …

… la distrugge Amore 
> vertù d’amor che m’ha disfatto
… gran valore 
> questa vertù
ecc..
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Il linguaggio militare

In Voi che per li occhi… Cavalcanti vuole rappresentare l’irrompere dell’amore nella vita del povero poeta amante come un’aggressione “fisica”, una “carica” violenta che travolge e tramortisce chi vi incappa. Per questa ragione il testo è costruito come successione di immagini guerresche e il poeta ricorre ripetutamente a termini e metafore propri del lessico militare e bellico, collegati alle idee dell’assalto, della guerra, della sopraffazione fisica dell’avversario:

VERSO 1: passaste
VERSO 4: distrugge
VERSO 5: vèn tagliando
VERSO 5: sì gran valore
VERSO 9: vertù
VERSO 9: disfatto
VERSO 10: presta si mosse
VERSO 11: un dardo mi gittò dentro dal fianco
VERSO 12: giunse ritto ’l colpo
VERSO 14: morto

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La sintassi e il metro

Al livello sintattico, il sonetto rispetta l’ideale di linearità e comprensibilità proprio dello Stilnovo: il periodare è molto chiaro, la paratassi si alterna a strutture ipotattiche molto semplici; inoltre c’è perfetta corrispondenza tra sintassi e metro: mancano del tutto gli enjambements e gli enunciati si chiudono regolarmente in corrispondenza della fine del verso e della strofa.

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Livello fonico

Dal punto di vista fonico, coerentemente con la durezza della tematica affrontata, Cavalcanti “viola” l’ideale di poesia piana e armoniosa dello Stilnovo e introduce un buon numero di suoni duri e aspri (consonanti doppie, scontri consonantici del tipo st, str, tr, pr), in alcuni casi collocandoli in posizione forte di rima, così da ottenere un maggiore effetto di asprezza.

passaste
destaste
distrugge
deboletti
questa
disfatto
vostr’occhi
presta
mosse
gittò
dentro
ritto
primo
tratto
riscosse
veggendo

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Gli effetti distruttivi della vista della donna

La principale novità introdotta da Cavalcanti rispetto alla poesia amorosa prodotta da Guinizzelli risiede nella rappresentazione dell’amore come forza travolgente, dagli effetti spesso distruttivi sull’uomo. La visione di Guinizzelli dell’amore come forza positiva e luminosa lascia il posto ad una concezione dell’amore come forza irrazionale che, in quanto tale, sfugge al controllo dell’uomo e lo sovrasta, lo annichilisce, lo rende impotente.

La trasformazione della concezione del sentimento è assolutamente evidente se si confrontano gli effetti che i due poeti attribuiscono alla vista della donna.

Nel sonetto Io voglio del ver… Guinizzelli presenta la donna essenzialmente come fattore di elevazione morale e afferma che ella, apparendo all’uomo, abbassa il suo orgoglio, lo converte alla fede cristiana, gli impedisce ogni genere di pensiero disonesto.

In Chi è questa che ven… di Cavalcanti, la donna viene presentata in chiave “mistica” come qualcosa che trascende le possibilità di comprensione e di parola degli uomini, per cui ella, al suo passaggio, non produce negli astanti effetti di elevazione morale, ma li mette di fronte alla loro “insufficienza”, provocando in loro blocco della parola, sospiri, incapacità di comprendere e riferire adeguatamente quanto vedono.

In Voi che per li occhi… la donna viene presentata in una chiave ancora diversa e ancora più “terribile”, e cioè come causa scatenante di una passione “fisica” dai sintomi distruttivi; e il panorama degli effetti ascritti all’amore appare ancora più negativo: angoscia, sospiri, dolore, annullamento delle facoltà sensibili e dell’energia vitale, morte apparente.