Archivio testo: Caterina e l'usignolo

Caterina e l’usignolo in italiano moderno

GIOVANNI BOCCACCIO

CATERINA E L’USIGNOLO

dal DECAMERON

VERSIONE IN ITALIANO MODERNO

RUBRICA DELLA NOVELLA: Messer Lizio da Valbona sorprende sua figlia in compagnia di Ricciardo Manardi; per rimediare, Riccardo sposa la fanciulla, e conserva un buon rapporto con il padre di lei.

Mentre Elissa taceva, ed ascoltava le sue compagne tessere le lodi della novella da lei raccontata, la regina della giornata impartì a Filostrato l’ordine di narrare una nuova novella; ed egli, ridendo, cominciò a raccontare.

Io più volte sono stato ripreso da molte di voi, perché ho raccontato storie tristi al punto da farvi piangere, per cui a me sembra che, allo scopo di ripagarvi almeno in parte del dolore, sia mio dovere raccontarvi qualcosa che vi faccia ridere; dunque, io intendo narrarvi una breve novella, che ha come tema un amore a lieto fine, oscurato unicamente da qualche sospiro e da una breve paura mescolata ad un po’ di vergogna. Non è trascorso molto tempo, o nobili donne, da quando in Romagna visse un cavaliere molto prode ed elegante, il cui nome era messer Lizio da Valbona, al quale, per caso, in un’età ormai prossima alla vecchiaia, nacque una figliola (Caterina), che Lizio ebbe da una sua donna il cui nome era madonna Giacomina; e questa figlia, crescendo divenne bella e piacente più di qualsiasi altra fanciulla della zona; e poiché era tutto ciò che era rimasto al padre e alla madre, essi l’amavano moltissimo, la trattavano con tutte le attenzioni e sorvegliavano in maniera sorprendentemente diligente che ella restasse casta, in attesa di fare di lei la sposa di un uomo di ottima famiglia. Ora, era solito frequentare con una certa assiduità la casa di messer Lizio e intrattenersi con lui, un giovane bello e aitante d’aspetto, della famiglia dei Manardi di Brettinoro, il cui nome era Ricciardo, nei confronti del quale messer Lizio e la moglie avevano la stessa fiducia che avrebbero avuto verso un figlio loro. Costui, vedendo e rivedendo la giovane (Caterina), bellissima ed aggraziata, lodevole per maniere e costumi, ed ormai in età da marito, si innamorò pazzamente di lei, sforzandosi moltissimo per mantenere celato il suo amore. Ma quando la giovane si accorse del sentimento che Ricciardo nutriva per lei, senza evitare affatto il colpo, cominciò ad amarlo a sua volta, e con la stessa intensità; e Ricciardo ne fu estremamente felice. E poiché erano molte le volte in cui egli avrebbe voluto dirle qualcosa, e per il timore era rimasto in silenzio, alla fine, in una certa occasione, trovato il momento adatto e il coraggio, le disse: “Caterina, io ti prego di non farmi morire d’amore”. Caterina subito gli rispose: “Voglia il cielo che non sia tu a far morire me”.

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Questa risposta suscitò gioia e ulteriore coraggio in Ricciardo, che le disse: “Non avverrà mai che io ti neghi qualcosa che ti faccia felice, ma sta a te trovare il sistema per evitare di finire ammazzati sia io che tu”. Allora la giovane disse: “Ricciardo, tu ti rendi conto fino a che punto io sia sorvegliata, per cui non vedo il modo in cui tu possa trascorrere del tempo con me; tuttavia, se a te viene in mente qualcosa che io possa fare senza disonorarmi, dimmela, e io la farò”. Ricciardo, che aveva già preso in considerazione diverse possibilità, le disse: “Mia dolce Caterina, io l’unica soluzione che vedo è che tu, restando sveglia, raggiunga durante la notte la veranda che si trova vicino al giardino di tuo padre; perché, se io sapessi che tu di notte ti trovi lì, senza dubbio troverei il sistema di arrivarvi, sebbene sia molto in alto”. E Caterina gli rispose: “Se hai il coraggio di arrivare fin lì, io credo di poter fare in modo di farmi autorizzare a dormire sulla veranda”. Ricciardo rispose affermativamente. Dopodiché si baciarono un’unica volta, in fretta e furia, e andarono via.

Il giorno successivo, poiché era ormai vicina la fine del mese di maggio, la fanciulla cominciò a lamentarsi con la madre per il fatto di non essere riuscita a riposare per tutta la notte a causa del caldo eccessivo. Allora la madre le disse: “Figlia mia, ma quale caldo? Non ha fatto assolutamente caldo!”. E Caterina le rispose: “Madre mia, sarebbe più giusto che voi diceste “a mio parere”, e così facendo forse direste il vero, perché dovreste tener conto di quanto le fanciulle siano più calorose delle donne di una certa età”. Allora la donna disse: “Figlia mia, è proprio vero, ma in ogni caso in non posso fare sì che faccia caldo o freddo secondo il mio desiderio, come forse tu vorresti. Il clima va sopportato come lo portano le stagioni; speriamo che la prossima notte faccia più fresco e che tu possa dormire meglio”. Allora Caterina disse: “Lo volesse il cielo, tuttavia la norma è che, man mano che si va verso l’estate, le notti diventino sempre più calde”. Al che la donna disse: “Allora che vorresti che facessimo?”. Caterina rispose: “Nel caso in cui voi e mio padre foste d’accordo, io allestirei volentieri per me un piccolo letto sulla veranda che si trova di fianco alla sua camera e sopra al suo giardino, e dormirei lì; così, ascoltando il canto dell’usignolo, e trovandomi in un luogo più fresco, starei molto meglio di quanto non stia nella vostra camera”. Allora la madre disse: “Figlia mia non ti preoccupare, penserò io a riferire tutto a tuo padre; e poi faremo ciò che egli ci dirà di fare”.

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Quando messer Lizio ascoltò dalla bocca di sua moglie quelle richieste, per via del fatto che era diventato anziano, e forse, per questo, anche un po’ scontroso, rispose: “Che usignolo è questo con cui Caterina vuole dormire? Continuerà ad addormentarsi al canto delle cicale”. Quando Caterina venne a sapere ciò che suo padre aveva detto, non soltanto la notte successiva non dormì, più per l’offesa che per la calura, ma non lasciò neppure dormire sua madre, lamentandosi in continuazione del forte caldo. La mattina successiva, la madre di Caterina, che si era accorta delle costanti lamentele della figlia, si presentò a messer Lizio e gli disse: “Messere, a voi questa giovane sta assai poco a cuore. Che male c’è se dorme sulla veranda? Per tutta la notte passata non ha trovato pace un attimo a causa del caldo, e, oltre a ciò, non stupisce affatto che le piaccia di sentir cantare l’usignolo, visto che è ancora una bambina. Ai giovani piace tutto ciò che somiglia loro”. Quando messer Lizio ascoltò le parole di sua moglie, disse: “Va bene, fatele preparare sulla veranda un letto che possa entrare in quello spazio, e fatelo circondare di tendaggi, e che Caterina dorma pure lì dentro, e ascolti cantare l’usignolo come piace a lei”. Caterina, quando le furono riferite le parole di suo padre, immediatamente fece preparare un letto sulla veranda; e poiché la sua intenzione era di andarci a dormire già dalla sera successiva, aspettò che arrivasse Ricciardo e, appena lo vide, gli fece il segnale che i due avevano concordato tra loro, grazie al quale egli capì che cosa avrebbe dovuto fare. Quando messer Lizio si accorse che Caterina era andata a coricarsi, dopo aver chiuso la porta che dalla propria camera conduceva sulla veranda, andò anch’egli a dormire. Ricciardo, quando sentì che su ogni stanza della casa era calato il silenzio, aiutandosi con una scala, salì sopra un muro; poi, da sopra quel muro, aggrappandosi a certi appigli che erano stati fissati su un secondo muro, riuscì a salire sulla veranda, con grande fatica ed esponendo la sua persona ad un grande pericolo, nel caso in cui fosse caduto; una volta sulla veranda, ricevette la calorosa accoglienza di Caterina; e dopo essersi a lungo baciati, i due giovani andarono a distendersi insieme sul letto, e amoreggiarono per quasi tutta la notte, lasciando che l’usignolo cantasse ripetutamente. E poiché le notti erano brevi e il piacere era grande, si fece quasi giorno senza che i due amanti se ne accorgessero, e a quel punto, complice il fatto che, un po’ per via del clima, un po’ per via dei loro giochi, sentivano molto caldo, Caterina e Ricciardo si addormentarono completamente nudi, mentre Caterina teneva il suo braccio destro intorno al collo di Ricciardo e la sua mano sinistra su quella cosa che più di ogn’altra le donne si vergognano di nominare quando sono alla presenza degli uomini.

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E mentre i due giovani dormivano in questa maniera, senza che loro si svegliassero, arrivò il giorno, e messer Lizio si alzò dal letto; e ricordandosi che sua figlia aveva dormito sopra la veranda, aprì piano piano la porta che vi affacciava e disse: “Lasciami vedere come l’usignolo ha fatto dormire Caterina questa notte”. E dopo che si fu avvicinato, lentamente scansò i tendaggi con i quali aveva fatto circondare il letto, e a quel punto vide Caterina e Ricciardo nudi e scoperti, dormire abbracciati l’uno all’altro, nella maniera che vi ho descritto. E poiché messer Lizio conosceva bene Ricciardo, egli si allontanò da lì, e si recò nella camera di sua moglie dicendole: “Avanti, moglie mia, alzati e vieni a vedere: tua figlia aveva così tanta voglia di avere un usignolo, che si è appostata talmente bene da catturarne uno stanotte, ed ora lo tiene stretto tra le sue mani”. La donna rispose: “Come può darsi?”. E messer Lizio le disse: “Se ti sbrighi lo vedrai tu stessa”. La donna, dopo essersi vestita in tutta fretta, seguì in silenzio messer Lizio, e quando marito e moglie furono arrivati dov’era il letto ed ebbero scostato i tendaggi, madonna Giacomina poté vedere in maniera chiara in che modo sua figlia Caterina avesse catturato e stringesse tra le mani quell’usignolo che tanto desiderava di sentir cantare. A quel punto la donna, sentendosi profondamente tradita da messer Ricciardo, avrebbe voluto mettersi a gridare e ricoprirlo di insulti, ma messer Lizio le disse: “Moglie mia, in nome dell’amore che ci lega, tu non devi dire una sola parola, perché la verità è che, ora che Caterina l’ha preso, egli sarà suo per sempre.

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Ricciardo è un uomo di famiglia nobile, ricco e giovane; se Caterina lo sposasse per noi sarebbe un ottimo matrimonio; e se lui vorrà restare in buoni rapporti con me, la prima cosa che dovrà fare sarà proprio sposarla; così l’usignolo starà nella gabbia di Caterina e non sarà più libero di andare in altre gabbie”. La donna, confortata da queste parole, vedendo che il marito non era turbato dall’accaduto, e tenendo conto che sua figlia aveva trascorso una notte piacevole, si era riposata e aveva preso l’usignolo, tacque. E non passò molto da quando fecero questo discorso, che Ricciardo si svegliò, e vedendo che il sole era ormai alto, si considerò morto; allora svegliò Caterina dicendole: “Ahimè, anima mia, come faremo? Si è fatto giorno e sono stato sorpreso ancora qui”. A queste parole messer Lizio, venendo avanti e scansando i tendaggi, rispose: “Farete la cosa giusta”. Quando Ricciardo lo vide, ebbe la sensazione che il cuore gli venisse strappato dal corpo, e mettendosi a sedere sul letto disse: “Signore mio, io vi chiedo pietà nel nome di Dio. Io so bene che, essendomi comportato da uomo malvagio e sleale, mi sono meritato la morte, perciò fate di me ciò che volete. Tuttavia, se è possibile, io vi prego di avere pietà della mia vita e di non uccidermi. Allora messer Lizio gli rispose: “Ricciardo, non era questa la ricompensa che meritava l’amore che nutrivo per te, né la fiducia che avevo in te; tuttavia, dal momento che è andata così, e che la giovinezza ti ha spinto a commettere un torto tanto grande, per evitare la morte a te, e la vergogna a me, prima di fare qualsiasi altra cosa, sposa Caterina e fanne la tua moglie legittima, in modo che ella, finché vivrà, sarà per sempre tua come lo è stata per questa notte. In questo modo ti guadagnerai la pace con me e la salvezza per te. Ma qualora tu abbia intenzione di non accettare, raccomanda la tua anima a Dio”. Mentre messer Lizio e Ricciardo stavano avendo questa conversazione, Caterina lasciò andare l’usignolo, e dopo essersi coperta, cominciò a piangere a dirotto e a supplicare suo padre di perdonare Ricciardo; allo stesso tempo Caterina supplicava Ricciardo di fare ciò che messer Lizio gli chiedeva, in modo che potessero avere molte altre notti come quella, ma in sicurezza e tranquillità.

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E non fu necessario supplicare molto a lungo: infatti un po’ la vergogna per il torto commesso e la voglia di recuperare, un po’ la paura di morire e il desiderio di salvarsi, ed oltre a tutto ciò, l’ardente amore e il desiderio di possedere la fanciulla amata, spinsero Ricciardo a dichiarare, volentieri e senza alcun indugio, di essere pronto a fare ciò che messer Lizio gli chiedeva. A questo punto messer Lizio si fece prestare da sua moglie, madonna Giacomina, uno degli anelli di lei, e subito, senza neppure cambiarsi, alla presenza dei due coniugi, Ricciardo sposò Caterina. E dopo che ciò fu avvenuto, messer Lizio e madonna Giacomina, andando via dissero: “Adesso riposate, perché probabilmente avete più bisogno di riposare che di alzarvi”. Dopo che moglie e marito furono andati via, i giovani tornarono ad abbracciarsi, e poiché durante la notte avevano percorso non più di sei miglia, ne percorsero altre due prima di alzarsi, e così arrivarono alla fine della loro prima giornata insieme.

Così, dopo che si furono alzati dal letto, e Ricciardo ebbe avuto una conversazione più tranquilla con messer Lizio, a distanza di pochi giorni, alla presenza degli amici e dei parenti, Riacciardo sposò di nuovo Caterina, e nella gioia generale la condusse alla propria casa, e organizzò per lei nozze belle e sontuose, e poi, per molto tempo, praticò insieme a lei la caccia agli usignoli, in pace e serenità, di giorno e di notte, e nella misura in cui volle.