Archivio testo: La Vita Nuova, Capitolo 11

Dante Alighieri, La Vita Nuova, parafrasi cap. 11

DANTE ALIGHIERI

LA VITA NUOVA

CAPITOLO 11

PARAFRASI DEL TESTO

Dopo aver narrato l’episodio della negazione del saluto (Capitolo 10), Dante avvia una digressione nella quale illustra gli effetti virtuosi prodotti sulla sua persona dal saluto di Beatrice.

Par. 1

Dico che quando ella apparia da parte alcuna, per la speranza de la mirabile salute nullo nemico mi rimanea, anzi mi giugnea una fiamma di caritade, la quale mi facea perdonare a chiunque m’avesse offeso; e chi allora m’avesse domandato di cosa alcuna, la mia risponsione sarebbe stata solamente ’Amore’, con viso vestito d’umilitade.

1. Dirò che quando lei compariva da qualche parte, per via della speranza nel saluto meraviglioso (ma anche, con la consueta anfibologia saluto/salute, “per la speranza della salvezza”, che la donna angelo Beatrice ravviva negli uomini), non mi restava nessun nemico, al contrario, mi raggiungeva una fiamma di carità, la quale mi induceva a perdonare chiunque mi avesse offeso. E se qualcuno in quel momento mi avesse fatto una domanda su un qualsiasi argomento, la mia risposta sarebbe stata solo e soltanto “Amore”, con espressione piena d’umiltà.

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Par. 2

E quando ella fosse alquanto propinqua al salutare, uno spirito d’amore, distruggendo tutti li altri spiriti sensitivi, pingea fuori li deboletti spiriti del viso, e dicea loro: “Andate a onorare la donna vostra”; ed elli si rimanea nel luogo loro. E chi avesse voluto conoscere Amore, fare lo potea mirando lo tremare de li occhi miei.

2. E quando lei era sul punto di salutarmi, uno spirito d’amore, distruggendo tutti gli altri spiriti sensitivi, spingeva fuori dal viso gli spiriti deboli della vista e diceva loro “Andate ad onorare la vostra Signora”, ed egli rimaneva al posto loro (il riferimento è alla teoria degli spiriti deputati alle funzioni vitali e sensoriali di Alberto Magno, già ripresa in ambito lirico e adattata alla teoria amorosa Stilnovista da Cavalcanti: in altri termini Dante sta dicendo che, in concomitanza con il saluto di Beatrice, l’amore offusca la sua vista e al contempo lo priva degli altri sensi). E chi avesse voluto conoscere l’Amore avrebbe potuto farlo semplicemente osservando il tremore dei miei occhi.

Par. 3

E quando questa gentilissima salute salutava, non che Amore fosse tal mezzo che potesse obumbrare a me la intollerabile beatitudine, ma elli quasi per soverchio di dolcezza divenia tale, che lo mio corpo, lo quale era tutto allora sotto lo suo reggimento, molte volte si movea come cosa grave inanimata.

3. Però, quando questo nobilissimo saluto mi giungeva (salute salutava: il gioco ambiguo tra “saluto” e “salute”, ovvero “salvezza” è di nuovo voluto e racchiude in maniera emblematica l’idea stilnovista del saluto apportatore di beatitudine), Amore non si comportava come un ostacolo capace di oscurare ai miei occhi quella beatitudine travolgente (intollerabile), al contrario egli (l’amore), come per eccesso di dolcezza, cresceva al punto che il mio corpo, che in quel momento era completamente in sua balìa, spesso si muoveva come un oggetto pesante e inanimato.

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Par. 4

Sì che appare manifestamente che ne le sue salute abitava la mia beatitudine, la quale molte volte passava e redundava la mia capacitade.

4. Dunque appare chiaramente che nel suo saluto risiedeva la mia felicità, che oltrepassava e superava di parecchie volte la mia capacità di contenerla.