Archivio testo: La Vita Nuova, Capitolo 5

Dante Alighieri, La Vita Nuova, parafrasi cap. 5

DANTE ALIGHIERI

LA VITA NUOVA

CAPITOLO 5

PARAFRASI DEL TESTO

Par. 1

Uno giorno avvenne che questa gentilissima sedea in parte ove s’udiano parole de la regina de la gloria, ed io era in luogo dal quale vedea la mia beatitudine; e nel mezzo di lei e di me per la retta linea sedea una gentile donna di molto piacevole aspetto, la quale mi mirava spesse volte, maravigliandosi del mio sguardare, che parea che sopra lei terminasse.

1. Un giorno avvenne che questa fanciulla nobilissima (Beatrice) si trovasse seduta in un luogo dove si cantavano inni in onore della Vergine, e che io fossi in una posizione dalla quale vedevo la fonte della mia beatitudine (ovvero Beatrice stessa). E tra me e lei, lungo la direttrice principale (ossia sulla traiettoria che congiunge lo sguardo del poeta a Beatrice), sedeva una nobile donna dall’aspetto molto piacevole, la quale mi guardava sovente, stupita per via del mio sguardo, che sembrava indirizzato verso di lei.

Par. 2

Onde molti s’accorsero de lo suo mirare; e in tanto vi fue posto mente, che, partendomi da questo luogo, mi sentio dicere appresso di me: “Vedi come cotale donna distrugge la persona di costui”; e nominandola, io intesi che dicea di colei che mezzo era stata ne la linea retta che movea da la gentilissima Beatrice e terminava ne li occhi miei.

2. Per questa ragione in molti si resero conto dei suoi sguardi e la cosa fu a tal punto notata (da tutti), che, mentre mi allontanavo da questo luogo, sentii dire dietro di me: “Vedi come quella donna distrugge (ossia “logora”, “consuma” per l’amore) costui”; e nel momento in cui fu fatto il suo nome, io compresi che si parlava di colei che stava nel mezzo, lungo la linea che partiva dalla nobilissima Beatrice e terminava nei miei occhi.

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Par. 3

Allora mi confortai molto, assicurandomi che lo mio secreto non era comunicato lo giorno altrui per mia vista. E mantenente pensai di fare di questa gentile donna schermo de la veritade; e tanto ne mostrai in poco tempo, che lo mio secreto fue creduto sapere da le più persone che di me ragionavano. Con questa donna mi celai alquanti anni e mesi; e per più fare credente altrui, feci per lei certe cosette per rima, le quali non è mio intendimento di scrivere qui, se non in quanto facesse a trattare di quella gentilissima Beatrice; e però le lascerò tutte, salvo che alcuna cosa ne scriverò che pare che sia loda di lei.

3. Allora fui molto confortato per il fatto che il mio segreto quel giorno non fosse trapelato ad altri per via dei miei sguardi (la segretezza dell’oggetto del proprio amore era un valore cardine nella poesia provenzale). E immediatamente pensai di fare di questa donna uno “schermo della verità” (è questa perciò la prima “donna dello schermo” di cui Dante si serve per mantenere celato il suo amore per Beatrice). E così, nel giro di poco tempo, ostentai la cosa al punto che la maggior parte delle persone che parlavano di me furono convinte di conoscere il mio segreto. Per mezzo di questa donna mi celai per alcuni anni e mesi, e per dare maggiore certezza agli altri, scrissi per lei alcune poesiole in rima, che non ho intenzione di riportare qui, se non nella misura in cui si renda necessario per parlare di quella nobilissima Beatrice; e dunque le tralascerò tutte all’infuori di qualcuna che risulti manifestamente una lode di lei (lei è Beatrice, ovviamente).