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Esempi di Accumulazione

FIGURE RETORICHE

ACCUMULAZIONE

– ESEMPI –



Significato


Si definisce accumulazione la presentazione in sequenza coordinata (ossia in forma d’elenco, con o senza congiunzioni), di una serie di elementi tra loro diversi.

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Esempi di accumulazione:


Esempio 1:


Nei seguenti versi, Dante Alighieri ricorre all’accumulazione, ponendo in sequenza coordinata (con l’utilizzo della congiunzione coordinante “e”), una serie di verbi alla terza persona singolare:

Branca Doria non morì unquanche,

e mangia e beve e dorme e veste panni

(D. Alighieri, Inferno XXXIII)

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Esempio 2:


Nel seguente passo, Italo Calvino ricorre all’accumulazione, costruendo un lungo ironico elenco, dato dalla sequenza coordinata (per asindeto, ossia col solo utilizzo della punteggiatura), delle cose che le ragazze di campagna hanno visto:

Dovete compatire: si è ragazze di campagna… fuor che funzioni religiose, tridui, novene, lavori dei campi, trebbiature, vendemmie, fustigazioni di servi, incesti, incendi, impiccagioni, invasioni d’eserciti, saccheggi, stupri, pestilenze, noi non s’è visto niente.

(I. Calvino, Il cavaliere inesistente)

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Esempio 3:


Nei seguenti versi, Burchiello, secondo una prassi ricorrente nella sua poesia, ricorre all’accumulazione disordinata di elementi eterogenei e incoerenti tra loro, ponendo in sequenza coordinata (con l’utilizzo della congiunzione coordinante “e”),”nominativi fritti”, “mappamondi” e “l’arca di Noè”:

Nominativi fritti e mappamondi,

e l’arca di Noè fra due colonne

cantavan tutti chirïeleisonne

per l’influenza de’ taglier mal tondi.

(Burchiello, Nominativi fritti e mappamondi)

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Esempio 4:


Nei seguenti versi, Petrarca introduce un’accumulazione di elementi naturali, ponendo in sequenza coordinata (con l’utilizzo della congiunzione coordinante “e”), quattro sostantivi plurali:

sì ch’io mi credo omai che monti et piagge

et fiumi et selve sappian di che tempre

sia la vita mia ch’è celata altrui

(F. Petrarca, Solo e pensoso i più deserti campi)

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Esempio 5:


Nei seguenti versi, il poeta crepuscolare Moretti ricorre all’accumulazione, ponendo in sequenza coordinata (per asindeto, ossia col solo utilizzo della punteggiatura), diversi complementi d’argomento:

Parli della città, delle signore

che già conosci, di giorni felici,

di libertà, d’amor proprio, d’amore…

(M. Moretti, A Cesena)

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Esempio 6:


Nei seguenti versi, il poeta Gabriele D’Annunzio ricorre all’accumulazione, ponendo in sequenza coordinata (per asindeto, ossia col solo utilizzo della punteggiatura), gli elementi che compongono il vario scenario marino che egli descrive:

Arene gemmee come

tritume di gemme, ceppaie

d’alghe, chiari coralli

fuchi di porpora, negre

ulve …

(G. D’Annunzio, Libro primo, Maia, XI)

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Esempio 7:


Nei seguenti versi, Cesare Pavese ricorre all’accumulazione, ponendo in sequenza coordinata (per asindeto, ossia col solo utilizzo della punteggiatura), tre proposizioni principali:

S’aprirà quella strada,

le pietre canteranno,

il cuore batterà sussultando,

come l’acqua nelle fontane.

(C. Pavese, Passerò per Piazza di Spagna)

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Esempio 8:


Nei seguenti versi, Montale ricorre all’accumulazione, ponendo in sequenza coordinata (senza neppure servirsi della punteggiatura), tre sostantivi al plurale:

come fai tu che sbatti sulle sponde

tra sugheri alghe asterie

le inutili macerie del tuo abisso

(E. Montale, Mediterraneo)

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Esempio 9:


Nel seguente passo, Nigro ricorre all’accumulazione per rendere l’idea del caotico e brutale paesaggio visivo ed emotivo della città:

Sentirmi libero in una metropoli. Uno sull’altro, uomini lamiere e cemento, una salsa di depressioni, di carognate, contenti di fiatarci addosso, di calpestarci, di non conoscerci, di non sapere da dove vengono le code di auto e dove andranno…

(R. Nigro, Malvarosa)

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Esempio 10:


Nel seguente passo, Pier Vittorio Tondelli ricorre all’accumulazione, e costruisce un lungo elenco, dato dalla sequenza coordinata (per asindeto, ossia col solo utilizzo della punteggiatura), dei colori che compongono il paesaggio balneare riminese:

La sequenza ordinata delle cabine – dipinte a blocchi con tonalità pastello – aveva in sé qualcosa di metafisico e infantile nello stesso tempo: come si trattasse di un paesaggio costruito per i giochi dei bambini – le casette, i tettucci, i lettini, gli oblò, le finestrelle, le tinte tenui, il rosa confetto, il verdolino, il celestino, l’arancio, il grigio-azzurro, il giallo limone, il viola pallido e altri colori di balocchi e zuccheri filati e frutte candite –

(P. V. Tondelli, Rimini)

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Esempio 11:


Né Pietà, né Quiete, né Umiltade,
né quivi Amor, né quivi Pace mira.
Ben vi fur già, ma ne l’antiqua etade;
che le cacciar Gola, Avarizia et Ira,
Superbia, Invidia, Inerzia e Crudeltade.
Di tanta novità l’angel si ammira:
andò guardando quella brutta schiera,
e vide ch’anco la Discordia v’era.

(L. Ariosto, Orlando Furioso XIV)

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Esempio 12:


Il bimbo dorme, e sogna i rami d’oro,

gli alberi d’oro, le foreste d’oro;

mentre il cipresso nella notte nera

scagliasi al vento, piange alla bufera.

(G. Pascoli, Fides)

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Esempio 13:


Il caminetto un po’ tetro, le scatole senza confetti

i frutti di marmo protetti dalle campane di vetro

(G. Gozzano, L’amica di nonna Speranza)

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Esempio 14:


E l’api e l’isole e i golfi e i capi e i fari e i boschi e le foci ch’io nomai.

il tuono e tacque, e poi rimareggiò, rinfranto e poi vanì.

(G. D’Annunzio, Meriggio)

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Esempio 15:


Benedetto sia ’l giorno, e ’l mese, e l’anno,

e la stagione, e ’l tempo, e l’ora, e ’l punto,

e ’l bel paese, e ’l loco ov’io fui giunto

de’ due begli occhi che legato m’hanno…

(F. Petrarca, Benedetto sia ’l giorno e’l mese e l’anno)

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Esempio 16:


Il canto delle strigi, quando un’iride

con intermessi palpiti si stinge,

i gemiti e i sospiri

di gioventù, l’errore che recinge

le tempie e il vago orror dei cedri smossi

dall’urto della notte – tutto questo

può ritornarmi

(E. Montale, Nel sonno)