Archivio testo: La lieta brigata e la villa amena

La lieta brigata e la villa amena in italiano moderno

GIOVANNI BOCCACCIO

LA LIETA BRIGATA E LA VILLA AMENA

dal DECAMERON

VERSIONE IN ITALIANO MODERNO

Dopo essersi fatti aprire un giardino che si trovava di fianco alla villa, riparato dall’esterno da un muro di recinzione che girava tutt’intorno ad esso, i giovani della lieta brigata entrarono tutti all’interno di quel giardino; e dopo aver avuto, appena entrati, l’impressione che quel luogo nel suo insieme fosse di straordinaria bellezza, i giovani si misero a riflettere attentamente le singole parti che lo componevano. Questo giardino aveva tutt’intorno, e in numerosi punti anche nel mezzo, amplissimi viali, tutti perfettamente diritti e coperti da pergole di viti, le quali, a prima vista davano l’impressione di dover produrre una grande quantità d’uva in quell’anno; e poiché in quel momento le pergole erano tutte fiorite, esse diffondevano per l’intero giardino un odore molto intenso, il quale, mescolandosi con il profumo emanato dalle molte altre piante che spandevano il loro profumo per quel luogo, dava ai giovani l’impressione di trovarsi al centro dell’intera produzione di spezie provenienti dall’Oriente.

I margini laterali di questi viali erano quasi completamente chiusi da cespugli di rose bianche e rosse e da gelsomini; e grazie a queste piante, non soltanto durante la mattina, ma anche nei momenti in cui il sole era più alto, si poteva passeggiare in qualsiasi punto del giardino, senza essere raggiunti dai raggi del sole, riparati da un’ombra profumata e piacevole. Quante e quali fossero le piante che si trovavano in quel luogo e in che maniera fossero disposte, sarebbe troppo lungo da descrivere; ma (sappiate che) non c’è pianta degna di lode e adatta al nostro clima, che non fosse presente in gran numero all’interno di quel giardino.

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Nel mezzo di quel giardino, c’era una cosa non meno degna di lode delle restanti cose che vi si trovassero, ed anzi, forse addirittura più degna di lode, e vale a dire un prato d’erbetta finissima, verde al punto da sembrare nera; e questo prato era screziato forse di mille varietà di fiori, e circondato tutt’intorno da verdissimi e rigogliosi alberi d’arancio e di cedro, i quali, poiché avevano sui loro rami sia i frutti già maturi, sia i nuovi fiori, non producevano soltanto un’ombra gradita agli occhi, ma anche un profumo che recava piacere all’olfatto. Al centro di questo prato c’era una fontana di marmo bianchissimo, con splendidi bassorilievi: questa fontana, non so se alimentata da una sorgente naturale o artificiale, sprizzava, da una statua posta al di sopra di una colonna che stava dritta nel mezzo, tanta di quell’acqua, e così energicamente verso il cielo, che ne sarebbe bastata meno per far funzionare un mulino, e quest’acqua poi ricadeva nella fonte limpidissima producendo un suono molto piacevole […].

Vedere questo giardino, la splendida maniera in cui era stato organizzato, le piante, la fontana e i piccoli ruscelli che sgorgavano da essa, piacque a tal punto a ciascuna delle fanciulle e ai tre giovani della lieta brigata, che tutti cominciarono a dire che, a patto che fosse possibile realizzare il Paradiso sulla terra, essi non avrebbero saputo quale altra forma dare ad esso, che non fosse quella di quel giardino, né avrebbero saputo immaginare quale altra bellezza aggiungere a quelle che quel giardino già possedeva.

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E mentre i giovani della lieta brigata si aggiravano felicissimi per quel giardino, intrecciando bellissime ghirlande con i rami dei diversi alberi, e contemporaneamente ascoltando i diversi canti prodotti da forse venti specie differenti d’uccelli, che cantavano quasi a gara l’uno con l’altro, si accorsero di un’ulteriore cosa bella e piacevole, della quale, distratti dalle altre bellezze di quel luogo, non si erano ancora accorti: essi videro che il giardino era abitato da forse cento specie diverse di divertenti animali; e così ognuno dei giovani cominciò ad indicare agli altri come da una parte uscissero conigli, da un’altra parte corressero lepri, e come in un punto stessero distesi dei caprioli, e in un altro punto andassero al pascolo alcuni giovani cerbiatti, e oltre a ciò, come ovunque gironzolassero, secondo il loro piacere, altri animali non molesti, molto familiari con il luogo. E ciò, unito a tutto il resto, fu un ulteriore motivo di gioia per i giovani della lieta brigata.

E dopo che ebbero passeggiato a lungo, soffermando l’attenzione ora su una cosa ed ora su un’altra, i giovani della brigata fecero disporre delle panche intorno alla bella fontana, e qui dapprima intonarono sei canzonette e fecero alcuni balli, poi, quando la regina della giornata lo volle, andarono a mangiare; e dopo che furono stati serviti loro con gusto, tranquillità ed eleganza, piatti buoni e raffinati, i giovani si alzarono da tavola ancor più sereni, e ripresero a dedicarsi alla musica, ai canti e ai balli, fino a che la regina della giornata, visto che stava arrivando il caldo, disse che era giunto il momento in cui chi lo desiderasse poteva andare a dormire.

E tra loro ci fu chi andò a coricarsi e chi, vinto dalla bellezza di quel luogo, preferì non andarvi; e coloro che restarono nel giardino, mentre gli altri dormivano, si dedicarono chi a leggere romanzi, chi a giocare a scacchi o a dama.