Archivio testo: Lisabetta da Messina

Lisabetta da Messina in italiano moderno

GIOVANNI BOCCACCIO

LISABETTA DA MESSINA

dal DECAMERON

VERSIONE IN ITALIANO MODERNO

RUBRICA DELLA NOVELLA: I fratelli di Lisabetta uccidono l’amante di lei, ma egli le appare in sogno e le indica il luogo nel quale è stato sepolto. Lisabetta dissotterra di nascosto la testa dell’amato e la mette in un vaso di basilico; ma poiché ella piange su quel vaso notte e giorno, i fratelli glielo portano via, e Lisabetta muore di dolore poco dopo.

A Messina vivevano tre giovani fratelli, di professione mercanti, i quali erano diventati molto ricchi dopo la morte del loro padre, un uomo proveniente da San Gimignano; costoro avevano una sorella il cui nome era Lisabetta: una giovane molto bella e molto morigerata, alla quale i tre, per una ragione o per l’altra, non avevano ancora trovato un marito.

Questi tre fratelli, inoltre, avevano alle proprie dipendenze, presso un loro magazzino, un giovane pisano, il cui nome era Lorenzo, che si occupava di mandare avanti e curare tutte le loro faccende; poiché costui era molto bello d’aspetto e molto aggraziato, dopo che Lisabetta lo ebbe visto un po’ di volte, accadde che egli le cominciò a piacere in maniera straordinaria. E quando Lorenzo, col ripetersi della cosa, se ne fu accorto, in maniera non diversa lasciò perdere tutte le altre donne con cui aveva relazioni e cominciò a volgere il suo animo unicamente a Lisabetta; così la storia andò a finire che, poiché i due piacevano l’uno a l’altro nello stesso modo, non passò molto tempo che, sentendosi sicuri, fecero ciò che entrambi desideravano di più.

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Andando avanti in questa maniera, e trascorrendo insieme molti momenti belli e piacevoli, non riuscirono a mantenere segreti i loro incontri, e così una notte avvenne che, mentre Lisabetta si recava nel luogo dove dormiva Lorenzo, suo fratello maggiore la vide senza che ella se ne accorgesse. Il fratello, poiché era un giovane scaltro, nonostante per lui fosse stato molto spiacevole venire a sapere la cosa, fu tuttavia capace di pensare in maniera prudente, ed attese fino alla mattina successiva senza dire una parola, né altro, riflettendo lungamente tra sé e sé sulla faccenda.

Quindi, al mattino, raccontò ai suoi due fratelli ciò che aveva scoperto la notte precedente a proposito di Lisabetta e Lorenzo. E, dopo aver lungamente riflettuto insieme a loro, decise che, affinché da quanto era accaduto non derivasse disonore alcuno, né per loro, né per la loro sorella, la cosa migliore fosse lasciar stare la cosa senza parlarne, dissimulando del tutto d’aver visto o saputo alcunché, finché non fosse venuto un momento in cui, senza danno o vergogna per loro, avrebbero potuto togliersi da sotto gli occhi quella storia vergognosa, impedendo che essa andasse avanti.

I tre fratelli non cambiarono il loro proposito, e continuarono a ridere e a conversare con Lorenzo nella stessa maniera in cui erano abituati a fare, fino a che un giorno, facendo finta di andare tutti e tre fuori città per svago, portarono Lorenzo con loro; e quando furono giunti in un luogo molto solitario e lontano da tutto, comprendendo che era giunto il momento opportuno, uccisero Lorenzo, che non se lo aspettava minimamente, e lo sotterrarono in maniera che nessuno si accorse di niente. E quando furono rientrati a Messina, fecero circolare la voce che avevano mandato Lorenzo in un certo luogo, per una loro necessità, la qual cosa fu creduta con facilità, dato che già molte altre volte lo avevano mandato in giro.

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Poiché Lorenzo non tornava, e Lisabetta chiedeva di lui molto spesso e con molta preoccupazione ai fratelli, come se la lunga attesa le risultasse dolorosa da sopportare, un giorno avvenne che, mentre lei domandava sue notizie con grande insistenza, uno dei fratelli disse: “Che cosa vuol dire questo? Che cosa hai tu da spartire con Lorenzo, che domandi così spesso di lui? Se chiederai ancora sue notizie, ti daremo la risposta che ti meriti!”.

A seguito di questo episodio, la giovane, triste e addolorata, avendo paura e non sapendo di cosa, cominciò a starsene in silenzio senza fare domande, e molto spesso la notte chiamava Lorenzo, con voce compassionevole, e lo supplicava di ritornare; e di tanto in tanto, sfogava il dolore causatole dalla lunga attesa con lunghi pianti, e passava il tempo aspettando perennemente, senza distrarsi mai.

Una notte avvenne che, dopo aver lungamente pianto per Lorenzo che non tornava, e dopo essersi finalmente addormentata a forza di piangere, le apparve in sogno Lorenzo, pallido e con i capelli tutti scompigliati, e con i vestiti tutti laceri e zuppi, e Lisabetta ebbe l’impressione che egli le dicesse: “O Lisabetta, non fai altro che invocare il mio nome, ti addolori per la mia prolungata assenza, e con le tue lacrime mi accusi con fierezza: perciò devi sapere che io non posso più tornare, per il fatto che, quel giorno che tu mia hai visto per l’ultima volta, i tuoi fratelli mi hanno ucciso”. E dopo averle indicato il luogo in cui i tre fratelli lo avevano sepolto, Lorenzo le disse di non chiamare più il suo nome e di smettere di aspettarlo, quindi scomparve.

Quando Lisabetta si ridestò, ritenendo la visione veritiera, pianse amaramente. Poi la mattina, dopo essersi alzata, non avendo il coraggio di dire alcunché ai suoi fratelli, maturò il proposito di recarsi nel luogo che Lorenzo le aveva indicato e verificare se ciò che aveva visto in sogno era vero oppure no. Così, dopo aver ottenuto il permesso di andarsene un po’ a spasso fuori dalla città, prese con sé una donna che era stata al loro servizio in un altro periodo e conosceva tutte le sue faccende, e, il più velocemente possibile, raggiunse quel luogo. Qui, dopo aver rimosso delle foglie secche che si trovavano sul posto, scavò nel punto in cui la terra le parve meno dura (e quindi smossa di recente), e non dovette scavare granché, che trovò il corpo del suo sventurato amante Lorenzo, ancora del tutto integro: così ebbe la conferma che la sua visione era stata veritiera.

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Addolorata come nessuno al mondo per il fatto, e sapendo che quello non era né il luogo, né il momento per piangere, Lisabetta pensò che avrebbe voluto portar via l’intero corpo, per dare ad esso una più degna sepoltura; tuttavia, rendendosi conto che ciò non era possibile, con un coltello, al meglio che poté, staccò la testa di Lorenzo dal busto e la avvolse in un asciugamano, quindi gettò della terra sul resto della salma, mise l’asciugamano in grembo alla servitrice senza essere vista da nessuno, e se ne tornò a casa.

Qui, dopo essersi rinchiusa nella propria camera con la testa di Lorenzo, Lisabetta pianse a lungo e con amarezza sopra di essa, tanto da ripulirla completamente con le lacrime, e baciandola nel frattempo mille volte in ciascun punto. Poi prese un vaso, grande e bello, di quelli che si usano per piantare la maggiorana o il basilico, e ci mise dentro la testa, dopo averla avvolta in un bel panno; a questo punto, la ricoprì di terra e ci piantò sopra numerosi gambi di uno splendido basilico salernitano; quindi prese ad innaffiare quel basilico utilizzando solo ed esclusivamente le proprie lacrime ed acqua aromatizzata con petali di rosa o fiori d’arancio. E aveva preso l’abitudine di sedersi continuamente nei pressi di questo vaso, e fissarlo piena di desiderio, dal momento che quello conteneva i resti del suo amato Lorenzo. E dopo che l’aveva fissato a lungo, andava vicino al vaso e cominciava a piangere sopra di esso, e piangeva per lungo tempo, fino a bagnare completamente il basilico.

Il basilico, un po’ per le continue e perduranti attenzioni di Lisabetta, un po’ per la fertilità della terra derivante dalla testa in decomposizione che vi stava immersa, divenne molto rigoglioso e molto profumato; e poiché il comportamento di Lisabetta era ogni giorno lo stesso, la giovane fu vista più volte fare queste cose dai vicini. E quando i fratelli manifestarono stupore per come la bellezza della fanciulla fosse sfiorita, e per come i suoi occhi fossero talmente gonfi da sembrare uscirle dalla testa, questi vicini dissero loro: “Noi ci siamo accorti che Lisabetta si comporta ogni giorno in questo modo”.

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Quando i fratelli ascoltarono queste cose e le ebbero verificate, rimproverarono in più occasioni Lisabetta, ma si accorsero che non serviva a niente; così, di nascosto da lei, fecero portare via il vaso. Quando Lisabetta non ritrovò più il suo vaso, cominciò a chiedere con insistenza che le fosse restituito, e poiché questo non le veniva restituito, Lisabetta non smise più di piangere e di versare lacrime, e così si ammalò, e anche nella malattia continuò a non far altro che chiedere in continuazione il suo vaso.

I tre fratelli erano fortemente stupiti da una simile insistenza, e per questa ragione pensarono di controllare che cosa fosse contenuto nel vaso; e quando ebbero rimosso la terra, trovarono il panno, e al suo interno la testa, ancora abbastanza integra da permetter loro di riconoscere, dalla capigliatura crespa, che si trattava della testa di Lorenzo. I tre si stupirono fortemente della cosa, e immediatamente cominciarono a temere che la notizia dell’omicidio trapelasse: così seppellirono quella testa, e senza dire una parola, abbandonarono prudentemente Messina dando disposizione di trasferire da lì tutti i loro affari e le loro cose, e se ne andarono a Napoli.

La giovane non smettendo di piangere e continuando sempre a chiedere il suo vaso, morì tra le lacrime, e solo allora il suo sventurato amore ebbe fine. Ma col tempo questa storia divenne nota a molti, e qualcuno compose quella canzone che viene cantata ancora oggi, che recita:

Chiunque sia stato il delinquente

che mi ha rubato il vaso, ecc..