Archivio testo: Madonna Oretta

Madonna Oretta in italiano moderno

GIOVANNI BOCCACCIO

MADONNA ORETTA

dal DECAMERON

VERSIONE IN ITALIANO MODERNO

RUBRICA DELLA NOVELLA: Un cavaliere si offre di “portare a cavallo” Madonna Oretta (ossia: “di alleviare a Madonna Oretta la fatica di un cammino a piedi”) narrandole una novella, ma poiché narra in maniera maldestra, la donna lo prega di essere rimessa a piedi.

O giovani donne, così come nelle sere limpide le stelle fanno da ornamento al cielo e nella stagione primaverile i fiori fanno da ornamento ai prati e gli arbusti ricoperti di foglie fanno da ornamento ai boschi, allo stesso modo le battute argute sono l’ornamento delle conversazioni piacevoli e degli atteggiamenti eleganti; e le battute argute, in quanto brevi, si addicono molto di più alle donne che agli uomini, in quanto alle donne, più che agli uomini, sta male il parlar troppo.

E la verità è che, qualunque sia la ragione, sia che dipenda da qualche difetto dell’indole femminile, sia che dipenda da una particolare ostilità che i cieli hanno avuto nei confronti della nostra epoca, oggi sono rimaste in poche, o addirittura non sono rimaste affatto, donne capaci di pronunciare una battuta arguta al momento opportuno, né ci sono donne capaci di comprendere correttamente una battuta arguta che venga detta loro: e di ciò ci dovremmo vergognare tutte. Ma, dal momento che su questo tema è già stato detto abbastanza da Pampinea, io non intendo parlarne ancora; tuttavia, per farvi rendere conto di quanta bellezza possiedano le battute argute pronunciate al momento giusto, ho voglia di raccontarvi come una nobile donna abbia cortesemente azzittito un cavaliere una volta.

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Come molte di voi sanno, per averlo visto con i loro occhi, o per averlo sentito dire, non è trascorso molto tempo da quando nella nostra città viveva una donna molto ben educata ed eloquente, il valore della quale è tale che il nome di lei merita di essere ricordato. Mi riferisco a Madonna Oretta, che fu la moglie di Geri Spina; ora, mentre Oretta, per caso, si trovava in campagna, come ci siamo noi adesso, e passeggiava per svago da un luogo verso un altro luogo, insieme ad altre donne e ad alcuni cavalieri che aveva avuto ospiti in casa sua per il pranzo, dal momento che forse era troppo lungo il tragitto dal punto da cui partivano al punto che tutti loro volevano raggiungere a piedi, uno dei cavalieri della brigata disse: “Madonna Oretta, se volete, io per buona parte del tragitto che dobbiamo percorrere, vi porterò a cavallo (ossia, fuor di metafora: “vi allevierò la fatica del cammino”) narrandovi una splendida novella”. Oretta gli rispose: “Messere, sono io a pregarvi di farlo, e ve ne sarei estremamente grata”.

Il nobile cavaliere, maldestro nell’usare la spada non meno che nel narrare con la lingua, udita la risposta di Oretta, cominciò a raccontare una novella che conosceva; questa novella era effettivamente bellissima presa di per sé, ma egli la rovinava crudelmente ora ripetendo tre, quattro o addirittura sei volte la stessa parola, ora ritornando indietro con il racconto, ora dicendo “Non ho detto bene” e sbagliando più volte i nomi; senza contare che egli narrava in maniera pessima dal punto di vista dell’abbinamento dello stile ai personaggi e alle situazioni descritte.

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Ascoltando tutto ciò, Madonna Oretta sudava e sentiva una fitta al cuore, come se, malata, fosse stata sul punto di morire; e quando si rese conto che il cavaliere si era completamente impantanato e non ne sarebbe più uscito, decise di non poter sopportare oltre, e disse elegantemente: “Messere, questo cavallo ha un trotto troppo duro, per cui io vi prego di rimettermi a piedi”.

Il cavaliere, che per fortuna era perspicace più di quanto fosse bravo a raccontare novelle, compresa la battuta, e presala a ridere e come uno scherzo, iniziò a raccontare altre novelle, e lasciò incompiuta la narrazione di quella che aveva cominciato a raccontare.