Archivio testo: Nastagio degli Onesti

Nastagio degli Onesti in italiano moderno

GIOVANNI BOCCACCIO

NASTAGIO DEGLI ONESTI

dal DECAMERON

VERSIONE IN ITALIANO MODERNO

RUBRICA DELLA NOVELLA: Nastagio degli Onesti, per amore di una delle figlie di Paolo Traversari, spende le sue ricchezze senza essere ricambiato. Poi, supplicato dai suoi amici e parenti, si trasferisce a Classe: qui vede un cavaliere che va alla caccia di una donna, la uccide e la fa sbranare da due cani. Così Nastagio invita ad un pranzo la fanciulla che egli ama e i parenti di lei: quando anche la fanciulla assiste allo strazio della donna, per la paura che l’episodio provoca in lei, accetta di sposare Nastagio.

Appena Lauretta ebbe finito di parlare, per ordine della regina della giornata, cominciò a parlare Filomena.

“O donne leggiadre, così come in noi viene elogiata la compassione, allo stesso modo la giustizia divina ci punisce duramente quando siamo crudeli: e affinché io vi possa dimostrare quanto ciò sia vero, e possa darvi motivi sufficienti affinché allontaniate per sempre da voi ogni traccia di crudeltà, ho intenzione di narrarvi una novella piena di compassione e al contempo piacevole da ascoltare.

A Ravenna, città antichissima della Romagna, vissero numerosi uomini nobili e magnanimi, e tra costoro ci fu un giovane, il cui nome era Nastagio degli Onesti, il quale, a causa della morte sia di suo padre, sia di suo zio, un giorno si ritrovò smisuratamente ricco. Costui, così come capita ai giovani, dal momento che non aveva moglie, si innamorò di una delle figlie di Paolo Traversari: la fanciulla era di condizione di gran lunga più nobile rispetto a Nastagio, ma egli cominciò comunque a sperare di poterla conquistare mettendosi in mostra con una serie di atti vistosi. Questi gesti tuttavia, nonostante fossero spettacolari, belli e degni di lode, non soltanto non giovavano a Nastagio, ma anzi, sembrava che addirittura gli nuocessero, a giudicare da quanto dura, crudele e scostante si mostrava nei suoi confronti la fanciulla che egli amava, la quale, forse per la sua singolare bellezza, forse per via della nobiltà, era diventata così arrogante e sprezzante, da odiare Nastagio e tutto ciò che a lui piaceva.

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Questa cosa era così dura da sopportare per Nastagio, che egli, dopo essersi lungamente disperato, tanto era il dolore che ebbe la tentazione di uccidersi; tuttavia, senza mai cedere a questa tentazione, Nastagio si ripropose più volte di dimenticarsi di lei, o, potendo, di prenderla in odio tanto quanto ella sembrava odiare lui. Ma ogni volta questo proposito gli riusciva vano, perché sembrava che, quanto minore era la speranza di essere ricambiato, tanto più cresceva l’amore che egli provava per lei.

Poiché il giovane insisteva sia nell’amarla, sia nello spendere senza ritegno, alcuni suoi amici e parenti ebbero l’impressione che egli avrebbe finito per consumare se stesso e i suoi averi, e per questa ragione essi più volte supplicarono Nastagio e gli consigliarono di abbandonare Ravenna per andarsene a stare qualche tempo in un altro luogo, sperando che, se avesse fatto così, in lui si sarebbero affievoliti l’amore e con esso la spinta a spendere.

Nastagio si fece ripetutamente beffe di questi consigli; tuttavia, poiché gli amici lo incalzavano ed egli non poteva continuare a dire di no, disse che avrebbe fatto così; e dopo aver dato ordine di fare grandi preparativi, come se avesse avuto intenzione di trasferirsi in Francia, in Spagna o in qualche altro luogo lontano, montò a cavallo e, accompagnato da molti suoi amici, uscì da Ravenna, per andarsene in un luogo distante da Ravenna al massimo tre miglia, il cui nome è Classe: qui si fece arrivare tende grandi e piccole, e disse a coloro che lo avevano accompagnato che voleva fermarsi e che loro potevano tornare a Ravenna. Accampato in quel luogo, Nastagio prese a condurre la vita più bella e più magnifica che fosse possibile condurre, invitando per pranzo e per cena ora uno, ora un altro, come era abituato a fare.

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Ora, quand’era quasi l’inizio di maggio, avvenne che, poiché c’era un tempo splendido ed egli aveva ricominciato a pensare alla sua amata crudele, Nastagio ordinò alla sua servitù di essere lasciato solo, per potersi immergere nei suoi pensieri quanto desiderava; e un passo dopo l’altro, se ne andò, perso nei suoi pensieri, fino alla pineta. E quando erano ormai passate le undici del mattino, ed egli aveva percorso circa un mezzo miglio dentro alla pineta, senza ricordarsi né di mangiare, né di altro, all’improvviso ebbe l’impressione di udire un fortissimo pianto ed altissime grida che provenivano da una donna; così, interrotti i suoi dolci pensieri, sollevò gli occhi e si stupì di ritrovarsi nella pineta. Inoltre, guardando davanti a sé, vide arrivare di gran corsa nella sua direzione, attraverso una macchia fitta di arbusti e di rovi, una giovane bellissima, nuda, scapigliata e tutta ricoperta dei graffi lasciati su di lei dalle fronde e dai rovi; ed ella piangeva e gridava pietà ad alta voce; oltre a questo, vide ai suoi fianchi due mastini, grandi e feroci, i quali correvano crudelmente dietro di lei, e ogni volta che la raggiungevano, la mordevano ripetutamente e atrocemente. E alle spalle della donna, vide arrivare sopra un destriero di colore nero, un cavaliere scuro, molto adirato in viso, con una spada in mano che indirizzava contro di lei spaventose minacce di morte.

Tutto ciò infuse nell’animo di Nastagio meraviglia e spavento insieme, e inoltre, compassione per la povera donna, dalla quale compassione derivò il desiderio di trarla in salvo da tanta angoscia e dal pericolo di essere uccisa, se fosse stato possibile. Così, poiché egli era disarmato, corse ad afferrare un ramo d’albero per usarlo come bastone, e cominciò a farsi incontro ai cani e al cavaliere. Ma non appena il cavaliere vide ciò che Nastagio stava facendo, gli gridò da lontano: “Nastagio, non ti immischiare, lascia che io e i cani facciamo ciò che questa donna crudele si merita!”. E mentre il cavaliere diceva queste parole, i cani afferrarono la giovane ai fianchi e la costrinsero a fermarsi, e il cavaliere, dopo averla raggiunta, smontò dal suo cavallo.

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Nastagio allora si avvicinò a lui e gli disse: “Io non so chi tu sia, e come tu faccia a conoscere il mio nome, ma posso dirti per certo una cosa, che è un grande atto di viltà da parte di un cavaliere armato, voler uccidere una donna nuda, e aver messo dietro di lei dei cani da caccia, come se si trattasse di un’animale selvatico: io di certo la difenderò in ogni modo potrò!”.

Il cavaliere allora gli rispose: “Nastagio, io provengo dalla tua stessa terra, e tu eri ancora un fanciullo all’epoca in cui io, che mi chiamo messer Guido degli Anastagi, ero innamorato di costei di gran lunga più di quanto tu ora non sia innamorato della giovane Traversari; e, a causa della crudeltà e dell’indifferenza di lei, la mia vicenda sventurata finì che un giorno io, con questa stessa spada che ora porto in mano, mi uccisi per la disperazione; ed ora sono condannato alla dannazione eterna. Dopo questi fatti, non passò molto tempo che costei, che della mia morte fu oltremodo felice, morì a sua volta, e, a causa del suo peccato di crudeltà, della gioia che aveva provato per i miei tormenti, e del fatto che non si era pentita, come se credesse non di aver commesso un peccato, ma di aver agito meritoriamente comportandosi così, fu condannata, alla stessa mia maniera, alle pene dell’Inferno. E non appena anche lei raggiunse l’Inferno, ci venne inflitta questa pena: che lei fuggisse davanti a me, e che io, che tanto l’avevo amata, la seguissi come si fa non con una donna che si ama, ma con una nemica giurata; e ogni volta che la raggiungo, io la uccido con questa medesima spada con la quale uccisi me stesso, e a quel punto la squarto, e le estraggo dal corpo quel cuore freddo, nel quale l’amore e la compassione non ebbero mai modo di entrare, e lo do in pasto ai miei cani insieme alle altre interiora, così come vedrai adesso tu stesso.

Da quel momento non passa molto tempo e lei torna in vita, e ricomincia la sua dolorosa fuga, ed io e i cani riprendiamo ad inseguirla, perché così vuole la giustizia e la potenza di Dio. Ed avviene che ogni venerdì, all’incirca a quest’ora, io la raggiungo in questo punto e faccio strazio di lei nella maniera che vedrai; e non pensare che negli altri giorni ci sia concessa requie, perché la inseguo in altri luoghi, nei quali lei ordì o fece cose contro di me; e poiché dall’essere innamorato di lei, sono passato ad essere suo nemico, così come puoi vedere, sono condannato ad inseguirla in questa maniera per tanti anni quanti furono i mesi in cui lei fu crudele nei miei confronti. Perciò lascia che io esegua la volontà di Dio, e non pretendere di opporti a ciò che non ti è concesso poter evitare”.

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Nastagio, dopo aver ascoltato queste parole era diventato tutto impaurito e non c’era un solo pelo in tutto il suo corpo che non gli si fosse drizzato, allora fece qualche passo indietro, guardò la giovane sventurata, e si mise spaventato ad attendere per vedere cosa avrebbe fatto il cavaliere; costui, terminato il suo discorso, corse alla maniera di un cane rabbioso nella direzione della giovane, la quale in ginocchio, trattenuta da i due mastini, gli gridava a gran voce pietà, ma egli le infilzò il petto con quanta forza aveva e la trapassò da parte a parte. Ricevuto questo colpo la giovane cadde bocconi, continuando a piangere e a gridare: a quel punto il cavaliere estrasse un coltello, la squartò dalle reni, e le estrasse il cuore e tutti gli organi che lo circondano, e gettò tutto ai due mastini, i quali, affamatissimi, immediatamente se ne cibarono. E non passò molto tempo che la giovane, come nulla di tutto ciò fosse accaduto, d’un tratto si risollevò in piedi e cominciò a fuggire nella direzione del mare, mentre i cani ripresero a starle alle costole e a lacerarla; e il cavaliere, rimontato a cavallo e ripresa la sua spada, riprese ad inseguirla, e nel giro di pochi attimi, si dileguarono in maniera che Nastagio non riuscì più a vederli.

Nastagio, dopo aver visto queste cose, restò un pel pezzo tra l’impietosito e l’intimorito: e dopo un po’ gli venne in mente che ciò che aveva visto poteva essergli grandemente d’aiuto, dal momento che si ripeteva ogni venerdì. Così, dopo aver contrassegnato il luogo nel quale si era verificato l’incontro, tornò dalla sua servitù, e poi, quando ritenne che fosse opportuno, mandò a chiamare parecchi suoi parenti e amici, e disse loro: “Voi mi avete sollecitato a smettere d’amare questa donna che mi fa del male, e a mettere fine alle mie spese, ed ora io sono pronto a farlo, a patto che voi otteniate per me una cosa, che è questa: che voi facciate in modo che il prossimo venerdì vengano qui e pranzino insieme a me Paolo Traversari, sua moglie, la loro figlia, tutte le donne imparentate con loro, e qualsiasi altra donna che vi faccia piacere portare. La ragione per la quale io vi chiedo questa cosa la scoprirete venerdì”.

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Questa cosa sembrò a tutti una cosa facile da fare; così, dopo essere tornati a Ravenna, quando fu il momento, invitarono coloro che Nastagio richiedeva, e sebbene si rivelasse tutt’altro che facile riuscire a portare anche la giovane della quale Nastagio era innamorato, alla fine partecipò anche lei, insieme a tutte le altre. Nastagio fece apparecchiare un banchetto sontuoso, e fece in modo che la tavolata venisse allestita sotto i pini, intorno al luogo nel quale aveva visto consumarsi lo strazio della donna crudele. E quando fu il momento di far accomodare uomini e donne a tavola, dette ordini perché la fanciulla della quale egli era innamorato venisse fatta sedere di fronte al luogo in cui il fatto si sarebbe consumato. Poco dopo che era stata servita l’ultima portata, tutti cominciarono a sentire le grida disperate della giovane che veniva inseguita. Tutti erano fortemente meravigliati e si chiedevano di cosa potesse trattarsi, ma nessuno sapeva dare una risposta, allora si alzarono in piedi e cominciarono a guardare cosa fosse, e fu allora che videro la giovane sofferente, il cavaliere e i cani; e non trascorse molto tempo prima che questi raggiungessero la tavolata. Si fece un gran clamore contro i cani e contro il cavaliere, e in molti si fecero avanti per offrire il loro aiuto alla giovane; tuttavia il cavaliere, spiegando loro le medesime cose che aveva spiegato a Nastagio, non soltanto fece fare loro un passo indietro, ma li spaventò e li riempì di meraviglia; e quando compì le medesime azioni che aveva compiuto la volta precedente, tutte le donne presenti (e ce n’erano parecchie che erano state imparentate o con il cavaliere, o con la giovane sofferente, e che si ricordavano dell’amore di lui e della sua morte), piangevano con tanta disperazione come se quelle violenze fossero state fatte a loro.

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Quando la faccenda fu giunta all’epilogo, e il cavaliere e la donna furono andati via, l’episodio indusse coloro che vi avevano assistito ad addentarsi in numerosi discorsi di vario genere. E tra coloro che erano rimasti maggiormente spaventati, c’era la giovane della quale Nastagio era innamorato, la quale aveva visto e sentito distintamente tutto ciò che era accaduto, e aveva compreso che quelle cose la riguardavano più di quanto riguardassero le altre donne presenti, perché si ricordava della crudeltà che lei aveva sempre dimostrato nei confronti di Nastagio; per cui aveva l’impressione tangibile di essere lei a fuggire davanti a lui adirato, e di avere i mastini ai suoi fianchi. E la paura che nacque in lei dall’aver visto ciò, fu così grande che, affinché le medesime cose non capitassero mai a lei, non si lasciò sfuggire l’occasione che le si presentò quella medesima sera: per cui, essendosi il suo odio trasformato in amore, inviò segretamente a Nastagio una sua cameriera fidata, la quale lo pregò da parte sua che si recasse da lei, dal momento che ella era pronta a fare qualsiasi cose egli avesse piacere di fare. Nastagio le fece rispondere che egli era molto contento di ciò, ma che, a patto che anche lei lo volesse, egli avrebbe voluto realizzare il suo piacere salvaguardando l’onore di lei, e cioè avrebbe voluto sposarla. La giovane, che sapeva che era dipeso soltanto da lei non essere diventata la moglie di Nastagio, gli fece rispondere che anche lei lo voleva. Così, facendosi lei stessa messaggera, informò suo padre e sua madre che le sarebbe piaciuto sposare Nastagio, e loro si mostrarono molto soddisfatti della cosa. La domenica successiva Nastagio la sposò e dopo le nozze, visse a lungo in lietezza insieme a lei. E questa non fu la sola cosa positiva che derivò dallo spavento provocato da quella scena, tutt’altro: tutte le donne ravennati divennero così timorose, che da allora in avanti furono per sempre di gran lunga più compiacenti verso i desideri degli spasimanti di quanto non fossero mai state prima.