Archivio testo: Amor mi sprona in un tempo et affrena

Parafrasi Amor mi sprona in un tempo et affrena

FRANCESCO PETRARCA

AMOR MI SPRONA IN UN TEMPO ET AFFRENA

– PARAFRASI DEL TESTO –


È possibile che questo sonetto faccia riferimento al medesimo episodio narrato nella Fam. I, 6, nella quale Petrarca, in sosta a Lione di ritorno da Colonia, si lamenta col cardinale Giacomo Colonna per il fatto che costui non lo abbia atteso per partire insieme alla volta di Roma. Si spiegherebbe così il desiderio di raggiungere Roma via mare. La datazione resta incerta.


Amor mi sprona in un tempo et affrena,

assecura et spaventa, arde et agghiaccia,

gradisce et sdegna, a sé mi chiama et scaccia,

or mi tene in speranza et or in pena,

[vv. 1 – 4] Amore mi sprona e mi trattiene allo stesso tempo, mi rassicura e mi spaventa, mi brucia e mi gela, mi apprezza e disprezza, mi chiama a sé e mi scaccia, ed ora mi tiene nella speranza, ora nella pena,


or alto or basso il meo cor lasso mena:

onde ’l vago desir perde la traccia

e ’l suo sommo piacer par che li spiaccia,

d’error sí novo la mia mente è piena.

[vv. 5 –  8] (Amore) ora solleva in alto (dandogli speranza), ora deprime (deludendolo) il mio cuore sfinito: per la qual cosa, il desiderio errante (fra gli opposti della speranza e della disperazione) si smarrisce e sembra che il suo più grande piacere (Laura) gli spiaccia, tanto la mia mente è piena di insolita confusione.

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Un amico penser le mostra il vado,

non d’acqua che per gli occhi si resolva,

da gir tosto ove spera esser contenta;

[vv. 9 – 11] Un pensiero amico le mostra un guado, non su quell’acqua che sgorga attraverso gli occhi (ovvero: non in senso metaforico sul fiume di lacrime del poeta, bensì un reale passaggio attraverso le acque, probabilmente del Mediterraneo o del Rodano), per raggiungere subito il luogo dove essa (il sogg. è la mente) spera di essere felice (forse Roma, lontano da Laura);


poi, quasi maggior forza indi la svolva,

conven ch’altra via segua, et mal suo grado

a la sua lunga, et mia, morte consenta.

[vv. 12 – 14] poi, come se una forza maggiore la strappasse da quella prospettiva, viene stabilito che essa segua un’altra via (quella che conduce a Laura) e che, contro la sua volontà, conduca alla sua (della mente) e mia (cioè del corpo) lunga morte (lunga in quanto dura quanto la vita dell’innamorato).