Archivio testo: Ballata i vo' che tu ritrovi amore

Parafrasi Ballata i vo’ che tu ritrovi amore

DANTE ALIGHIERI

BALLATA I VO’ CHE TU RITROVI AMORE

– da LA VITA NUOVA-

– PARAFRASI DEL TESTO –

Nella prosa della Vita Nuova, Dante spiega di comporre questa ballata seguendo un suggerimento ricevuto in sogno da Amore in persona. Lo scopo del testo è porre rimedio all’equivoco che ha portato Dante a perdere il saluto di Beatrice. Ciò è accaduto a causa dell’intromissione di alcuni maldicenti, i quali hanno spinto la fanciulla a fraintendere la funzione della seconda donna-schermo dantesca, e a considerarla un’autentica “rivale”. Nel testo Dante svolge la sua giustificazione, si sforza di chiarire a Beatrice il malinteso, e chiede alla fanciulla di tornare a concedergli nuovamente il proprio saluto.

Versi 1 – 4

Ballata i’ voi che tu ritrovi Amore,

e con lui vade a madonna davante,

sì che la scusa mia, la qual tu cante,

ragioni poi con lei lo mio segnore.

[vv. 1 – 4] Oh Ballata io voglio che tu ritrovi Amore, e che, insieme a lui, ti presenti al cospetto della mia amata, in modo che il mio signore (ossia “Amore”) possa illustrarle questa mia difesa che tu svolgi in versi.

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Versi 5 – 7

Tu vai, ballata, sì cortesemente,

che sanza compagnia

dovresti avere in tutte parti ardire,

[vv. 5 – 7] Tu ballata, sei scritta in modo tale, da risultare così conforme a cortesia, che dovresti osare presentarti in qualsiasi luogo senza scorta;

Versi 8 – 10

ma se tu vuoli andar sicuramente,

retrova l’Amor pria,

ché forse non è bon sanza lui gire;

[vv. 8 – 10] e tuttavia, se intendi andare in tutta sicurezza, prima trova Amore, perché forse non è opportuno che tu vada senza di lui.

Versi 11 – 14

però che quella che ti dee audire,

sì com’io credo, è ver di me adirata:

se tu di lui non fosse accompagnata,

leggeramente ti faria disnore.

[vv. 11 – 14] Infatti colei che deve darti udienza – così io credo – è indispettita nei miei confronti: e se tu non ti presentassi accompagnata da lui (da Amore) ella, con ogni probabilità (leggeramente: facilmente), ti riserverebbe una cattiva accoglienza.

Versi 15 – 17

Con dolce sono, quando se’ con lui

comincia este parole,

appresso che averai chesta pietate:

[vv. 15 – 17] Quando sarai in compagnia di lui (di Amore), con dolce intonazione, comincia dicendo queste parole, dopo aver implorato pietà:

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Versi 18 – 20

“Madonna, quelli che mi manda a vui,

quando vi piaccia, vole,

sed elli ha scusa, che la m’intendiate.

[vv. 18 – 20] “Madonna, colui che mi invia presso di voi, desidera per piacere che, qualora egli abbia la possibilità di porgere la sua scusa, voi la vogliate ascoltare riferita da me.

Versi 21 – 24

Amore è qui, che per vostra bieltate

lo face, come vol, vista cangiare:

dunque perché li fece altra guardare

pensatel voi, da che non mutò ’l core”.

[vv. 21 – 24] Amore, che è qui presente, per via della vostra bellezza, trasfigura costui (ossia “Dante”) a suo piacimento: riflettete dunque da voi stessa, per quale motivo mai Amore lo abbia spinto a guardare un’altra donna, dal momento che i suoi sentimenti non sono mai cambiati”.

Versi 25 – 28

Dille: “Madonna, lo suo core è stato

con sì fermata fede,

che ’n voi servir l’ha ’mpronto onne pensero:

tosto fu vostro, e mai non s’è smagato”.

[vv. 25 – 28] Dille ancora: “Madonna, il cuore di costui (di Dante), ha sempre mantenuto una fedeltà così salda, che ha pensato soltanto a servire voi: è stato vostro sin dal primo istante e (da allora) non è mai venuto meno”.

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Versi 29 – 30

Sed ella non ti crede,

dì che domandi Amor, che sa lo vero;

[vv. 29 – 30] Se ella non ti crede, dille che interroghi pure Amore, il quale conosce la verità;

Versi 31 – 34

ed a la fine falle umil preghero,

lo perdonare se le fosse a noia,

che mi comandi per messo ch’eo moia,

e vedrassi ubidir ben servidore.

[vv. 31 – 34] infine porgile un’umile preghiera: qualora le dispiacesse perdonarmi, dìa pure, tramite messaggero, l’ordine che io muoia e subito si vedrà obbedire dal suo buon servitore (Dante si riferisce a sé).

Versi 35 – 37

E dì a colui ch’è d’ogni pietà chiave,

avante che sdonnei,

che le saprà contar mia ragion bona:

[vv. 35 – 37] (Dante si rivolge ancora alla ballata e continua ad istruirla su cosa dire) Quindi, prima di congedarti da Beatrice (che sdonnei), di’ a colui che è custode di ogni pietà (ossia “Amore”), in modo che sappia sostenere le mie buone ragioni:

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Versi 38 – 42

“Per grazia de la mia nota soave

reman tu qui con lei,

e del tuo servo ciò che vuoi ragiona;

e s’ella per tuo prego li perdona,

fa che li annunzi un bel sembiante pace”.

[vv. 38 – 42] “In nome della mia dolce armonia (è la ballata che parla e si rivolge ad Amore), tu resta con lei (ossia “resta con l’amata sdegnosa”) e parlale a tuo piacere del tuo servitore (ossia “di Dante”), e se, per effetto della tua preghiera, ella lo perdona, fa’ che ella gli annunci la pace con una lieta espressione del viso”.

Versi 43 – 44

Gentil ballata mia, quando ti piace,

movi in quel punto che tu n’aggie onore.

[vv. 43 – 44] O mia nobile ballata, per piacere, va’ nel momento più propizio per ricevere una buona accoglienza.