Archivio testo: La Vita Nuova Capitolo 26

Parafrasi Capitolo 26 La Vita Nuova

DANTE ALIGHIERI

LA VITA NUOVA

CAPITOLO 26

PARAFRASI DEL TESTO

Par. 1

Questa gentilissima donna, di cui ragionato è ne le precedenti parole, venne in tanta grazia de le genti, che quando passava per via, le persone correano per vedere lei; onde mirabile letizia me ne giungea. E quando ella fosse presso d’alcuno, tanta onestade giungea nel cuore di quello, che non ardia di levare li occhi, né di rispondere a lo suo saluto; e di questo molti, sì come esperti, mi potrebbero testimoniare a chi non lo credesse.

Questa donna nobilissima (Beatrice) della quale si è parlato nelle pagine precedenti, guadagnò un tale favore presso tutti, che quando passava per strada le persone accorrevano per vederla; e questa cosa (il fatto che le qualità di Beatrice venissero riconosciute in maniera unanime) mi procurava grande gioia. E quando ella si trovava nelle vicinanze di qualcuno, nel cuore di quello si infondeva una tale cortesia, che egli non osava sollevare lo sguardo, né osava rispondere al saluto di lei. E di questa cosa in molti, per averlo sperimentato in prima persona, potrebbero essermi testimoni di fronte a chi non lo credesse.

Par. 2

Ella coronata e vestita d’umilitade s’andava, nulla gloria mostrando di ciò ch’ella vedea e udia. Diceano molti, poi che passata era: “Questa non è femmina, anzi è uno de li bellissimi angeli del cielo”. E altri diceano: “Questa è una maraviglia; che benedetto sia lo Segnore, che sì mirabilemente sae adoperare!”.

Ella (Beatrice) camminava (per strada) vestita e coronata di umiltà, senza mostrare alcun vanto per ciò che vedeva e udiva (ossia senza mostrare alcuna superbia per le reazioni che vedeva scatenarsi al proprio passaggio). Molti, dopo che lei era passata, dicevano: “Costei non è una donna, è anzi uno dei bellissimi angeli appartenenti al cielo”. Ed altri dicevano: “Costei è un miracolo! Che sia benedetto Nostro Signore, che sa compiere simili miracoli”.

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Par. 3

Io dico ch’ella si mostrava sì gentile e sì piena di tutti li piaceri, che quelli che la miravano comprendeano in loro una dolcezza onesta e soave, tanto che ridicere non lo sapeano; né alcuno era lo quale potesse mirare lei, che nel principio nol convenisse sospirare.

Io dico che ella si mostrava così nobile e così fornita di ogni qualità, che coloro che la ammiravano sentivano nascere dentro di sé un sentimento di dolcezza così puro e piacevole, che non erano in grado di descriverlo con le parole (topos dell’ineffabilità); e nessuno era in grado di guardarla senza essere immediatamente costretto a sospirare.

Par. 4

Queste e più mirabili cose da lei procedeano virtuosamente: onde io pensando a ciò, volendo ripigliare lo stilo de la sua loda, propuosi di dicere parole, ne le quali io dessi ad intendere de le sue mirabili ed eccellenti operazioni; acciò che non pur coloro che la poteano sensibilemente vedere, ma li altri sappiano di lei quello che le parole ne possono fare intendere. Allora dissi questo sonetto, lo quale comincia: Tanto gentile.

Queste cose, ed altre più stupefacenti, si trasmettevano da lei con effetti dirompenti: per cui io, riflettendo su tutto ciò, e volendo riprendere la poesia in lode di lei, mi riproposi di comporre alcuni versi, con lo scopo di spiegare gli effetti miracolosi e straordinari da lei prodotti, in modo che, non soltanto coloro che potevano vederla in carne e ossa, ma anche tutti gli altri potessero sapere quello che le parole sono in grado di farci capire (di nuovo il topos dell’ineffabilità). Così composi questo sonetto, che comincia: Tanto gentile.

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TANTO GENTILE E TANTO ONESTA PARE

Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia quand’ella altrui saluta,
ch’ogne lingua deven tremando muta,
e li occhi no l’ardiscon di guardare.

[vv. 1 – 4] Tanto nobile e tanto costumata si dimostra (pare: lett. si manifesta con evidenza) la mia amata (la donna mia: dal lat. MEA DOMINA, lett. la padrona del mio cuore) quando porge il suo saluto a qualcuno che ogni lingua, cominciando a tremare, ammutolisce, e gli occhi non osano guardarla.

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Ella si va, sentendosi laudare,
benignamente d’umiltà vestuta;
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.

[vv. 5 – 8] Ella procede, ascoltando gli elogi che le sono rivolti, vestita di dolce gentilezza e appare evidente che sia una creatura discesa dal cielo sulla terra, per rendere manifesta la gloria di Dio (miracol)

Mostrasi sì piacente a chi la mira,
che dà per li occhi una dolcezza al core,
che ’ntender no la può chi no la prova:

[vv. 9 – 11] Ella si presenta così bella a chi la guarda che, attraverso i suoi occhi, infonde nel cuore un senso di dolcezza che non può essere compreso da chi non lo sperimenta.

e par che de la sua labbia si mova
un spirito soave pien d’amore,
che va dicendo a l’anima: Sospira.

[vv. 12 – 14] e sembra che dal suo volto emani uno spirito soave, pieno d’amore, che dice all’anima: “Sospira”.

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Par. 8

Questo sonetto è sì piano ad intendere, per quello che narrato è dinanzi, che non abbisogna d’alcuna divisione; e però lassando lui, dico che questa mia donna venne in tanta grazia, che non solamente ella era onorata e laudata, ma per lei erano onorate e laudate molte.

Questo sonetto è così facile da capire, per via di ciò è stato raccontato nella prosa che lo precede, che non necessita di analisi (divisione); e quindi, lasciandocelo alle spalle, riprendo il mio racconto dicendo che questa mia amata (Beatrice), guadagnò un tale favore, che non soltanto lei veniva onorata e lodata, ma grazie a lei molte altre donne ricevevano onori e lodi.

Par. 9

Ond’io, veggendo ciò e volendo manifestare a chi ciò non vedea, propuosi anche di dire parole, ne le quali ciò fosse significato; e dissi allora questo altro sonetto, che comincia: Vede perfettamente onne salute, lo quale narra di lei come la sua vertude adoperava ne l’altre, sì come appare ne la sua divisione.

Per questa ragione io, vedendo questa cosa (il fatto che anche le altre donne ricevevano onori e lodi per effetto di Beatrice), e volendo che essa fosse manifesta anche a coloro che non potevano vederla, maturai la decisione di comporre un’altra poesia, nella quale tutto ciò fosse spiegato dettagliatamente (significato); e così scrissi quest’altro sonetto, che ha come incipit Vede perfettamente onne salute, il quale spiega, riguardo a lei (a Beatrice), come il suo potere si esercitasse nelle altre donne, così come viene chiarito nell’analisi.

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VEDE PERFETTAMENTE ONNE SALUTE

Vede perfettamente onne salute
chi la mia donna tra le donne vede;
quelle che vanno con lei son tenute
di bella grazia a Dio render merzede.

[vv. 1 – 4] Vede la beatitudine nella sua forma più perfetta chi vede la mia donna tra altre donne, e quelle che camminano con lei sono tenute a rendere grazie a Dio per la grande concessione ricevuta.

E sua bieltate è di tanta vertute,
che nulla invidia a l’altre ne procede,
anzi la face andar seco vestute
di gentilezza, d’amore e di fede

[vv. 5 – 8] E la sua bellezza ha un tale potere, che alle altre (donne) non ne deriva alcuna invidia, essa anzi le fa andare vestite di gentilezza, d’amore e di fede.

La vista sua fa onne cosa umile;
e non fa sola sé parer piacente,
ma ciascuna per lei riceve onore.

[vv. 9 – 11] La visione di lei rende ogni creatura umile, e non fa apparire bella soltanto se stessa, ma per mezzo di lei tutti ricevono onore.

Ed è ne li atti suoi tanto gentile,
che nessun la si può recare a mente,
che non sospiri in dolcezza d’amore.

[vv. 12 – 14] E nei suoi gesti è tanto nobile che nessuno può ripensare a lei senza sospirare pervaso dalla dolcezza d’amore.

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Par. 14

Questo sonetto ha tre parti: ne la prima dico tra che gente questa donna più mirabile parea; ne la seconda dico sì come era graziosa la sua compagnia; ne la terza dico di quelle cose che vertuosamente operava in altrui. La seconda parte comincia quivi: quelle che vanno; la terza quivi: E sua bieltate.

Questo sonetto si compone di tre parti: nella prima spiego quali fossero le persone tra le quali questa donna (Beatrice) appariva la più degna di ammirazione; nella seconda spiego quanto fosse piacevole la compagnia di lei; nella terza parlo degli effetti che ella era in grado di produrre negli altri. La seconda parte ha inizio con l’espressione “che vanno”; la terza parte ha inizio con l’espressione “E sua bieltate”.

Par. 15

Questa ultima parte si divide in tre: ne la prima dico quello che operava ne le donne, cioè per loro medesime; ne la seconda dico quello che operava in loro per altrui; ne la terza dico come non solamente ne le donne, ma in tutte le persone, e non solamente ne la sua presenzia, ma ricordandosi di lei, mirabilemente operava. La seconda comincia quivi: La vista sua; la terza quivi: Ed è ne li atti.

Quest’ultima parte si divide a sua volta in tre parti: nella prima di esse dichiaro quali effetti ella (Beatrice) producesse sulle altre donne, nei confronti di loro stesse (ossia “in relazione a se stesse”); nella seconda quali effetti ella producesse nelle donne, nei confronti degli altri; nella terza parte spiego come ella esercitasse i suoi poteri in maniera strabiliante non soltanto nelle donne, ma in ogni persona, e non soltanto quand’era presente, ma anche semplicemente nel ricordo. La seconda parte ha inizio con l’espressione “la vista sua”; la terza parte ha inizio con l’espressione “ed è ne li atti”.