Archivio testo: Chiome d'argento fino irte e attorte

Parafrasi Chiome d’argento fino irte e attorte

FRANCESCO BERNI

CHIOME D’ARGENTO FINO IRTE E ATTORTE

– PARAFRASI DEL TESTO –


Chiome d’argento fine, irte, ed attorte
senz’arte intorno ad un bel viso d’oro;
fronte crespa, u’ mirando, io mi scoloro,
dove spunta i suoi strali Amore e Morte;

[vv. 1 – 4] Capelli grigi come argento puro, ispidi ed attorcigliati senza nessuna cura, intorno ad un bel volto giallastro. Fronte rugosa (crespa: increspata dalle rughe), a guardare la quale io impallidisco, e sulla quale Amore e Morte sprecano le loro frecce.


occhi di perle vaghi, luci torte
da ogni obbietto disuguale a loro;
ciglie di neve; e quelle, ond’io m’accoro,
dita e man dolcemente grosse e corte;

[vv. 5 – 8] Occhi lacrimosi e annacquati (di perle: bianchi e lucidi come perle), sguardi deviati da qualsiasi oggetto distante da loro (vale a dire sguardi strabici). Ciglia bianche come neve e poi: dita e mani un po’ grosse e corte, per le quali mi si stringe il cuore.

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labra di latte; bocca ampia celeste;
denti d’ebeno, rari e pellegrini;
inaudita, ineffabile armonia;

[vv. 9 – 11] Labbra esangui (di latte: pallide e bianchicce al punto da apparire del colore del latte), bocca larga – divina – denti neri come legno d’ebano, radi e malmessi; voce come non se ne sentono (inaudita), armonia per la quale non ci sono parole (ineffabile).


costumi alteri e gravi; a voi, divini
servi d’Amor, palese fo che queste
son le bellezze de la donna mia.

[vv. 12 – 14] Comportamenti arroganti e pesanti da sopportare: io metto voi, oh divini innamorati (servi d’Amor), a conoscenza del fatto che queste sono le qualità della mia amata.