Archivio testo: Diciassette anni à già rivolto il cielo

Parafrasi Diciassette anni à già rivolto il cielo

FRANCESCO PETRARCA

DICIASSETTE ANNI À GIÀ RIVOLTO IL CIELO

– PARAFRASI DEL TESTO –


Il sonetto è riferito all’anniversario del 1344 (v.1).


Diciassette anni à già rivolto il cielo
poi che ’mprima arsi, et già mai non mi spensi;
ma quando aven ch’al mio stato ripensi,
sento nel mezzo de le fiamme un gielo.

[vv. 1 – 4] Sono già trascorsi diciassette anni (1 anno = 1 rivoluzione del cielo) da quando per la prima volta arsi d’amore, e mai in me si è spento il desiderio; ma quando avviene che io ripensi al mio stato (di innamorato sempre ardente d’amore) sento nascere un gelo in mezzo alle fiamme (il gelo è di sgomento di fronte alla tenacia del desiderio).


Vero è ’l proverbio, ch’altri cangia il pelo
anzi che ’l vezzo, et per lentar i sensi
gli umani affecti non son meno intensi:
ciò ne fa l’ombra ria del grave velo.

[vv. 5 – 8] È vero quel proverbio che dice che l’uomo cambia il pelo, ma non il vizio (Petrarca allude al persistere delle abitudini nonostante l’avanzare dell’età) e nonostante i sensi s’indeboliscano (con l’età), le passioni umane non diventano meno intense e questo ci accade per via del pesante velo (il corpo) la cui ombra fascia l’anima.

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Oïme lasso, e quando fia quel giorno
che, mirando il fuggir degli anni miei,
esca del foco, et di sí lunghe pene?

[vv. 9 – 11] Povero me, quando arriverà quel giorno in cui, contemplando il fuggire dei miei anni, io riuscirò ad uscire dal fuoco e da così duraturi affanni?


Vedrò mai il dí che pur quant’io vorrei
quel’aria dolce del bel viso adorno
piaccia a quest’occhi, et quanto si convene?

[vv. 12 – 14] Vedrò mai il giorno in cui il dolce aspetto del bel volto di Laura piacerà a questi occhi soltanto nella misura in cui io vorrei e in cui è conveniente? (ossia in modo puramente spirituale).