Archivio testo: Il duello di Orlando e Agricane

Parafrasi Il duello di Orlando e Agricane

MATTEO MARIA BOIARDO

IL DUELLO DI ORLANDO E AGRICANE

dal CANTO XVIII dell’ORLANDO INNAMORATO


PARAFRASI DEL TESTO


41 

E ragionando insieme tuttavia

Di cose degne e condecente a loro,

Guardava il conte il celo e poi dicia:

– Questo che or vediamo, è un bel lavoro,

Che fece la divina monarchia;

E la luna de argento, e stelle d’oro,

E la luce del giorno, e il sol lucente,

Dio tutto ha fatto per la umana gente. –


41. E nel frattempo, mentre conversavano tra loro (il sogg. è “Orlando e Agricane”, che conversano distesi l’uno accanto all’altro durante una tregua dal loro duello), di cose degne e confacenti alla loro dignità, il conte (Orlando) fissava il cielo e quindi diceva: “Questo che abbiamo davanti ai nostri occhi è la mirabile opera realizzata dal sovrano dell’universo; Dio ha creato ogni cosa per l’essere umano: la luna color argento, le stelle del colore dell’oro, la luce del giorno, il sole splendente”.


42

Disse Agricane: – Io comprendo per certo

Che tu vôi de la fede ragionare;

Io de nulla scïenzia sono esperto,

Né mai, sendo fanciul, volsi imparare,

E roppi il capo al mastro mio per merto;

Poi non si puotè un altro ritrovare

Che mi mostrasse libro né scrittura,

Tanto ciascun avea di me paura.

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42. Disse Agricane: “Mi sembra di capire che tu abbia intenzione di parlare di religione, tuttavia io non sono preparato in nessuna branca del sapere, poiché da fanciullo non volli mai imparare, e ruppi la testa al mio maestro come ricompensa (come ricompensa per gli insegnamenti ricevuti), cosicché non si riuscì a trovare nessun altro che mi insegnasse libri e scritture, a tal punto tutti avevano paura di me”.


43 

E così spesi la mia fanciulezza

In caccie, in giochi de arme e in cavalcare;

Né mi par che convenga a gentilezza

Star tutto il giorno ne’ libri a pensare;

Ma la forza del corpo e la destrezza

Conviense al cavalliero esercitare.

Dottrina al prete ed al dottore sta bene:

Io tanto saccio quanto mi conviene. –


43. “Così trascorsi la mia fanciullezza tra battute di caccia, giochi d’armi e cavalcate; del resto non credo che si addica ad un uomo nobile di trascorrere l’intera giornata tra i libri o a pensare; un cavaliere deve allenare la forza fisica e l’abilità con le armi. La sapienza si addice al prete, oppure al medico, io conosco unicamente quel tanto che mi serve”.


44 

Rispose Orlando: – Io tiro teco a un segno,

Che l’arme son de l’omo il primo onore;

Ma non già che il saper faccia men degno,

Anci lo adorna come un prato il fiore;

Ed è simile a un bove, a un sasso, a un legno,

Chi non pensa allo eterno Creatore;

Né ben se può pensar senza dottrina

La summa maiestate alta e divina. –


44. Rispose Orlando: “Io sono d’accordo con te su un punto, che le armi siano il principale onore dell’uomo, ma non sono d’accordo sul fatto che la conoscenza renda l’uomo meno degno, credo anzi che essa lo abbellisca come fa un fiore con un prato, ed è alla stregua di un bue, di un sasso o di un tronco, un uomo che non rifletta sull’eterno Creatore, né è possibile immaginare il sovrano dell’universo, l’altissimo e divino, senza un po’ di conoscenza.”

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45 

Disse Agricane: – Egli è gran scortesia

A voler contrastar con avantaggio.

Io te ho scoperto la natura mia,

E te cognosco che sei dotto e saggio.

Se più parlassi, io non risponderia;

Piacendoti dormir, dòrmite ad aggio,

E se meco parlare hai pur diletto,

De arme, o de amore a ragionar t’aspetto.


45. Disse allora Agricane: “E’ un atto del tutto villano attaccare da una posizione di superiorità: io ti ho rivelato la mia condizione, e ora apprendo che tu sei colto e preparato. Se andassimo avanti io non risponderei più:  per cui se hai voglia di dormire, dormi pure con comodo, ma se invece vuoi continuare a parlare con me, sono disposto a parlare unicamente di armi o di amore”.