Archivio testo: La maga Alcina

Parafrasi La maga Alcina

LUDOVICO ARIOSTO

LA MAGA ALCINA

da ORLANDO FURIOSO – Canto 7, Ottave 9 – 21

PARAFRASI DEL TESTO

Ottava 9

La bella Alcina venne un pezzo inante,

verso Ruggier fuor de le prime porte,

e lo raccolse in signoril sembiante,

in mezzo bella ed onorata corte.

Da tutti gli altri tanto onore e tante

riverenze fur fatte al guerrier forte,

che non potrian far più, se tra loro

fosse Dio sceso dal superno coro.

9. La bella Alcina avanzò un poco verso Ruggero, fuori dalle porte d’ingresso, e lo accolse con atteggiamento signorile, al centro di una corte elegante e rispettabile. Da parte di tutti i presenti, furono fatti tanti onori e tante reverenze al forte guerriero, che non avrebbero potuto farne di più, neppure se tra loro fosse sceso Dio direttamente dal Paradiso.

Ottava 10

Non tanto il bel palazzo era eccellente,

perché vincesse ogn’altro di ricchezza,

quanto ch’avea la più piacevol gente

che fosse al mondo e di più gentilezza.

Poco era l’un da l’altro differente

e di fiorita etade e di bellezza:

sola di tutti Alcina era più bella,

sì come è bello il sol più d’ogni stella.

10. Il palazzo non eccelleva tanto per il fatto di superare ogni altro palazzo in ricchezza, quanto per il fatto che vi si trovavano le persone più cortesi ed eleganti che vi fossero al mondo. I membri della corte differivano assai poco tra loro, sia per la giovane età, sia per bellezza: Alcina era la sola a spiccare su tutti gli altri quanto a bellezza, nella stessa maniera in cui il sole appare più bello di qualsiasi altra stella.

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Ottava 11

Di persona era tanto ben formata,

quanto me’ finger san pittori industri;

con bionda chioma lunga ed annodata:

oro non è che più risplenda e lustri.

Spargeasi per la guancia delicata

misto color di rose e di ligustri;

di terso avorio era la fronte lieta,

che lo spazio finia con giusta meta.

11. Fisicamente (Alcina) era tanto ben proporzionata quanto l’avrebbero potuta disegnare degli esperti pittori, con dei capelli biondi, raccolti in una treccia, che neppure l’oro avrebbe potuto superare in lucentezza e brillantezza. Sulle (sue) gote delicate si diffondeva un colore misto di rose e di ligustri (fiori di colore bianco), e la fronte, distesa ed estesa il giusto, aveva il colore limpido dell’avorio.

Ottava 12

Sotto duo negri e sottilissimi archi

son duo negri occhi, anzi duo chiari soli,

pietosi a riguardare, a mover parchi;

intorno cui par ch’Amor scherzi e voli,

e ch’indi tutta la faretra scarchi

e che visibilmente i cori involi:

quindi il naso per mezzo il viso scende,

che non truova l’invidia ove l’emende.

12. Sotto due archi sottilissimi e neri (le sopracciglia) aveva due occhi scuri, o, per meglio dire, due soli splendenti, pieni di magnanimità nel guardare e lenti nei movimenti, intorno ai quali sembrava che Amore volasse e volteggiasse, e da dove (Amore)sembrava scagliare un’intera faretra di strali e rubare cuori a vista d’occhio. Da lì le scendeva, attraverso il volto, un naso che neppure l’Invidia fatta persona vi avrebbe potuto trovare alcunché da correggere (un qualche difetto).

Ottava 13

Sotto quel sta, quasi fra due vallette,

la bocca sparsa di natio cinabro;

quivi due filze son di perle elette,

che chiude ed apre un bello e dolce labro:

quindi escon le cortesi parolette

da render molle ogni cor rozzo e scabro;

quivi si forma quel suave riso,

ch’apre a sua posta in terra il paradiso.

13. Sotto di esso (sotto il naso) stava, come fra due vallette (le fossette delle guance), la bocca, rossa come se fosse naturalmente cosparsa di cinabro (truccante color rosso): lì aveva due file di perle scelte (i denti, bianchi come perle), che labbra delicate e belle ora lasciavano vedere (apre) ora nascondevano (chiude). Di lì (dalla bocca appena descritta) uscivano parole cortesi, capaci di addolcire anche i cuori più rozzi e ruvidi, e lì prendeva forma quel sorriso soave, in grado di far apparire a suo piacimento il paradiso sula terra.

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Ottava 14

Bianca nieve è il bel collo, e ’l petto latte;

il collo è tondo, il petto colmo e largo:

due pome acerbe, e pur d’avorio fatte,

vengono e van come onda al primo margo,

quando piacevole aura il mar combatte.

Non potria l’altre parti veder Argo:

ben si può giudicar che corrisponde

a quel ch’appar di fuor quel che s’asconde.

14. Il suo bel collo era candido come la neve, e il suo petto bianco come il latte, il collo era ben tornito, il petto ampio e abbondante, e due pomi sodi, anch’essi (candidi) come avorio, ondeggiavano come fa l’acqua sulla riva, quando una dolce brezza scuote il mare. Neppure Argo (creatura mitologica dotata di cento occhi) sarebbe riuscito a vedere il resto: ma si capiva con certezza che quello che le vesti nascondevano era bello tanto quanto quello che risultava visibile.

Ottava 15

Mostran le braccia sua misura giusta;

e la candida man spesso si vede

lunghetta alquanto e di larghezza angusta,

dove né nodo appar, né vena eccede.

Si vede al fin de la persona augusta

il breve, asciutto e ritondetto piede.

Gli angelici sembianti nati in cielo

non si ponno celar sotto alcun velo.

15. Le braccia si presentavano della giusta lunghezza, e una bianca mano, longilinea e non larga, sulla quale non apparivano nodi, né vene in rilievo, fece più volte la sua comparsa. Al termine dell’elegantissima figura si vedeva un piedino corto, magro e tornito: le bellezze angeliche, nate nel cielo, risultano evidenti anche celate dalle vesti.

Ottava 16

Avea in ogni sua parte un laccio teso,

o parli o rida o canti o passo muova:

né maraviglia è se Ruggier n’è preso,

poi che tanto benigna se la truova.

Quel che di lei già avea dal mirto inteso,

com’è perfida e ria, poco gli giova;

ch’inganno o tradimento non gli è aviso

che possa star con sì soave riso.

16. Ogni suo gesto era pieno di sensualità (lett.: ogni suo gesto era come un laccio teso per fare innamorare gli uomini), sia che parlasse, sia che ridesse, sia che cantasse, sia che camminasse: per cui non c’è da meravigliarsi se Ruggero se ne innamorò, trovandola così magnanima nei suoi confronti, e poco gli valse ciò che aveva avuto modo di ascoltare dal mirto (da Astolfo, trasformato in mirto da Alcina), vale a dire di come ella fosse perfida e malvagia, dal momento che non gli sembrava possibile che inganno e tradimento potessero convivere con un sorriso tanto soave.

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Ottava 17

Anzi pur creder vuol che da costei

fosse converso Astolfo in su l’arena

per li suoi portamenti ingrati e rei,

e sia degno di questa e di più pena:

e tutto quel ch’udito avea di lei,

stima esser falso; e che vendetta mena,

e mena astio ed invidia quel dolente

a lei biasmare, e che del tutto mente.

17. (Ruggero) preferì piuttosto credere che Astolfo fosse stato trasformato (in mirto) da costei sulla spiaggia, per via del suo comportamento ingrato e malvagio, e che anzi fosse degno di quella pena o di una (pena) anche peggiore: quindi ritenne falso tutto ciò che aveva ascoltato riguardo a lei, e (ritenne) che fossero sentimenti di rivincita, risentimento e ostilità a indurre quell’amante deluso (quel dolente, cioè Astolfo) a denigrare lei (Alcina), e che perciò egli mentisse completamente.

Ottava 18

La bella donna che cotanto amava,

novellamente gli è dal cor partita;

che per incanto Alcina gli lo lava

d’ogni antica amorosa sua ferita;

e di sé sola e del suo amor lo grava,

e in quello essa riman sola sculpita:

sì che scusar il buon Ruggier si deve,

se si mostrò quivi incostante e lieve.

18. La dolce fanciulla che egli tanto amava (Bradamante) fu all’improvviso cancellata dal suo cuore, poiché Alcina con un incantesimo lo ripulì da ogni antica ferita (da ogni amore passato), e lo riempì unicamente di sé e di amore per sé, facendo in modo da rimanervi scolpita come unica e sola amata, ragion per cui è nostro dovere scusare il buon Ruggero, se in questo frangente si mostrò incostante o volubile. 

Ottava 19

A quella mensa citare, arpe e lire,

e diversi altri dilettevol suoni

faceano intorno l’aria tintinire

d’armonia dolce e di concenti buoni.

Non vi mancava chie, cantando, dire

d’amor sapesse gaudi e passioni,

o con invenzioni e poesie

rappresentasse grate fantasie.

19. Chitarre, arpe, lire ed altri suoni pieni di piacevolezza facevano risuonare di una dolce armonia e di graditi accenti l’aria tutt’intorno a quella tavola. E non mancava chi con l’arte della recitazione sapesse esprimere le gioie e i tormenti dell’amore, e con invenzioni e versi, narrare belle storie di fantasia.

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Ottava 20

Qual mensa trionfante e suntuosa

di qualsivoglia successor di Nino,

o qual mai tanto celebre e famosa

di Cleopatra al vincitor latino,

potria a questa esser par, che l’amorosa

fata avea posta inanzi al paladino?

Tal non cred’io che s’apparecchi dove

ministra Ganimede al sommo Giove.

20. Quale suntuosa, ricca, e trionfante mensa di qualsivoglia successore di Nino, primo re Assiro, o quale mai tanto celebre e famosa mensa di Cleopatra in onore del vincitore romano (Cesare o Antonio), avrebbe mai potuto eguagliare questa, che l’amorosa maga (Alcina) pose davanti al paladino (a Ruggero)? Una simile non credo che sia mai stata apparecchiata nemmeno là sull’Olimpo dove Ganimede serve da bere al sommo Giove (Ganimede è il mitico coppiere degli dei).

Ottava 21

Tolte che fur le mense e le vivande,

facean, sedendo in cerchio, un giuoco lieto:

che ne l’orecchio l’un l’altro domande,

come più piace lor, qualche secreto;

il che agli amanti fu commodo grande

di scoprir l’amor lor senza divieto:

e furon lor conclusioni estreme

di ritrovarsi quella notte insieme.

21. Una volta messi via piatti e vivande, (i membri della corte), sedendo in cerchio, fecero un piacevole gioco: ciascuno domandava, nell’orecchio dell’altro, un segreto a suo piacere, e questo offrì ai due amanti (Ruggero e Alcina) l’opportunità di rivelarsi il loro amore senza dover rispettare alcun divieto: e alla fine approdarono alla decisione di darsi appuntamento per trascorrere insieme quella notte.