Archivio testo: L'amaro lagrimar che voi faceste

Parafrasi L’amaro lagrimar che voi faceste

DANTE ALIGHIERI

L’AMARO LAGRIMAR CHE VOI FACESTE

– PARAFRASI DEL TESTO –


Nella finzione narrativa della Vita Nuova, questo è il terzo sonetto che Dante compone sul tema dell’incontro con la Donna Pietosa (la figura femminile che, mostrandosi compassionevole e amorevole nei confronti del poeta mentre egli è distrutto dalla perdita di Beatrice, lo seduce e ne produce il progressivo distacco dal compianto e il ritorno alla vita). L’innamoramento per la Donna Pietosa è un fatto difficoltoso nella Vita Nuova, che vede Dante lungamente diviso tra la volontà di persistere nel ricordo di Beatrice e il pensiero seducente del nuovo amore. In questo sonetto il poeta traspone nell’immagine del battibecco tra il cuore e gli occhi – aspramente rimproverati per la loro leggerezza e la loro infedeltà a Beatrice – la descrizione delle proprie resistenze al piacere alimentato dagli sguardi della Donna Pietosa.


“L’amaro lagrimar che voi faceste,
oi occhi miei, così lunga stagione,
facea lagrimar l’altre persone
de la pietate, come voi vedeste.

[vv. 1 – 4] “Oh occhi miei (a parlare è il cuore di Dante, che si rivolge agli occhi), come avete avuto modo di vedere (come voi vedeste), le lacrime amare che per lungo tempo avete versato, erano in grado di far piangere di compassione le altre persone.

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Ora mi par che voi l’obliereste,
s’io fosse dal mio lato sì fellone,
ch’i’ non ven disturbasse ogne cagione,
membrandovi colei cui voi piangeste.

[vv. 5 – 8] Ora, però, io ho l’impressione che voi sareste capaci di dimenticarvene, se io, da parte mia, mi dimostrassi così vile, da non togliervene ogni ragione, ricordandovi colei che avete pianto.


La vostra vanità mi fa pensare,
e spaventami sì, ch’io temo forte
del viso d’una donna che vi mira.

[vv. 9 – 11] La vostra volubilità desta la mia preoccupazione e mi spaventa al punto, che temo fortemente lo sguardo di una donna che vi guarda (la Donna Pietosa).

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Voi non dovreste mai, se non per morte,
la vostra donna, ch’è morta, obliare”.
Così dice ’l meo core, e poi sospira.

[vv. 12 – 14] Voi non dovreste mai dimenticare, se non a causa della vostra stessa morte, la vostra signora (nel senso etimologico di padrona) defunta”. Così dice il mio cuore e poi sospira.