Archivio testo: Melchisedech e il Saladino

Parafrasi Melchisedech e il Saladino

GIOVANNI BOCCACCIO

MELCHISEDECH E IL SALADINO

dal DECAMERON

PARAFRASI NOVELLA

Melchisedech giudeo, con una novella di tre anella, cessa un gran pericolo dal Saladino apparecchiatogli.

Il giudeo Melchisedech, con una storia su tre anelli, scampa ad un tranello molto pericoloso che gli è stato teso dal Saladino.

Poiché, commendata da tutti la novella di Neifile, ella si tacque, come alla reina piacque, Filomena così cominciò a parlare.

Dal momento che, dopo che tutti ebbero elogiato la novella narrata da Neifile, costei era rimasta in silenzio, appena la regina della giornata lo volle, Filomena cominciò il racconto della nuova novella.

La novella da Neifile detta mi ritorna a memoria il dubbioso caso già avvenuto ad un giudeo. Per ciò che già e di Dio e della verità della nostra fede è assai bene stato detto, il discendere oggimai agli avvenimenti e agli atti degli uomini non si dovrà disdire; e a narrarvi quella verrò, la quale udita, forse più caute diverrete nelle risposte alle quistioni che fatte vi fossero.

La novella narrata da Neifile mi ha fatto tornare alla mente la spaventosa vicenda capitata ad un giudeo. Dal momento che si è già parlato molto bene sia di Dio, sia della verità della nostra religione, non dovrebbe risultare inopportuno, a questo punto, passare a narrare avvenimenti e azioni di uomini. Per cui ora vi racconterò una storia, dopo aver ascoltato la quale, probabilmente diventerete più caute nel formulare le vostre risposte alle domande che vi potrebbero essere rivolte.

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Voi dovete, amorose compagne, sapere che, sì come la sciocchezza spesse volte trae altrui di felice stato e mette in grandissima miseria, così il senno di grandissimi pericoli trae il savio e ponlo in grande e in sicuro riposo. E che vero sia che la sciocchezza di buono stato in miseria altrui conduca, per molti essempli si vede, li quali non fia al presente nostra cura di raccontare, avendo riguardo che tutto ’l dì mille essempli n’appaiano manifesti. Ma che il senno di consolazione sia cagione, come promisi, per una novelletta mosterrò brievemente.

Voi, amorose compagne, dovete sapere che, esattamente nella stessa maniera in cui la stupidità, molto spesso, porta l’uomo a perdere una condizione felice e lo scaraventa nella miseria più completa, allo stesso modo il senno è in grado di cavar fuori l’uomo assennato da enormi pericoli, e di porlo in una condizione di grande tranquillità e sicurezza. E che sia assolutamente vero che la stupidità è in grado di condurre un uomo dalla prosperità alla miseria, lo si può dimostrare con innumerevoli esempi, che non sarà per ora nostro interesse raccontare, dato che ogni giorno i nostri occhi ricevono mille prove di ciò. Viceversa, come vi ho promesso, io vi dimostrerò in poco tempo, narrandovi una novella, fino a che punto il senno possa costituire una risorsa.

Il Saladino, il valore del qual fu tanto che non solamente di piccolo uomo il fe’ di Babillonia soldano, ma ancora molte vittorie sopra li re saracini e cristiani gli fece avere, avendo in diverse guerre e in grandissime sue magnificenze speso tutto il suo tesoro, e, per alcuno accidente sopravvenutogli bisognandogli una buona quantità di danari, né veggendo donde così prestamente come gli bisognavano aver gli potesse, gli venne a memoria un ricco giudeo, il cui nome era Melchisedech, il quale prestava ad usura in Alessandria, e pensossi costui avere da poterlo servire quando volesse; ma sì era avaro che di sua volontà non l’avrebbe mai fatto, e forza non gli voleva fare; per che, strignendolo il bisogno, rivoltosi tutto a dover trovar modo come il giudeo il servisse, s’avvisò di fargli una forza da alcuna ragion colorata.

Il Saladino, il cui valore fu tanto grande che grazie ad esso, non soltanto egli passò dall’essere un uomo qualunque ad essere il sultano di Babilonia, ma per giunta ottenne innumerevoli vittorie contro i re cristiani e saraceni, aveva dato fondo all’intero suo tesoro, a seguito di diverse guerre e di una serie di iniziative molto dispendiose; contemporaneamente, per un qualche avvenimento che gli era capitato, il Saladino si trovava ad aver bisogno di una grossa somma di denaro, e non aveva idea del modo in cui avrebbe potuto trovare quel denaro nel breve tempo che aveva a disposizione; così gli tornò alla memoria la figura di un ricco giudeo, il cui nome era Melchisedech, il quale esercitava l’attività di usuraio ad Alessandria d’Egitto; il Saladino ritenne che Melchisedech possedesse abbastanza denaro da soddisfare la sua necessità, qualora avesse voluto; ma il Saladino sapeva anche che Melchisedech era così avaro, che non avrebbe mai concesso i suoi soldi, a ameno che non fosse stato costretto a farlo, ed egli non voleva ricorrere ai soprusi; alla fine il Saladino, tormentato dalla necessità di denaro, concentrò tutte le sue energie nella ricerca di un modo per farsi finanziare dal giudeo Melchisedech, ed escogitò di commettere un sopruso che apparisse giustificato da qualche parvenza di legalità.

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E fattolsi chiamare e familiarmente ricevutolo, seco il fece sedere e appresso gli disse:

– Valente uomo, io ho da più persone inteso che tu se’ savissimo e nelle cose di Dio senti molto avanti; e per ciò io saprei volentieri da te quale delle tre leggi tu reputi la verace, o la giudaica o la saracina o la cristiana.

Quindi mandò a chiamare Melchisedech e lo accolse con benevolenza, si sedette con lui e gli disse: “Saggio uomo, io ho sentito dire da più persone che tu sei un uomo estremamente assennato, e che hai molto approfondito le questioni religiose; per questa ragione io sarei molto interessato a sentire da te quale, tra le tre religioni monoteiste, tu ritieni essere quella autentica, se la religione giudaica, quella islamica o quella cristiana.

Il giudeo, il quale veramente era savio uomo, s’avvisò troppo bene che il Saladino guardava di pigliarlo nelle parole per dovergli muovere alcuna quistione, e pensò non potere alcuna di queste tre più l’una che l’altra lodare, che il Saladino non avesse la sua intenzione. Per che, come colui al qual pareva d’aver bisogno di risposta per la quale preso non potesse essere, aguzzato lo ’ngegno, gli venne prestamente avanti quello che dir dovesse, e disse:

– Signor mio, la quistione la qual voi mi fate è bella, e a volervene dire ciò che io ne sento, mi vi convien dire una novelletta, qual voi udirete.

Il giudeo Melchisedech, che era per davvero un uomo molto assennato, si rese conto fin troppo bene che il Saladino stava cercando di farlo cadere in un tranello per potergli poi muovere qualche accusa, e pensò che l’unico modo per impedire al Saladino di riuscire nel suo intento, fosse non esprimersi a favore di nessuna delle tre religioni. Così, dal momento che egli aveva l’assoluta necessità di trovare una risposta che non lo facesse cadere nella trappola, aguzzò il suo ingegnò, e subito ebbe davanti a sé ciò che avrebbe dovuto rispondere; allora disse: “Mio sultano, la domanda che voi mi ponete è molto interessante, e per farvi capire quale sia il mio punto di vista, vi racconterò una breve novella, che adesso ascolterete.

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Se io non erro, io mi ricordo aver molte volte udito dire che un grande uomo e ricco fu già, il quale, intra l’altre gioie più care che nel suo tesoro avesse, era uno anello bellissimo e prezioso; al quale per lo suo valore e per la sua bellezza volendo fare onore e in perpetuo lasciarlo né suoi discendenti, ordinò che colui de’ suoi figliuoli appo il quale, sì come lasciatogli da lui, fosse questo anello trovato, che colui s’intendesse essere il suo erede e dovesse da tutti gli altri essere come maggiore onorato e reverito.

Se la memoria non mi inganna, io ricordo di aver sentito raccontare più volte che, molto tempo fa, visse un uomo, illustre e ricco, il quale, tra i gioielli più preziosi che facevano parte del suo tesoro, aveva anche un anello bellissimo e raro; e poiché l’uomo voleva rendere onore al valore e alla bellezza di quell’anello e voleva che esso si tramandasse per sempre, di padre in figlio, lungo i rami della sua discendenza, stabilì questa regola: quello tra i suoi figli, che avesse ricevuto da lui l’anello, avrebbe dovuto essere considerato il suo legittimo erede, e avrebbe dovuto essere onorato e riverito dai suoi fratelli come il più importante.

E colui al quale da costui fu lasciato il simigliante ordinò né suoi discendenti e così fece come fatto avea il suo predecessore; e in brieve andò questo anello di mano in mano a molti successori; e ultimamente pervenne alle mani ad uno, il quale avea tre figliuoli belli e virtuosi e molto al padre loro obedienti, per la qual cosa tutti e tre parimente gli amava. E i giovani, li quali la consuetudine dello anello sapevano, sì come vaghi d’essere ciascuno il più onorato tra’ suoi ciascuno per se’, come meglio sapeva, pregava il padre, il quale era già vecchio, che, quando a morte venisse, a lui quello anello lasciasse.

Ed il figlio che ricevette l’anello, adottò la medesima regola per i propri discendenti, e fece la stessa cosa che aveva fatto suo padre; e, per farla breve, questo anello passò di mano in mano, da una generazione all’altra, di successore in successore. E alla fine arrivò nelle mani di un padre, che aveva tre figli belli, valorosi, e molto rispettosi del loro genitore; e per queste ragioni egli li amava alla stessa maniera tutti e tre. Ora, dal momento che i tre giovani conoscevano l’usanza dell’anello, e ciascuno di loro ambiva ad essere il più apprezzato tra i suoi fratelli, ciascuno di loro supplicava quanto più poteva il padre, che ormai era anziano, affinché, al momento della morte, lasciasse a lui l’anello.

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Il valente uomo, che parimente tutti gli amava, né sapeva esso medesimo eleggere a qual più tosto lasciar lo dovesse, pensò, avendolo a ciascun promesso, di volergli tutti e tre sodisfare; e segretamente ad uno buono maestro ne fece fare due altri, li quali sì furono simiglianti al primiero, che esso medesimo che fatti gli avea fare appena conosceva qual si fosse il vero. E venendo a morte, segretamente diede il suo a ciascun de’ figliuoli. Li quali, dopo la morte del padre, volendo ciascuno la eredità e l’onore occupare, e l’uno negandolo all’altro, in testimonianza di dover ciò ragionevolmente fare ciascuno produsse fuori il suo anello. E trovatisi gli anelli sì simili l’uno all’altro che qual di costoro fosse il vero non si sapeva conoscere, si rimase la quistione, qual fosse il vero erede del padre, in pendente, e ancor pende.

Il brav’uomo, che amava tutti i suoi figli nella stessa misura, e non era in grado di compiere la scelta di lasciare l’anello ad uno di loro in particolare, dopo aver promesso l’anello a ciascuno dei suoi figli, pensò ad un sistema per non doversi rimangiare la parola. In segreto, l’uomo commissionò ad un valido fabbro la realizzazione di due copie dell’anello, le quali furono realizzate tanto somiglianti all’originale, che il fabbro stesso che le aveva confezionate faceva fatica a capire quale fosse il modello e quali le copie. E quando fu sul punto di morire, l’uomo consegnò in segreto a ciascuno dei suoi tre figli un esemplare dell’anello. Così, quando, all’indomani della morte del padre, ciascuno dei tre figli tentò di succedergli e di impadronirsi dell’eredità e del titolo, e ciascuno dei tre tentò di impedire agli altri due di realizzare il loro intento, ogni figlio tirò fuori, a garanzia della legittimità di ciò che stava facendo, la propria copia dell’anello. E poiché gli anelli furono riscontrati essere così simili l’uno all’altro, che non era possibile stabilire quale dei tre fosse l’originale, rimase aperta anche la questione di quale fosse l’autentico erede del padre. E quella questione è tutt’ora aperta.

E così vi dico, signor mio, delle tre leggi alli tre popoli date da Dio padre, delle quali la quistion proponeste: ciascuno la sua eredità, la sua vera legge e i suoi comandamenti dirittamente si crede avere e fare; ma chi se l’abbia, come degli anelli, ancora ne pende la quistione.

Mio sultano, la medesima cosa vi dico io in merito alle tre religioni che Dio padre ha dato ai popoli, riguardo alle quali mi avete interrogato: ogni popolo si crede nel giusto mentre mantiene e rispetta la sua eredità, la sua “vera” legge e i suoi comandamenti; tuttavia, come per gli anelli, la questione di chi sia il vero erede è tutt’altro che risolta.

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Il Saladino conobbe costui ottimamente essere saputo uscire del laccio il quale davanti a’ piedi teso gli aveva; e per ciò dispose d’aprirgli il suo bisogno e vedere se servire il volesse; e così fece, aprendogli ciò che in animo avesse avuto di fare, se così discretamente, come fatto avea, non gli avesse risposto.

Il Saladino si rese conto che Melchisedech aveva saputo magistralmente evitare la trappola che egli gli aveva teso davanti ai piedi; così decise di rivelargli con sincerità di aver bisogno di denaro, per poi stare a vedere se Melchisedech avrebbe accettato di finanziarlo; e così fece, svelandogli che cosa aveva pianificato di fare se lui non gli avesse risposto con quella saggezza con cui gli aveva risposto.

Il giudeo liberamente d’ogni quantità che il Saladino richiese il servì; e il Saladino poi interamente il soddisfece; e oltre a ciò gli donò grandissimi doni e sempre per suo amico l’ebbe e in grande e onorevole stato appresso di sé il mantenne.

L’ebreo Melchisedech generosamente concesse in prestito al Saladino tutto il denaro di cui egli aveva bisogno; e il Saladino successivamente restituì a Melchisedech tutto il denaro che egli gli aveva prestato, e oltre a ciò, lo omaggiò di grandissimi doni, lo trattò sempre come un amico, e lo fece restare alla propria corte tenendolo sempre in grande considerazione e grande stima.