Archivio testo: Noi sian le triste penne isbigotite

Parafrasi Noi siàn le triste penne isbigotite

GUIDO CAVALCANTI

NOI SIÀN LE TRISTE PENNE ISBIGOTITE

– dal CANZONIERE –

– PARAFRASI DEL TESTO –
PRIMA QUARTINA

Versi 1 – 4

Noi siàn le triste penne isbigotite,

le cesoiuzze e ’l coltellin dolente,

ch’avemo scritte dolorosamente

quelle parole che vo’ avete udite.

Noi siamo le angosciate e spaventate piume d’oca, le forbicette e l’addolorato coltellino (ossia: siamo gli strumenti della scrittura utilizzati da poeta), che hanno vergato con dolore quelle parole che voi avete ascoltato (ossia: “che il poeta ha utilizzato per scrivere le poesie colme di dolore indirizzate a voi” – gli strumenti della scrittura si stanno rivolgendo alla donna amata dal poeta).

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SECONDA QUARTINA

Versi 5 – 8

Or vi diciàn perché noi siàn partite

e siàn venute a voi qui di presente:

la man che ci movea dice che sente

cose dubbiose nel core apparite;

Ora vi spiegheremo per quale ragione ci siamo mosse da dov’eravamo, e siamo venute qui, davanti a voi, in questo momento: la mano che ci impugnava dichiara di aver sentito comparire nel cuore (ossia: “la mano del poeta dichiara di aver sentito comparire nel cuore di lui”) cose preoccupanti;

PRIMA TERZINA

Versi 9 – 11

le quali hanno destrutto sì costui

ed hannol posto sì presso a la morte,

ch’altro non n’è rimaso che sospiri.

E quelle cose hanno a tal punto distrutto costui (ossia: “il cuore”, e quindi, per metonimia “il poeta”) e lo hanno condotto così vicino alla morte, che non può fare altro che sospirare tutto il tempo.

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SECONDA TERZINA

Versi 12 – 14

Or vi preghiàn quanto possiàn più forte

che non sdegniate di tenerci noi,

tanto ch’un poco di pietà vi miri.

Ed ora vi preghiamo quanto più siamo in grado di fare, di non rifiutarvi di conservarci presso di voi come cose care, finché vi guardi un poco di pietà.