Archivio testo: Non fur mai Giove et Cesare sì mossi

Parafrasi Non fur mai Giove et Cesare sì mossi

FRANCESCO PETRARCA

NON FUR MAI GIOVE ET CESARE SÌ MOSSI

– PARAFRASI DEL TESTO –


Il sonetto appartiene ad una serie imperniata su un medesimo nucleo tematico, quello del “pianto di Laura”, che vanta un illustre antecedente nel pianto di Beatrice, contenuto nel cap. XXII della Vita Nuova. In molti hanno creduto che l’episodio dantesco sia stato sfruttato da Petrarca per conferire veste poetica ad una occasione biografica reale. La datazione ipotizzata è di poco posteriore al 1359.


Non fur ma’ Giove et Cesare sì mossi,
a folminar collui, questo a ferire,
che Pietà non avesse spente l’ire,
e lor de l’usate arme ambeduo scossi.

[vv. 1 – 4] Giove e Cesare (l’uno noto per il fulmine, l’altro per la rapidità fulminea delle azioni militari) mai furono a tal punto rapidi, il primo nello scagliare fulmini e il secondo nel colpire i suoi avversari, che Pietà non avesse (già) placato la loro ira e spogliato entrambi delle loro armi (il fulmine e la spada).


Piangea madonna, e ’l mio signor ch’i’ fossi
volse a vederla, et suoi lamenti a udire,
per colmarmi di doglia et di desire,
et ricercarmi le medolle et gli ossi.

[vv. 5 – 8] Piangeva la mia amata, e il mio signore (Amore) volle che io fossi presente al suo pianto e udissi i suoi lamenti, per colmarmi di dolore e desiderio, e penetrarmi nelle midolla e nelle ossa.

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Quel dolce pianto mi depinse Amore,
anzi scolpío, et que’ detti soavi
mi scrisse entro un diamante in mezzo ’l core;

[vv. 9 – 11] Amore dipinse dentro di me (nel cuore o nell’animo: motivo topico) quel dolce pianto, anzi ve lo scolpì, e incise indelebilmente quei lamenti soavi su un diamante posto al centro del mio cuore;


ove con salde ed ingegnose chiavi
ancor torna sovente a trarne fore
lagrime rare et sospir’ lunghi et gravi.

[vv. 12 – 14] (nel cuore), con chiavi infallibili e ingegnose, spesso ritorna ancora per trarne fuori grosse lacrime e sospiri lunghi e gravi (le chiavi del cuore sono metafora dei ricordi che rinnovano il dolore del poeta e lo inducono alle lacrime e ai sospiri).