Archivio testo: Non veggio ove scampar mi possa omai

Parafrasi Non veggio ove scampar mi possa omai

FRANCESCO PETRARCA

NON VEGGIO OVE SCAMPAR MI POSSA OMAI

– PARAFRASI DEL TESTO –


Non veggio ove scampar mi possa omai:
sì lunga guerra i begli occhi mi fanno,
ch’i’ temo, lasso, no ’l soverchio affanno
distrugga ’l cor che triegua non à mai.

[vv. 1 – 4] Non vedo ormai dove io possa trovare rifugio: i begli occhi (di Laura) mi fanno guerra da così lungo tempo che ahimè, temo che (la costruzione di temere è calcata sul latino timeo non) l’eccessivo affanno distrugga il cuore che non ha mai tregua.


Fuggir vorrei; ma gli amorosi rai,
che dì et notte ne la mente stanno,
risplendon sì, ch’al quintodecimo anno
m’abbaglian piú che ’l primo giorno assai;

[vv. 5 – 8] Vorrei fuggire: ma gli amorosi raggi (i raggi saettati dai begli occhi, dunque gli sguardi di Laura), cui ripenso giorno e notte, risplendono a tal punto, che dopo quindici anni mi abbagliano assai più che il primo giorno.

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et l’imagine lor son sì cosparte
che volver non mi posso, ov’io non veggia
o quella o simil indi accesa luce.

[vv. 9 – 11] E le loro immagini (le immagini degli amorosi rai, ossia degli sguardi di Laura) sono sparse per ogni dove, a tal punto che non posso volgermi da nessuna parte senza vedere o quella luce (la luce degli occhi di Laura) o una luce da essa riflessa.


Solo d’un lauro tal selva verdeggia
che ’l mio adversario con mirabil arte
vago fra i rami ovunque vuol m’adduce.

[vv. 12 – 14] Da un unico lauro (consueto senhal per Laura) nasce una selva così rigogliosa (ossia intricata di immagini) che il mio avversario (Amore), con un sortilegio sorprendente, mi fa vagare fra quei rami come più gli piace.