Archivio testo: O misera et horribil visione

Parafrasi O misera et horribil visione

FRANCESCO PETRARCA

O MISERA ET HORRIBIL VISIONE

– PARAFRASI DEL TESTO –


O misera et horribil visïone!

È dunque ver che ’nnanzi tempo spenta

sia l’alma luce che suol far contenta

mia vita in pene et in speranze bone?

[vv. 1 – 4] O visione pietosa ed orribile! È dunque possibile che quella luce santa (Laura) che soleva riempire la mia vita,  di pene come di buone speranze, si sia spenta prima del tempo?


Ma come è che sí gran romor non sone,

per altri messi, et per lei stessa il senta?

Or già Dio et Natura nol consenta,

et falsa sia mia trista opinïone.

[vv. 5 – 8] Ma come può essere che una notizia tanto importante non risuoni attraverso altri messaggeri, e che io la venga a conoscere da lei stessa? (infatti è Laura che, apparendo in sogno al poeta, lo ha messo a conoscenza della propria morte). Possano Dio e la natura non permetterlo! E possa la mia convinzione rivelarsi sbagliata (ossia “possa la mia visione rivelarsi non veritiera”)!

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A me pur giova di sperare anchora

la dolce vista del bel viso adorno,

che me mantene, e ’l secol nostro honora.

[vv. 9 – 11] L’unico mio conforto è sperare ancora nella dolce vista del bel viso adorno (il viso di Laura), che tiene in vita me e onora il nostro secolo.


Se per salir a l’eterno soggiorno

uscita è pur del bel’ albergo fora,

prego non tardi il mio ultimo giorno.

[vv. 12 – 14] Se tuttavia ella è uscita fuori dal suo bel corpo (bel albergo per metafora) per salire in paradiso (l’eterno sogiorno), prego Dio che il mio ultimo giorno non tardi a venire.