Archivio testo: Passer mai solitario in alcun tetto

Parafrasi Passer mai solitario in alcun tetto

FRANCESCO PETRARCA

PASSER MAI SOLITARIO IN ALCUN TETTO

– PARAFRASI DEL TESTO –


Il sonetto è imperniato sui motivi della solitudine del poeta e della lontananza da Laura.


Passer mai solitario in alcun tetto

non fu quant’io, né fera in alcun bosco,

ch’i’ non veggio ’l bel viso, et non conosco

altro sol, né quest’occhi ànn’altro obiecto.

[vv. 1 – 4] Mai un passero sopra qualche tetto (l’immagine è tratta dal Salmo 101) e mai una fiera in qualche bosco furono altrettanto solitari quanto lo sono io: io che non vedo il bel viso (di Laura), né conosco altro sole all’infuori di esso, né i miei occhi hanno altra mira.


Lagrimar sempre è ’l mio sommo diletto,

il rider doglia, il cibo assentio et tòsco,

la notte affanno, e ’l ciel seren m’è fosco,

et duro campo di battaglia il letto.

[vv. 5 – 8] Piangere in continuazione è per me il piacere più grande, e ridere è dolore, e il cibo mi risulta (amaro come) assenzio e veleno, e la notte è per me tormento, e il cielo sereno è per me fosco, e il letto è per me un duro campo di battaglia.

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Il sonno è veramente, qual uom dice,

parente de la morte, e ’l cor sottragge

a quel dolce penser che ’n vita il tene.

[vv. 9 – 11] Il sonno è davvero, come si dice, parente della morte e strappa il cuore da quel dolce pensiero che lo mantiene in vita.


Solo al mondo paese almo, felice,

verdi rive fiorite, ombrose piagge,

voi possedete, et io piango, il mio bene.

[vv. 12 – 14] O paese unico al mondo, nobile e felice (rivolto a Valchiusa), o verdi rive fiorite, o ombrose campagne (gli elementi costitutivi del paesaggio valchiusano),  voi possedete il mio bene (Laura), mentre io mi lamento (per essere distante da lei).