Archivio testo: Quantunque volte lasso mi rimembra

Parafrasi Quantunque volte lasso mi rimembra

DANTE ALIGHIERI

QUANTUNQUE VOLTE LASSO MI RIMEMBRA

– da LA VITA NUOVA-

– PARAFRASI DEL TESTO –

Nella prosa della Vita Nuova, Dante spiega di comporre queste due stanze di canzone, come omaggio ad un suo caro amico, parente di Beatrice. All’origine dell’omaggio c’è una richiesta dell’amico. Questi invita il poeta a scrivere un compianto funebre in onore di una giovane donna prematuramente scomparsa, senza tuttavia dire che si tratta di Beatrice. Dante soddisfa la richiesta col sonetto Venite a intender li sospiri miei. Poi, come gesto di maggior cortesia, compone le presenti due stanze di canzone, e le accompagna al sonetto.

Versi 1 – 5

Quantunque volte, lasso!, mi rimembra

ch’io non debbo già mai

veder la donna ond’io vo sì dolente,

tanto dolore intorno ’l cor m’assembra

la dolorosa mente,

[vv. 1 – 5] Ogni volta che – Povero me! – mi torna in mente che sono destinato a non rivedere mai più la donna (ossia: “Beatrice”, defunta) a causa della quale io vivo in un tale stato di sofferenza (la sofferenza che il poeta prova per aver perso la sua amata), intorno al mio cuore si raccoglie un dolore tanto intenso che …

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Versi 6 – 9

ch’io dico: “Anima mia, ché non ten vai?

ché li tormenti che tu porterai

nel secol, che t’è già tanto noioso,

mi fan pensoso di paura forte”.

[vv. 6 – 9] … io dico: “O anima mia, perché non esci da me? Poiché i tormenti che tu (Dante si sta ancora rivolgendo alla propria anima sconsolata, apostrofata al verso precedente) dovrai sopportare nel corso della vita terrena – la quale già ti procura tanta angoscia – mi affliggono intensamente e mi fanno temere”.

Versi 10 – 13

Ond’io chiamo la Morte,

come soave e dolce mio riposo;

e dico: “Vieni a me ” con tanto amore,

che sono astioso di chiunque more.

[vv. 10 – 13] Quindi invoco la morte, affinché sia per me portatrice di una quiete dolce e gradita; e dico – “Vieni a me!” – con un desiderio così intenso, che sono invidioso di chiunque muoia.

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Versi 14 – 19

E’ si raccoglie ne li miei sospiri

un sono di pietate,

che va chiamando Morte tuttavia:

a lei si volser tutti i miei disiri,

quando la donna mia

fu giunta da la sua crudelitate;

[vv. 14 – 19] Un suono di pietà riecheggia nei miei sospiri, e anch’esso invoca continuamente la Morte: su di essa (ossia: “sulla morte”) si sono appuntati tutti i miei desideri, non appena la mia amata è stata colpita dalla crudeltà di lei (ossia: “non appena Beatrice è stata strappata alla vita dalla morte crudele”);

Versi 20 – 22

perché ’l piacere de la sua bieltate,

partendo sé da la nostra veduta,

divenne spirital bellezza grande,

[vv. 20 – 22] e la sua meravigliosa bellezza (ossia: “la meravigliosa bellezza di Beatrice”), appena è venuta meno alla nostra vista (ossia “dopo che la fanciulla è morta e i vivi non possono più ammirare la sua bellezza”), è diventata la radiosa bellezza di uno spirito del Paradiso,

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Versi 23 – 26

che per lo ciclo spande

luce d’amor, che li angeli saluta,

e lo intelletto loro alto, sottile

face maravigliar, sì v’è gentile.

[vv. 23 – 26] che per il cielo diffonde una luce d’amore, la quale saluta (ma anche “beatifica” sulla base della consueta anfibologia: saluto/salute) gli angeli, e stupisce il loro profondo e sottile intelletto, a tal punto essa (ossia: “quella luce”) appare nobile lì nel cielo.