Archivio testo: Rapido fiume che d'alpestra vena

Parafrasi Rapido fiume che d’alpestra vena

FRANCESCO PETRARCA

RAPIDO FIUME CHE D’ALPESTRA VENA

– dal CANZONIERE –

– PARAFRASI DEL TESTO –

Nel sonetto Rapido fiume che d’alpestra vena Petrarca fa riferimento ad un viaggio verso Avignone, compiuto seguendo il corso del fiume Rodano. Il testo potrebbe essere messo in relazione sia con il momento del ritorno dal viaggio in Europa settentrionale del 1333, sia con il momento del rientro in Provenza nel 1345, dopo la fuga da Parma e la sosta a Verona.

Versi 1 – 4

Rapido fiume che d’alpestra vena

rodendo intorno, onde ’l tuo nome prendi,

notte et dí meco disïoso scendi

ov’Amor me, te sol Natura mena,

[vv. 1 – 4] O rapido fiume che da una sorgente montana, erodendo i luoghi che percorri – cosa da cui deriva il tuo nome (Petrarca si riferisce infatti al fiume Rodano) – notte e giorno scendi con foga (disioso è personificazione/metafora) insieme a me (la situazione che il sonetto suggerisce è infatti che Petrarca scriva mentre segue per via di terra il corso del fiume Rodano) verso il luogo (Avignone) dove io vengo condotto dall’Amore (perché ad Avignone risiede Laura) e tu solamente dalla natura,

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Versi 5 – 8

vattene innanzi: il tuo corso non frena

né stanchezza né sonno; et pria che rendi

suo dritto al mar, fiso u’ si mostri attendi

l’erba piú verde, et l’aria piú serena.

[vv. 5 – 8] va’ pure avanti (mentre il poeta si ferma a riposare): né la stanchezza, né il sonno frenano il tuo corso (come avviene invece negli spostamenti degli uomini); e prima che tu restituisca al mare il suo tributo (il suo tributo di acque, per cui l’espressione vale “prima di sfociare nel mare”), guarda attentamente là dove l’erba appare più verde e l’aria più serena (Petrarca si riferisce al luogo in cui abita Laura).

Versi 9 – 11

Ivi è quel nostro vivo et dolce sole,

ch’addorna e ’nfiora la tua riva manca:

forse – o che spero? – e ’l mio tardar le dole.

[vv. 9 – 11] Lì abita quel nostro vivo e dolce sole (Laura), che orna di fiori (ch’addorna e ’nfiora per endiadi) la tua riva sinistra (la riva del Rodano sulla quale sorge Avignone), e forse – cosa oso mai sperare? – il mio tardare le duole.

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Versi 12 – 14

Basciale ’l piede, o la man bella et bianca;

dille, e ’l basciar sie ’nvece di parole:

Lo spirto è pronto, ma la carne è stanca.

[vv. 12 – 14] Baciale il piede, o la mano bella e candida; dille, non a parole, ma con i baci: “L’anima è pronta (l’anima è quella di Petrarca, sempre pronta a correre da Laura), ma il corpo è stanco e ha bisogno di riposo”.