Archivio testo: Rinaldo nella selva incantata

Parafrasi Rinaldo nella selva incantata

Ottava 27

Quai le mostra la scena o quai dipinte
tal volta rimiriam dèe boscareccie,
nude le braccia e l’abito succinte,
con bei coturni e con disciolte treccie,

[vv. 17 – 20] Così come le mostra il teatro, o come talvolta ammiriamo dipinte le dèe dei boschi, con le braccia nude e l’abito succinto, con belle calzature (coturni) e con le trecce sciolte,

tali in sembianza si vedean le finte
figlie de le selvatiche corteccie;
se non che in vece d’arco o di faretra,
chi tien leuto, e chi viola o cetra.

[vv. 21 – 24] allo stesso modo si mostravano nell’aspetto quelle false ninfe (finte: perché le ninfe sono il frutto illusorio dell’incantesimo demoniaco che grava sulla selva), nate dalle cortecce degli alberi; senonché, al posto dell’arco o della faretra, alcune avevano un liuto, alcune una viola, altre una cetra.

Ottava 28

E cominciàr costor danze e carole,
e di se stesse una corona ordiro
e cinsero il guerrier, sí come sòle
esser punto rinchiuso entro il suo giro.

[vv. 25 – 28] Ed esse cominciarono a fare danze e girotondi (carole) e si disposero in cerchio (di sé stesse una corona ordiro) e circondarono il guerriero, proprio come il centro (punto) è solito essere circondato dalla sua circonferenza (giro).

Cinser la pianta ancora, e tai parole
nel dolce canto lor da lui s’udiro:
“Ben caro giungi in queste chiostre amene
o de la donna nostra amore e spene.

[vv. 29 – 32] Le ninfe circondarono anche il mirto, e fra il loro dolce canto furono da lui udite queste parole: “Giungi assai gradito in questi ameni luoghi appartati (chiostre), o amore e speranza della nostra signora (ossia: “di Armida”).

Ottava 29

Giungi aspettato a dar salute a l’egra,
d’amoroso pensiero arsa e ferita.

[vv. 33 – 34] Giungi atteso a salvare la malata (l’egra), che è arsa e ferita dalla passione amorosa.

Questa selva che dianzi era sí negra,
stanza conforme a la dolente vita,
vedi che tutta al tuo venir s’allegra
e ‘n piú leggiadre forme è rivestita”.

[vv. 35 – 38] Guarda come questo bosco, che prima era tanto cupo (negra), sede (stanza) adeguata ad una vita dolorosa, si rallegra tutto al tuo arrivo, e si riveste di fattezze più graziose”.

Tale era il canto; e poi dal mirto uscia
un dolcissimo tuono, e quel s’apria.

[vv. 39 – 40] Questo era il canto, e poi dal mirto uscì un dolcissimo suono, mentre esso si dischiudeva.