Archivio testo: Rinaldo nella selva incantata

Parafrasi Rinaldo nella selva incantata

Ottava 30

Già ne l’aprir d’un rustico sileno
meraviglie vedea l’antica etade,
ma quel gran mirto da l’aperto seno
imagini mostrò piú belle e rade:

[vv. 41 – 44] Gli uomini dell’antichità (l’antica etade) vedevano immagini della divinità (meraviglie) dentro le statue cave (nell’aprir) di Sileno, dio dei boschi (rustico sileno), ma quel grande mirto dal tronco (seno) aperto mostrò immagini ancor più belle e rare:

donna mostrò ch’assomigliava a pieno
nel falso aspetto angelica beltade.
Rinaldo guata, e di veder gli è aviso
le sembianze d’Armida e il dolce viso.

[vv. 45 – 48] mostrò una donna che somigliava in tutto, nel suo aspetto illusorio, ad una bellezza angelica. Rinaldo guardò e gli sembrò (gli è aviso) di riconoscere le fattezze di Armida, e il dolce volto di lei.

Ottava 31

Quella lui mira in un lieta e dolente:
mille affetti in un guardo appaion misti.
Poi dice: “Io pur ti veggio, e finalmente
pur ritorni a colei da chi fuggisti.

[vv. 49 – 52] Egli la vedeva felice e addolorata al tempo stesso: mille sentimenti apparivano mescolati (misti) in un solo sguardo. Poi ella disse: “Ora io ti vedo, finalmente torni da colei da cui sei fuggito.

A che ne vieni? a consolar presente
le mie vedove notti e i giorni tristi?
o vieni a mover guerra, a discacciarme,
che mi celi il bel volto e mostri l’arme?

[vv. 53 – 56] A che scopo ritorni da me? Per consolare, con la tua presenza (presente), le mie notti solitarie e i miei giorni tristi? Oppure vieni per muovere guerra, per scacciarmi, tu che mi nascondi il bel viso (Rinaldo ha il volto nascosto dall’elmo) e che mi mostri le armi?

Ottava 32

giungi amante o nemico? Il ricco ponte
io già non preparava ad uom nemico,
né gli apriva i ruscelli, i fior, la fonte,
sgombrando i dumi e ciò ch’a’ passi è intrico.

[vv. 57 – 60] Arrivi come amante o come nemico? Non avrei preparato il sontuoso ponte (il ricco ponte è il ponte d’oro che Rinaldo ha attraversato inoltrandosi nella selva) per un nemico, né avrei aperto per lui i ruscelli, i fiori, la sorgente, rimuovendo i cespugli spinosi (dumi) e tutto ciò che è d’impedimento (intrico) per il passaggio.

Togli questo elmo omai, scopri la fronte
e gli occhi a gli occhi miei, s’arrivi amico;
giungi i labri a le labra, il seno al seno,
porgi la destra a la mia destra almeno.»

[vv. 61 – 64] Ora togliti quest’elmo, mostra il tuo volto e i tuoi occhi al mio sguardo, se arrivi come amico; congiungi le labbra alle mie labbra, il tuo petto al mio, o quantomeno porgi la tua mano destra verso la mia”.