Archivio testo: S’Amore o Morte non dà qualche stroppio

Parafrasi S’Amore o Morte non dà qualche stroppio

FRANCESCO PETRARCA

S’AMORE O MORTE NON DÀ QUALCHE STROPPIO

– PARAFRASI DEL TESTO –


In questo sonetto Petrarca si rivolge ad un amico, chiedendogli in prestito un libro che gli è necessario per terminare un suo lavoro. Potrebbe darsi che il destinatario sia Giacomo Colonna e che Petrarca stia chiedendo l’enciclopedia storica di cui Landolfo Colonna era stato committente e primo possessore: questa infatti conteneva anche i passi di Livio, necessari a Petrarca per portare avanti il De viris illustribus. Tuttavia potrebbe anche darsi che il destinatario sia il frate Giovanni Colonna, nipote e amico di Landolfo e assai vicino a Petrarca durante lo studio di Livio, e che il testo richiesto serva più che per il De viris illustribus, per l’Africa.


S’Amore o Morte non dà qualche stroppio
a la tela novella ch’ora ordisco,
et s’io mi svolvo dal tenace visco,
mentre che l’un coll’altro vero accoppio,

[vv. 1 – 4] Se Amore o Morte non produrranno strappi nella nuova tela che vado ordendo (ossia se l’amore o la morte non impediranno al Petrarca di completare l’opera su cui sta lavorando) e se mi libererò dai lacci tenaci della passione amorosa (lett. dal “vischio”, collante naturale utilizzato nella caccia per allestire trappole, metafora dell’impasse amorosa), nell’accoppiare l’una verità con l’altra (ossia compiendo il lavoro dello storico),


i’ farò forse un mio lavor sí doppio
tra lo stil de’ moderni e ’l sermon prisco,
che, paventosamente a dirlo ardisco,
infin a Roma n’udirai lo scoppio.

[vv. 5 – 8] farò un lavoro intessuto così a filo doppio (accoppiando due verità, ma soprattutto riunendo due tradizioni culturali) fra lo stile dei moderni (probabile riferimento all’enciclopedismo congiunto all’allegoria, tratto distintivo della produzione erudita moderna) e il latino classico, che – mi azzardo timorosamente a dichiarartelo – ne sentirai parlare (lett. ne sentirai il rumore della fama) sino a Roma (il luogo di residenza del destinatario).

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Ma però che mi mancha a fornir l’opra
alquanto de le fila benedette
ch’avanzaro a quel mio dilecto padre,

[vv. 9 – 11] Ma poiché per portare a compimento l’opera ho bisogno di un po’ di quei fili benedetti (prosegue la metafora della tela per indicare i libri) lasciati in eredità da quel mio antico padre (con tutta probabilità Landolfo Colonna),


perché tien’ verso me le man’ sí strette,
contra tua usanza? I’ prego che tu l’opra,
e vedrai rïuscir cose leggiadre.

[vv. 12 – 14] perché tu, contrariamente a quanto sei solito fare, tieni nei miei confronti le mani così serrate? (il verso lascia intendere il sonetto ripete una richiesta già avanzata da Petrarca e rimasta insoddisfatta). Io ti prego di aprirle, e vedrai prodursi cose egregie.