Archivio testo: Temporale

Parafrasi Temporale

GIOVANNI PASCOLI

TEMPORALE

da MYRICAE


– PARAFRASI DEL TESTO –


Temporale di Giovanni Pascoli è una lirica breve, che reca la descrizione di un paesaggio litoraneo colto nel momento in cui sta per scoppiare un temporale.

La rappresentazione paesaggistica che Pascoli realizza in Temporale risponde ad un preciso disegno: il poeta fissa quattro determinazioni spaziali (lontano, a mare, a monte, tra il nero) – come quattro “ambienti” nello spazio, o quattro “campiture” su una tela – e, per ciascuna determinazione, indica quali colori e suoni “occupano” quella porzione di spazio.

In questa maniera i riferimenti spaziali e i dati coloristici e acustici si vanno a comporre, nella mente del lettore, in un quadro pittorico d’insieme, nel quale più “campiture”, contenenti colori e suoni, formano complessivamente un paesaggio pre-temporalesco.

Questa impostazione impressionista, o divisionista, della rappresentazione paesaggistica per macchie rapide, si ripercuote anche sul piano formale sintattico, dove per dare rapidità e frammentarietà alla successione delle impressioni, Pascoli sopprime in maniera generalizzata le congiunzioni, ed esprime il verbo in un’unica proposizione (rosseggia) sottintendendolo nelle altre tre.


Parafrasi


Un bubbolìo lontano…

 

Rosseggia l’orizzonte,

come affocato, a mare:

nero di pece, a monte,

stracci di nubi chiare:

tra il nero un casolare:

un’ala di gabbiano.

Lontano (sottinteso: “si sente”) un bubbolio (l’onomatopea suggerisce il suono del tuono, che, per l’estrema lontananza, non viene percepito come un fragore, ma piuttosto come un “ribollire”, un “gorgoglio”, come avviene in natura; lo spazio vuoto con cui Pascoli isola il verso da un lato separa l’unico dato uditivo della poesia dalla sequenza dei successivi dati visivi, dall’altro dà il senso della lontananza del suono).

A mare (ossia: “nella parte inferiore della rappresentazione, a valle, verso il mare”) l’orizzonte, come infuocato (affocato perché acceso dai bagliori dei lampi), manda lampi di colore rosso (rosseggia).

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A monte (sottinteso: “c’è, si vede”) nero di pece (ossia: un colore nero come pece, il nero dato dalle nubi che addensate) e macchie sfilacciate (stracci, per metafora) di nubi più chiare.

Tra il nero (ossia: “sulla parte nera di quanto descritto, sullo sfondo della porzione nera della rappresentazione, quella di monte”) un casolare, un’ala di gabbiano (ossia: “come un’ala di gabbiano”; la metafora dell’ala di gabbiano suggerisce le idee della forma con cui il casolare si offre alla visione del poeta – una forma arcuata – indica il colore del casolare – bianco come il piumaggio del gabbiano – ed inoltre dà il senso di qualcosa di piccolo e isolato, specchio dell’umana fragilità e piccolezza di fronte alle sconvolgenti forze della natura in tempesta).