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Parafrasi Una lezione di vita

PIETRO ARETINO

UNA LEZIONE DI VITA

– PARAFRASI DEL TESTO –


NANNA: Che rabbia, che irritazione, che urto, che ansia, che batticuore e che sfinimento e che capriccio (senepe: senape) è mai il tuo, bambina fastidiosa?

PIPPA: Mi irrita il fatto che non vogliate farmi fare la cortigiana (ossia la prostituta di corte) come vi ha consigliato anche la mia madrina, madonna Antonia.

NANNA: Altro che le nove bisogna attendere per poter cenare! (espressione per dire “Hai voglia te!”).

PIPPA: Voi siete una matrigna, uh, uh…

NANNA: Avanti! Piangi, bambolina mia!

PIPPA: Piangerò senz’altro!

NANNA: Metti da parte l’arroganza, mettila da parte ti dico! Perché se non ti togli questo vizio, oh Pippa, se non te lo togli non avrai mai il becco di un quattrino! Perché al giorno d’oggi ci sono tante di quelle prostitute, che quella che non è capace di fare i miracoli per camparci, non riesce a mettere …

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… insieme il pranzo con la cena; e non è sufficiente essere belle, avere begli occhi o trecce bionde: solo il sapersi destreggiare bene o la buona sorte ti tirano fuori dalla miseria, il resto sono tutte sciocchezze.

PIPPA: Così dite voi!

NANNA: Oh Pippa! Non lo dico io, così è! Ma se farai come ti dico, se aprirai bene le orecchie ai miei insegnamenti, sarai felice, felice, felice.

PIPPA: Se vi affretterete a trasformarmi in una cortigiana, io le terrò spalancate (le orecchie)

NANNA: A patto che tu abbia l’intenzione di starmi a sentire e di smetterla di giocare ad ogni pelo che vola, andando dietro ai grilli che hai per la testa mentre io sto qui a ricordarti cos’è veramente utile per te, io ti giuro, in nome delle preghiere che continuo a biascicare, che al massimo tra quindici giorni ti avvio al mestiere (ti metto all’opera, ti rendo operativa).

PIPPA: Lo volesse il cielo, oh mamma!

NANNA: Lo volessi anche tu!

PIPPA: Lo voglio eccome, mammina cara, mammina d’oro!

NANNA: Se tu lo vuoi, lo voglio anch’io, e sappi, figlia mia, che io sono più che certa che tu diventerai più brava di qualsiasi favorita papale che ci sia mai stata: già ti vedo in alto fino al cielo, perciò dammi retta!

PIPPA: Ti sto già dando retta!

NANNA: Oh Pippa, sebbene io faccia credere alla gente che tu hai sedici anni, tu ne hai venti tondi tondi e sei nata all’indomani dell’elezione al soglio pontificio di papa Leone (Leone X, papa dal 1513 al 1521), infatti mentre per tutta Roma si urlava “Le palle, le palle!” (“le palle” sono quelle contenute nello stemma della famiglia Medici, cui appartiene papa Leone X) io urlavo “Ahi! Ahi!” (per i dolori del parto) e quando ti misi al mondo stavano per l’appunto appendendo le insegne dei Medici sulla porta della basilica di S. Pietro.

PIPPA: Una ragione in più per non tenermi oltre a fare cose inutili! Tra l’altro Sandra, mia cugina, mi dice che prostitute di undici o dodici anni sono normali in tutto il mondo e che le altre non riscuotono successo.

NANNA: E’ tutto vero, però tu non dimostri neppure quattordici anni. Ma tornando a me, ti ricordo di ascoltarmi senza viaggiare con la fantasia: fai conto che io sia il maestro e tu l’allievo che impara a sillabare. Anzi, pensa che io sono il sacerdote e tu il fedele. Per cui: se preferisci immaginarti come un allievo, ascoltami come …

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… farebbe l’allievo che ha paura di non poter andare a cavallo; se invece preferisci immaginarti come un cristiano mettiti in testa di ascoltarmi nel modo in cui ascolterebbe una predica colui che non ha intenzione di finire all’inferno.

NANNA: Ascoltami allora, e ficcati bene in testa le mie lettere e i miei vangeli, che ti fugheranno ogni dubbio, a cominciare da questo: se basta una ragazza sciocca a trasformare in un animale un dottore, un filosofo, un mercante, un soldato, un frate, un prete, un eremita, un signore, un monsignore o una qualsiasi uomo eccezionalmente saggio (Salomone per antonomasia), come credi che siano trattati i cretini dalle ragazze astute?

PIPPA: Io direi male!

NANNA: E per questa ragione diventare prostitute non è un mestiere per ragazze sciocche: dunque io, che questa cosa la so bene, è solo nel tuo interesse che non voglio affrettare i tempi del tuo avviamento. Deve fare ben altro che alzarsi la sottana e dire: “Fai tu che faccio anch’io!” colei che non vuole dichiarare fallimento il giorno stesso che apre la sua attività. E, per venire al nocciolo della faccenda, accadrà, non appena si saprà che tu non sei più vergine, che in molti vorranno essere tra i primi a servirsi! Ed io dovrò fare la parte di un mediatore che mette pace tra le truppe, e mi verranno sussurrati nelle orecchie tanti di quei messaggi da parte degli ambasciatori ora di un uomo, ora di un altro, che in un modo o nell’altro avrai sempre una dozzina di prenotazioni. Per cui, a noi farebbe comodo che la settimana avesse più giorni di quanti non ne abbia il mese. Stando così le cose, ecco che ti mostro come io, rimanendo sulle mie, risponderei al servitore di un qualche signore: “E’ la verità, la mia Pippa ha perduto la verginità, Dio solo sa come (Vacca di una comare! Ruffiana! Me la pagherai!), tuttavia la mia figliola, più pura di un colombo, non ha colpa, e – Dio sa se dico il vero – è accaduto una volta sola, per cui accetterei di recarmi ad offrire mia figlia solo ad un uomo molto nobile e prestigioso; tuttavia Sua Signoria (ossia il Signore per conto del quale il servitore parla) mi ha incantata in modo tale, che la mia bocca non è capace di dirgli di no: quindi va bene, Pippa verrà da lui appena dopo l’ora dell’Ave Maria”.

NANNA: A questo punto tu andrai nella casa dell’uomo che io ti ho preso come esempio ed io verrò insieme a te. Non appena sarai arrivata da lui, egli ti verrà incontro sul caposcala o fin sull’uscio: a quel punto tu ti fermerai per un istante, ti ricomporrai a dovere, con le mani sulle spalle, perché lungo la strada potresti esserti scomposta, e guarderai per un attimo i compagni di lui, che verosimilmente saranno poco distanti. A questo punto lo fisserai negli occhi con umiltà, e, una volta che avrai fatto una riverenza, diffondendo così nell’aria il tuo profumo, assesterai uno di quei saluti che fanno le spose o le partorienti (così li chiama la Perugina), quando i parenti del marito o i compari le prendono per mano.

PIPPA: Potrei arrossire nel farlo!

NANNA: Ed io me ne rallegrerei, perché il trucco, che toglie il fiato agli uomini, non fa altro che simulare la vergogna sulle gote delle fanciulle.

PIPPA: E quindi è fatta!

NANNA: Dopo aver adempito alle cerimonie di rito, per prima cosa, colui con il quale dovrai dormire, ti farà sedere accanto a sé, e, nel prenderti la mano, accarezzerà me, che, allo scopo di indirizzare sul tuo viso lo sguardo di tutti i presenti, non farò altro che fissarti, dando l’impressione di essere ammaliata dalla tua bellezza. Ed egli comincerà a dirti: “Oh signorina, vostra madre ha ben ragione ad adorarvi, perché le altre donne mettono al mondo donne, mentre lei mette al mondo angeli!”. E se accadrà che, dicendo queste parole, egli si chini per baciarvi sugli occhi o sulla fronte, tu ti volgerai dolcemente verso di lui ed emetterai un delicato sospiro, che egli possa sentire appena; e, qualora tu, nel mentre, riuscissi a farti diventare le gote di quel rosso di cui abbiamo parlato, lo cuoceresti sin da subito.

PIPPA: Ma dai ?!?

NANNA: Ma certo!

PIPPA: E perché?

NANNA: La ragione è che il sospirare e l’arrossire insieme, sono segnali d’amore e dell’inizio di una passione. Per cui, dal momento che le persone si sentono a disagio solo se hanno a che fare con qualcuno che non dà loro confidenza, quello che dovrà godere di te quella notte, comincerà a farsi l’idea che tu sia perdutamente innamorata di lui, e quanto più tu sarai insistente nel fissarlo, tanto più egli se ne convincerà, e, continuando a conversare con te, piano piano ti condurrà in un angoletto, e, ricorrendo alle parole più dolci e argute di cui sarà capace, verrà al nocciolo della questione! A questo punto tu dovrai rispondere subito: e, con voce leggiadra, ti dovrai sforzare di non dire nessuna frase da bordello. Intanto i suoi amici, che si staranno intrattenendo con me, cominceranno ad avvicinarsi a te come vipere che scivolano attraverso l’erba, e uno dirà una cosa, un altro ne dirà un’altra, sempre facendo battute: tu dovrai essere accorta, e sia nel parlare, sia nel tacere, fare in modo che la conversazione e il silenzio sembrino belli sulla tua bocca; e, se ti capiterà di rivolgerti ora ad uno, ora ad un altro, li dovrai guardare senza lascivia, nella stessa maniera in cui le suorine ligie alla loro regola guardano i frati, e riservare gli sguardi pieni di desiderio e le parole seducenti unicamente a colui che ti starà offrendo la cena e l’ospitalità. E quando vorrai ridere, non dovrai alzare la voce, spalancando la bocca fino a farti vedere al gola, alla maniera delle prostitute, bensì dovrai ridere in maniera che nessun tuo lineamento imbruttisca; anzi, fai in modo che sorridendo con garbo e misura cresca la grazia sul tuo viso, e fatti piuttosto uscir di bocca un dente che qualche frase sconcia. Non giurare su Dio, né sui santi, intestardendoti a dire “Non è così che è andata!”,  e non ti irritare, anche quando ti viene detto qualcosa da qualcuno che ci prova gusto ad offendere le prostitute, perché la donna che vive in un perpetuo corteggiamento deve coprirsi più di affabilità che di velluti, mostrando signorilità in ogni gesto. E quando arriva il momento in cui sarai invitata a sederti a tavola, anche se sarai la prima a lavarsi le mani e andare al tavolo, fattelo ripetere, perché chi si umilia si esalta.

PIPPA: Lo farò!

NANNA: E quando arriverà l’insalata non dovrai avventarti su di essa come fanno le mucche con il fieno: piuttosto farai bocconi piccoli piccoli, e, rigorosamente senza ungerti le dita, li porterai alla bocca. E la bocca non la sporgerai fin sopra il piatto nel prendere i cibi, come di tanto in tanto vedo fare a qualche volgarotta: dovrai infatti rimanere regale, allungando elegantemente la mano. E per chiedere da bere, farai un cenno col capo, oppure, nel caso le caraffe siano già sulla tavola, ti servirai da sola; e non riempirti il bicchiere fino all’orlo, ma supera a malapena la metà, e, accostandoci le labbra con grazia, non berlo mai per intero.

PIPPA: E se io fossi molto assetata?

NANNA: Anche in questo caso dovrai berne poco, per evitare che ti si appiccichi addosso la reputazione di donna golosa e avvinazzata. E non masticare il pasto con la bocca aperta, così da apparire molesta e sporca, fallo bensì in modo che a malapena si capisca che stai mangiando. E mentre ceni, parla il meno possibile, e, a meno che non sia qualcuno a rivolgersi a te, fa’ in modo di non avviare mai tu la conversazione; e se qualcuno che siede al tavolo con te ti offre un’ala o un petto di cappone oppure di starna, tu accettalo con educazione, guardando contemporaneamente il tuo cliente, con il fare di chi sta chiedendo il permesso di accettare senza chiedere esplicitamente. E terminato il pasto, per l’amor di Dio, non ruttare!

PIPPA: Cosa accadrebbe se mi dovesse sfuggire un rutto?

NANNA: Diavolo! Saresti rovinata! (lett.: Cadresti di faccia nella schifezza e nelle beffe degli schifiltosi!)

PIPPA: E facendo invece ciò che mi state insegnando e il resto, cosa accadrebbe?

NANNA: Accadrebbe che tu ti faresti la reputazione della più brava e graziosa cortigiana del mondo, e, ogni volta che si menzioneranno altre cortigiane, ci sarà qualcuno che interverrà dicendo: “State calmi, perché vale più l’ombra delle scarpe vecchie della signora Pippa, che quelle o quell’altre vestite e calzate!” e coloro che faranno la tua conoscenza, rimanendo soggiogati dalla tua grazia, andranno in giro tessendo le tue lodi, per cui sarai più ricercata tu, di quanto non siano evitate quelle prostitute che hanno reputazione di ladre o di furfanti: e pensa quanto ne sarò contenta io!