Archivio testo: Una presa di coscienza ed una svolta poetica

Parafrasi Una presa di coscienza ed una svolta poetica: le nove rime

DANTE ALIGHIERI

UNA PRESA DI COSCIENZA ED UNA SVOLTA POETICA: LE NOVE RIME

da LA VITA NUOVA

PARAFRASI DEL TESTO

Par. 1

Con ciò sia cosa che per la vista mia molte persone avessero compreso lo secreto del mio cuore, certe donne, le quali adunate s’erano dilettandosi l’una ne la compagnia de l’altra, sapeano bene lo mio cuore, però che ciascuna di loro era stata a molte mie sconfitte.

Dal momento che, per via del mio aspetto, in molti avevano compreso il segreto celato nel mio cuore (l’amore per Beatrice, che Dante ha cercato in ogni modo di tenere nascosto), alcune donne, che si erano radunate per godere ciascuna della compagnia dell’altra, conoscevano bene i miei sentimenti, poiché ciascuna di loro aveva assistito a molti dei miei tracolli (gli svenimenti da cui Dante è stato colpito nei capitoli precedenti vedendo Beatrice, assalito e vinto da Amore).

Par. 2

E io passando appresso di loro, sì come da la fortuna menato, fui chiamato da una di queste gentili donne. La donna che m’avea chiamato era donna di molto leggiadro parlare; sì che quand’io fui giunto dinanzi da loro, e vidi bene che la mia gentilissima donna non era con esse, rassicurandomi le salutai, e domandai che piacesse loro.

E mentre io passavo nei loro pressi, come condotto dalla provvidenza, fui richiamato da una di queste nobili donne. Colei che mi aveva chiamato era una donna dai modi (lett. dal parlare, dalla conversazione) molto piacevole e cortese (leggiadro); così io, quando fui giunto di fronte a loro, e vidi con certezza che la mia nobilissima amata non si trovava insieme a loro, riprendendo coraggio, le salutai, e chiesi che cosa desiderassero.

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Par. 3

Le donne erano molte, tra le quali n’avea certe che si rideano tra loro. Altre v’erano che mi guardavano, aspettando che io dovessi dire. Altre v’erano che parlavano tra loro. De le quali una, volgendo li suoi occhi verso me e chiamandomi per nome, disse queste parole: “A che fine ami tu questa tua donna, poi che tu non puoi sostenere la sua presenza? Dilloci, ché certo lo fine di cotale amore conviene che sia novissimo”. E poi che m’ebbe dette queste parole, non solamente ella, ma tutte l’altre cominciaro ad attendere in vista la mia risponsione.

Le donne erano numerose e tra di esse ce n’erano alcune che ridevano tra loro. Altre invece mi guardavano e attendevano che io dicessi qualcosa (che io dovessi dire: che io parlassi). Altre ancora parlavano tra loro, e una di queste, indirizzando lo sguardo verso di me e chiamandomi per nome, disse queste parole: “Quale fine ti proponi amando questa donna, se non riesci neppure a sopportare la sua presenza? Diccelo, perché deve essere senza dubbio straordinario (novissimo: inaudito, straordinario, mai sentito prima) lo scopo di un simile amore!”. E dopo che mi ebbe detto queste parole non soltanto lei, ma tutte quante le altre, assunsero l’atteggiamento di attendere da me una risposta.

Par. 4

Allora dissi queste parole loro: “Madonne, lo fine del mio amore fue già lo saluto di questa donna, forse di cui voi intendete, e in quello dimorava la beatitudine, ché era fine di tutti li miei desiderii. Ma poi che le piacque di negarlo a me, lo mio segnore Amore, la sua merzede, ha posto tutta la mia beatitudine in quello che non mi puote venire meno”.

Allora io dissi loro queste parole: “Oh donne, in passato lo scopo di questo amore è stato il saluto di questa donna (Beatrice), della quale forse voi avete già indovinato l’identità, e in esso (nel saluto) risiedeva la gioia che era il fine ultimo di tutti i miei desideri. Ma a partire dall’occasione in cui ella (Beatrice) ha preferito negarmi il suo saluto, Amore, che per me è come un padrone, per la sua benevolenza, ha riposto tutta la mia felicità in quello che a me non può venire a mancare (ossia in quello che, a differenza del saluto, non mi può essere tolto: come spiega più avanti, Dante si riferisce ad un amore del tutto disinteressato che si concretizza unicamente nella lode dell’amata per mezzo di liriche celebrative)”.

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Par. 5

Allora queste donne cominciaro a parlare tra loro; e sì come talora vedemo cadere l’acqua mischiata di bella neve, così mi parea udire le loro parole uscire mischiate di sospiri.

Allora queste donne cominciarono a parlare tra loro. E così come in alcune occasioni vediamo cadere l’acqua mescolata con la bella neve, allo stesso modo mi sembrava di udire le loro parole uscire mescolate con i sospiri.

Par. 6

E poi che alquanto ebbero parlato tra loro, anche mi disse questa donna che m’avea prima parlato, queste parole: “Noi ti preghiamo che tu ne dichi ove sta questa tua beatitudine”. Ed io, rispondendo lei, dissi cotanto: “In quelle parole che lodano la donna mia”.

E dopo che ebbero parlato un po’ tra loro, quella donna che prima mi aveva parlato, mi disse ancora queste parole: “Noi ti preghiamo di rivelarci in cosa risieda questa tua gioia”. Ed io, rispondendo, le dissi questo: “In quelle parole che celebrano la mia amata”.

Par. 7

Allora mi rispuose questa che mi parlava: “Se tu ne dicessi vero, quelle parole che tu n’hai dette in notificando la tua condizione, avrestù operate con altro intendimento”.

Allora, colei che mi parlava mi rispose: “Se tu dicessi la verità, avresti utilizzato in altro modo (lett. con un fine differente) quei versi che hai composto per descrivere il tuo stato d’animo”.

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Par. 8

Onde io, pensando a queste parole, quasi vergognoso mi partio da loro, e venia dicendo fra me medesimo: “Poi che è tanta beatitudine in quelle parole che lodano la mia donna, perché altro parlare è stato lo mio?”.

Per cui io, riflettendo su queste parole, mi allontanai da loro quasi vergognandomi, e intanto ripetevo tra me e me: “Dal momento che una felicità tanto grande risiede in quelle parole che celebrano la mia amata, perché io ho scritto su altro?”.

Par. 9

E però propuosi di prendere per matera de lo mio parlare sempre mai quello che fosse loda di questa gentilissima; e pensando molto a ciò, pareami avere impresa troppo alta matera quanto a me, sì che non ardia di cominciare; e così dimorai alquanti dì con disiderio di dire e con paura di cominciare.

E perciò io mi riproposi di assumere come materia della mia poesia sempre e soltanto la celebrazione della mia nobilissima amata; e riflettendoci a lungo sopra, avevo l’impressione di essermi riproposto la trattazione di una materia troppo alta in rapporto alle mie capacità, al punto che non avevo il coraggio di cominciare; e così trascorsi diversi giorni, con il desiderio di scrivere e la paura di iniziare.