Archivio testo: Voi ch'ascoltate in queste meste rime

Parafrasi Voi ch’ascoltate in queste meste rime

GASPARA STAMPA

VOI CH’ASCOLTATE IN QUESTE MESTE RIME

– PARAFRASI DEL TESTO –


Voi, ch’ascoltate in queste meste rime,
in questi mesti, in questi oscuri accenti
il suon degli amorosi miei lamenti
e de le pene mie tra l’altre prime,

[vv. 1 – 4] Oh voi che ascoltate in queste liriche dolenti, in questi versi addolorati e bui (perché dettati dal tormento amoroso) il suono dei miei lamenti d’amore e delle mie sofferenze, le più acute tra tutte (quelle che siano mai state provate),


ove fia chi valor apprezzi e stime,
gloria, non che perdon, de’ miei lamenti
spero trovar fra le ben nate genti,
poi che la lor cagione è sì sublime.

[vv. 5 – 8] se ci sarà qualcuno capace di stimare e apprezzare il valore (inteso come l’esperienza altissima e quasi eroica di un sentimento intensissimo), io spero di trovare, tra gli animi nobili, gloria oltre che perdono, per i miei lamenti, poiché la loro causa è tanto sublime.

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E spero ancor che debba dir qualcuna:
– Felicissima lei, da che sostenne
per sì chiara cagion danno sì chiaro!

[vv. 9 – 11] E spero inoltre che qualche donna sia indotta a dire: “Fu fortunata colei che per una ragione tanto alta affrontò un tormento tanto alto!


Deh, perché tant’amor, tanta fortuna
per sì nobil signor a me non venne,
ch’anch’io n’andrei con tanta donna a paro?

[vv. 12 – 14] Ahimè, perché un amore così grande e una gloria così grande non giunsero a me da parte di un simile nobiluomo, così da poter essere anch’io alla stregua di una donna tanto illustre?”