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Riassunto Canto II (2) – Inferno

INFERNO

CANTO 2

Divina Commedia – Inferno II

RIASSUNTO DEL CANTO


RIASSUNTO BREVE:


Dopo la chiusura del primo canto, la narrazione riprende quando è sera, e Dante e Virgilio stanno camminando lungo il pendio del colle sul quale è avvenuto il loro incontro.

Il canto si articola in quattro parti:

1. Per i primi nove versi il racconto resta fermo. In questi versi Dante introduce la protasi dell’Inferno, formata dall’enunciazione della materia della cantica, e dall’invocazione alle Muse. Il poeta spiega che l’argomento della prima cantica sarà il resoconto del viaggio che egli ha compiuto attraverso l’Inferno, ed invoca le Muse, le divinità della poesia, perché lo assistano nella composizione.

2. Terminata la protasi, ricomincia il racconto. Mentre cammina, Dante è improvvisamente assalito da un dubbio: prima di lui, solo a due uomini è stata concessa la grazia eccezionale di compiere un viaggio nell’aldilà; questi due uomini sono Enea e S. Paolo, e sono entrambi figure straordinarie, investite da Dio di altissime missioni:

– Enea era destinato a diventare il progenitore dell’Impero Romano (che per Dante è l’autorità che Dio stesso vuole a difesa dell’ordine politico sulla terra);

–  S. Paolo doveva portare il cristianesimo tra i popoli.

Incapace di comprendere quale sia la sua missione, Dante si chiede se il suo viaggio non sia “folle” e irrispettoso dei limiti posti da Dio alla natura umana. Sotto il peso di questo dubbio, il poeta perde completamente la baldanza con la quale ha inizialmente accolto l’idea del viaggio.

3. Per ridare coraggio a Dante, Virgilio gli spiega quali fatti lo abbiano spinto ad offrirsi di aiutarlo. Dalle parole di Virgilio, Dante viene a sapere che il poeta latino è stato incaricato di recarsi in suo soccorso dall’anima beata di Beatrice. Inoltre, scopre che a sollecitare Beatrice ad intervenire, sono state …

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… due altissime figure del Paradiso, Santa Lucia e la Vergine Maria. Tre donne celesti rendono dunque possibile il viaggio ultraterreno di Dante, e Virgilio è il loro mandatario: nell’affidarsi a lui, Dante non si sta affidando solo ad un uomo, ma al volere del cielo.

4. Ascoltate queste parole, Dante si rinfranca, e si dichiara forte e pronto al viaggio; così i due poeti riprendono il cammino.

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RIASSUNTO DETTAGLIATO:


[vv. 1 – 3] In apertura del secondo canto dell’Inferno, Dante dichiara che è giunta la sera, per cui sono trascorse circa dodici ore dal momento in cui egli, all’uscita della selva, ha visto sorgere il sole alle spalle del colle.

[vv. 4 – 9] In nove versi a carattere introduttivo, inseriti in una pausa della narrazione, Dante enuncia quale sarà la materia della prima cantica, ed introduce un’invocazione alle divinità della poesia. L’enunciazione dell’argomento insiste su due caratteri che risulteranno decisivi nel racconto infernale: l’asprezza dei luoghi che verranno attraversati e la struggente compassione che i dannati desteranno nel poeta. L’invocazione si rivolge a tre forze, che Dante chiama a sostenere il suo arduo compito di autore: queste sono le Muse (simbolo del furore poetico che dovrà ispirare la poesia della Commedia); l’ingegno (l’energia intellettuale che dovrà sostenere il canto di temi così duri e complessi); e infine la memoria (che lo dovrà assistere nel resoconto del viaggio affinché questo risulti veritiero e fedele ai fatti).

[vv. 10 – 36] Concluso il prologo, comincia il racconto dell’episodio centrale del canto; Dante e Virgilio si trovano ancora sul pendio che fiancheggia il colle presso il quale è avvenuto il loro incontro, e camminano l’uno dietro l’altro; a questo punto Dante viene improvvisamente assalito da un dubbio: prima di lui, solo a due uomini è stata concessa la grazia eccezionale di compiere un viaggio nell’aldilà: questi due uomini sono Enea e S. Paolo, due figure eccezionali, alle quali Dio ha concesso la visone dell’aldilà, affinché potessero compiere l’altissima missione che Egli aveva in serbo per loro:

– Enea, perché potesse diventare il progenitore dell’Impero Romano (che per Dante è l’autorità che Dio stesso ha predisposto alla tutela dell’ordine politico sulla terra);

– S. Paolo, perché potesse portare il cristianesimo tra i popoli, instaurando l’ordine religioso provvidenziale.

Viceversa, Dante non comprende quale possa essere la ragione del suo viaggio, per cui teme che esso sia una follia, e che costituisca una violazione dei limiti posti da Dio alla natura umana.

[vv. 37 – 42] Ricorrendo alla similitudine con l’uomo volubile, che cambia idea e abbandona quanto ha iniziato, Dante lascia intendere fino a che punto, questo dubbio assillante, abbia completamente annullato il suo slancio iniziale nei confronti del viaggio ultraterreno.

[vv. 43 – 51] Al dubbio di Dante, Virgilio dapprima risponde con un rimprovero, accusando di viltà il poeta; poi, per ridargli il coraggio, comincia ad illustrare quali vicende abbiano fatto sì che egli gli sia andato incontro sulla piaggia.

[vv. 52 – 74] Virgilio racconta, che mentre si trovava nel Limbo, egli ha ricevuto una visita di Beatrice, e riferisce le parole con le quali la fanciulla lo ha pregato di recarsi in soccorso di Dante, bloccato sulla via della salvezza dalle tre fiere.

[vv. 75 – 126] A questo punto, Virgilio riferisce a Dante ciò che Beatrice gli ha raccontato. Dalle parole di Virgilio, Dante viene a sapere che la fanciulla è scesa nell’Inferno a predisporre il suo soccorso, per volontà di due altissime figure del Paradiso: Santa Lucia e …

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… la Vergine Maria; queste, mosse dalla pietà per l’anima del poeta, smarrita ed esposta alla dannazione, hanno voluto che Beatrice intervenisse per la sua salvezza. Tre donne celesti rendono dunque possibile il viaggio oltremondano di Dante e Virgilio è il loro mandatario: nell’affidarsi a lui, Dante non si sta affidando solo alla ragione umana (di cui Virgilio è il simbolo), ma alla ragione mossa dal cielo, e perciò non deve temere.

[vv. 127 – 142] Ricorrendo ad una similitudine con i “fioretti” – i fiori delicati che, sotto i raggi del sole, recuperano vigore dopo essere stati prostrati dal gelo notturno – Dante lascia intendere quanto le parole di Virgilio lo abbiano rinfrancato, quindi si dichiara forte e pronto al viaggio; così i due poeti riprendono il cammino.