Archivio testo: Inferno Canto 3

Riassunto Canto III (3) – Inferno

INFERNO

CANTO 3

Divina Commedia – Inferno III

RIASSUNTO DEL CANTO
RIASSUNTO BREVE:

Nel terzo canto dell’Inferno, Dante narra la parte del viaggio che si svolge nella zona detta “Antinferno”, dove si trovano puniti gli ignavi o pusillanimi. Il racconto è articolato in tre sequenze narrative.

La sequenza d’apertura ha per oggetto il momento in cui Dante varca la soglia del mondo infernale. Nell’ellissi narrativa che intercorre tra la fine del canto secondo e l’avvio del terzo, Dante e Virgilio sono giunti di fronte alla porta dell’oltretomba. A questo punto il nuovo canto si apre con nove versi nei quali Dante riporta, in forma di “trascrizione”, il contenuto dell’iscrizione che campeggia sulla porta degli inferi. Terminata la presentazione dell’epigrafe, riprende il racconto: le parole solenni e minacciose dell’iscrizione fanno trasalire Dante, che chiede conforto a Virgilio; Virgilio fa coraggio al poeta, ed insieme entrano.

Inizia così la seconda sequenza. Superata la soglia Dante e Virgilio si trovano nell’Antinferno, la zona che precede il primo cerchio. Qui Dante assiste alla punizione degli ignavi, o pusillanimi, ed ascolta, dalle parole di Virgilio, la spiegazione della natura della loro colpa. Il peccato commesso in vita dai pusillanimi è non aver compiuto né il male, né il bene; per questo sia il cielo sia l’Inferno rifiutano le loro anime, e dunque essi si trovano relegati nell’anticamera dell’oltretomba. Dante vede le loro anime correre dietro un’insegna che si muove senza pausa, mentre degli insetti pungono i loro corpi nudi e dei vermi bevono il sangue che da loro gocciola sul terreno. Tra le anime Dante ha l’impressione di riconoscere il volto di una figura che il poeta designa con la perifrasi “colui che fece il gran rifiuto” (probabilmente Celestino V, che nel 1294 rifiutò la carica di Papa). Termina qui la seconda sequenza del canto e comincia la terza.

Oltrepassata la zona dove vengono puniti gli ignavi, Dante e Virgilio raggiungono la riva del fiume Acheronte, dove fanno l’incontro di Caronte. Caronte è un demone dall’aspetto di un vecchio canuto con gli occhi cerchiati di fuoco, che ha il compito di traghettare le anime da una riva all’altra del fiume. Caronte riconosce in Dante un uomo vivo e lo sollecita con durezza ad allontanarsi dalla riva del fiume, ma Virgilio, facendo appello alla volontà di Dio, riduce al silenzio il demone; così Dante può assistere all’ingresso delle anime dannate sulla barca di Caronte e alla loro partenza verso l’Inferno più interno. A questo punto, mentre Virgilio sta fornendo a Dante alcuni dettagli sul comportamento delle anime dei peccatori dopo la morte, un terremoto scuote l’Inferno e Dante sviene.

Torna su

Pubblicità

RIASSUNTO DETTAGLIATO:

Nel canto 3 dell’Inferno Dante narra la parte del viaggio che si svolge tra:

– il momento in cui egli e Virgilio si trovano di fronte alla porta dell’Inferno;

– il momento dell’arrivo sulla riva dell’Acheronte (il primo fiume infernale che Dante incontra).

Sorpassato il momento dell’attraversamento della soglia (v. 21), tutta l’azione del canto si svolge all’interno del cosiddetto Antinferno, l’anticamera del mondo infernale, che corrisponde alla porzione d’oltretomba compresa tra l’ingresso e il fiume Acheronte.

Il contenuto del canto si suddivide in tre parti:

1. Nei versi da 1 a 21 Dante riporta l’iscrizione che egli legge sulla porta dell’Inferno, e narra lo smarrimento che essa suscita in lui.

2. Nei versi da 22 a 81 Dante assiste alla punizione degli ignavi, o pusillanimi, ed ascolta, dalle parole di Virgilio, la spiegazione della natura della loro colpa.

3. Nei versi da 82 alla fine del canto, Dante descrive la scena che gli si presenta al momento dell’arrivo sulla riva dell’Acheronte, e riferisce l’incontro che fa di Caronte, il nocchiero infernale.

Torna su

Versi 1 – 21: L’iscrizione

Giunto sulla porta dell’oltretomba, Dante legge un’iscrizione, rivolta ai dannati che varcano la soglia del mondo infernale.

Dante riporta l’iscrizione in forma di citazione, ripetendo testualmente le parole che egli legge sulla porta, come se “trascrivesse” il contenuto dell’epigrafe.

L’iscrizione ha la forma di un’apostrofe ai dannati pronunciata dalla porta stessa, e contiene una lapidaria esposizione di cos’è l’Inferno: luogo di punizione del peccato voluto dalla Divina Giustizia, nel quale si sconta una dannazione definitiva, irrevocabile, eterna.

L’idea della perennità senza scampo della pena, fortemente messa in risalto dall’epigrafe, fa tremare Dante, ma Virgilio lo rassicura, ed insieme entrano.

Torna su

Pubblicità

Versi 22 – 81: L’Antinferno e i pusillanimi

Superata la soglia, Dante e Virgilio si trovano nell’Antinferno, l’anticamera del mondo infernale, che si estende dalla porta alla riva del fiume Acheronte.

Appena entrato Dante si ritrova immerso nell’oscurità, quindi non riesce a vedere, tuttavia sente sospiri, lamenti, urla, suoni di percosse e un tumulto confuso. Il poeta viene sopraffatto dall’orrore e chiede a Virgilio cosa sia ciò che sente.

Virgilio spiega che nell’Antinferno si trovano puniti gli ignavi, o pusillanimi, coloro che in vita non hanno compiuto né il male, né il bene: costoro – dice Virgilio – respinti per disprezzo sia dal cielo, sia dagli inferi, si trovano confinati nell’anticamera dell’Inferno, subito dopo l’ingresso, e insieme a loro si trovano puniti gli angeli che nella disputa tra Lucifero e Dio scelsero di restare neutrali.

Aguzzando lo sguardo nell’oscurità, Dante riesce a vedere le anime di questi dannati: esse corrono dietro un’insegna priva di significato che si muove senza pausa, mentre degli insetti pungono i loro corpi nudi e dei vermi bevono il sangue che da loro gocciola sul terreno.

Tra le anime punite in questo modo, Dante riconosce il volto di quello che il poeta chiama “colui che fece il gran rifiuto” (probabilmente il Papa Celestino V, che, per amore di quiete, aveva abdicato alla carica papale dopo appena tre mesi di pontificato).

Torna su

Pubblicità

Versi 82 – fine: Sulla riva dell’Acheronte

Oltrepassata la zona dove vengono puniti gli ignavi, Dante e Virgilio raggiungono la riva del fiume Acheronte, dove fanno l’incontro di Caronte, il demonio che ha il compito di traghettare le anime dannate al di là del fiume, nell’Inferno più profondo.

Caronte arriva sulla barca con la quale trasporta le anime, ha l’aspetto di un vecchio dai capelli bianchi e dagli occhi cerchiati di fuoco. Con parole aspre incita le anime a farsi traghettare al di là dell’Acheronte, poi, riconoscendo Dante come uomo vivo, lo sollecita bruscamente a farsi da parte.

Virgilio, con una frase lapidaria, che chiama in causa il volere di Dio, mette a tacere il nocchiero infernale.

Dante assiste all’ingresso delle anime dannate sulla barca: esse si imbarcano una ad una, mentre Caronte rivolge loro parole minacciose e le percuote con il remo che tiene in mano.

Per descrivere il progressivo diradarsi delle anime sulla riva, Dante introduce una similitudine, paragonando la riva al ramo dell’albero, che in autunno perde progressivamente le proprie foglie, fino a rimanere del tutto spoglio.

Mentre si consuma questa scena, Virgilio prende la parola per spiegare a Dante che le anime che ha visto imbarcarsi sono le anime dei peccatori, le quali, dopo la morte, maturando una sorta di volontà di dannazione, spontaneamente si radunano da tutto il mondo sulle rive dell’Acheronte, dove vengono raccolte da Caronte.

Appena Virgilio termina il suo intervento, un terremoto scuote l’Inferno, un soffio di vento si alza dal terreno e balena un lampo di luce rossa: Dante, sopraffatto dalla paura, perde conoscenza e cade a terra.