Archivio testo: Inferno Canto 4

Riassunto Canto IV (4) – Inferno

INFERNO

CANTO 4

Divina Commedia – Inferno IV

RIASSUNTO DEL CANTO
RIASSUNTO BREVE:

Nel canto 4 dell’Inferno Dante attraversa il primo cerchio dei nove cerchi in cui è suddiviso l’oltretomba. Il cerchio è occupato dal Limbo, luogo di dannazione di coloro che sono morti senza aver ricevuto il battesimo. Il racconto si articola in quattro parti.

Il canto si apre col momento in cui Dante, svenuto al termine del canto precedente, si ridesta di soprassalto a seguito di un forte tuono. Al momento del risveglio il poeta e Virgilio si trovano sulla cima della voragine infernale; dunque Dante, nell’ellissi narrativa che intercorre tra fine del canto 3 e l’inizio del canto 4, ha oltrepassato il fiume Acheronte, ma il lettore non ha modo di sapere come ciò sia avvenuto. Virgilio, con aria turbata, invita Dante a mettersi in cammino. Dante chiede a Virgilio la ragione del suo turbamento, ma Virgilio si limita a rispondere, con una certa reticenza, che quella che il poeta vede è solo amarezza per la sorte dei dannati. Quindi i due pellegrini scendono nel primo cerchio.

Con la discesa dei due pellegrini nel primo cerchio dell’Inferno inizia la seconda sequenza narrativa. Il primo cerchio è occupato dal Limbo, luogo in cui sono relegati coloro che sono morti senza essere stati battezzati. Appena entrato, Dante vede vaste schiere di uomini, donne e fanciulli che sospirano mestamente. Virgilio prende la parola e spiega al poeta che quelli che egli vede sono i “non battezzati”, la cui punizione si consuma senza tormenti fisici, unicamente attraverso il desiderio inappagato di vedere Dio. Quindi Virgilio dichiara che egli stesso fa parte di quella schiera, per essere vissuto prima dell’avvento del Cristianesimo. Mentre Dante si rammarica per il destino del maestro, Virgilio narra al poeta l’episodio della liberazione dal Limbo dei patriarchi ebraici. Termina così la seconda sequenza e incomincia la terza.

Procedendo nel cammino, Dante scorge tra le tenebre una radura illuminata, e chiede a Virgilio di cosa si tratti. Virgilio spiega che si tratta delle anime dei grandi dell’antichità precristiana, i quali, pur confinati nel Limbo, godono del privilegio di soggiornare nella luce, per via dei loro meriti verso l’umanità. Contemporaneamente, una voce chiama il nome di Virgilio, e i due poeti vengono raggiunti da un gruppo di altri quattro poeti dell’antichità: Omero, Orazio, Ovidio e Lucano; i poeti fanno onore a Virgilio, salutano gentilmente Dante, e si uniscono a loro per compiere un tratto di strada insieme.

La quarta sequenza si apre con l’arrivo nel luogo da dove origina la luce che Dante ha visto: si tratta di un castello protetto da sette cinte murarie e separato dal resto dell’Inferno da un torrente. Oltrepassato il torrente e varcate le mura attraverso sette porte, Dante accede ad un verde prato, nel quale il poeta vede le anime dei grandi dell’antichità: gli eroi del ciclo di Enea e della storia Romana, i grandi appartenuti a fedi diverse dal Cristianesimo, i grandi filosofi della Grecia classica, i poeti dell’età arcaica, alcuni grandi matematici e filosofi naturali.

Terminata la rassegna dei grandi “non battezzati” ospitati nel castello all’interno del Limbo, riprende il racconto, ed un ultimo segmento narrativo chiude il canto: Dante e Virgilio si congedano dai poeti che hanno fatto un tratto di strada insieme a loro e riprendono il cammino.

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RIASSUNTO DETTAGLIATO:

Nel canto 4 dell’Inferno Dante narra la parte del viaggio che si svolge tra:

– il momento in cui egli e Virgilio si trovano sul ciglio dal quale comincia la voragine infernale;

– il momento del passaggio dal primo cerchio al secondo.

Superato il frangente in cui i due pellegrini cominciano la discesa (v. 24), tutta l’azione del canto si svolge all’interno del primo dei nove cerchi in cui è suddiviso l’Inferno, occupato dal Limbo.

Il contenuto del canto si suddivide in 4 parti:

I versi da 1 a 24 fanno da introduzione narrativa: Dante si risveglia dopo lo svenimento avuto al termine del canto 3, si guarda intorno, viene incoraggiato da Virgilio a iniziare la discesa.

Nei versi da 25 a 63 Dante assiste alla punizione dei non battezzati, ed ascolta, dalle parole di Virgilio, la spiegazione della natura della loro colpa e il racconto dell’episodio della liberazione dal Limbo dei patriarchi ebraici.

Nei versi da 64 a 102 Dante narra l’incontro con le anime di Omero, Orazio, Ovidio e Lucano, che si uniscono ai due pellegrini per compiere un tratto di strada insieme.

Nei versi da 103 alla fine del canto, Dante descrive il nobile castello in cui sono relegati i grandi dell’era precristiana.

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Versi 1 – 24: risveglio e inizio della discesa

Risvegliato di soprassalto da un tuono, Dante si trova sul ciglio dal quale inizia lo sprofondamento dell’enorme voragine che costituisce l’Inferno: dunque il poeta, durante la fase di incoscienza seguita allo svenimento che l’ha colpito sulla sponda dell’Acheronte, ha oltrepassato il fiume; il momento del transito rientra tuttavia in un’ellissi narrativa (ossia in un “buco”, un “vuoto” della narrazione), per cui il lettore non ha modo di sapere come il passaggio si sia svolto.

Appena si ridesta, Dante viene invitato da Virgilio a cominciare la discesa attraverso l’Inferno; il poeta percepisce qualcosa di insolito nell’invito che Virgilio gli rivolge, come una sorta di timore, e chiede spiegazioni. Virgilio si limita a dire che è la compassione per i dannati che lo turba, e sprona Dante a mettersi in cammino.

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Versi 25 – 63: Il primo cerchio: il Limbo

Cominciando la discesa, Virgilio e Dante entrano nel primo cerchio dell’Inferno, che Dante scoprirà essere occupato dal Limbo.

La prima notazione che Dante porta all’attenzione del lettore è che egli non sente grida o urla di dolore, ma solo un mesto sospirare. Quindi il poeta vede vaste schiere di uomini, donne e fanciulli che sembrano soffrire sebbene non siano sottoposti ad alcuna tortura fisica.

Virgilio prende la parola e comincia ad esporre a Dante chi siano quelle anime: inizia così la spiegazione di che cos’è il Limbo.

Virgilio spiega al poeta, e indirettamente al lettore, che nel primo cerchio si trovano confinati tutti coloro che, pur non avendo commesso peccati, sono morti senza aver ricevuto il battesimo, e che costoro soffrono unicamente del desiderio inappagato di vedere Dio, non di altro tormento.

Dopo queste parole, Virgilio soggiunge mesto che egli stesso fa parte di quella schiera, per essere vissuto prima dell’avvento del Cristianesimo e per essere dunque morto senza essere stato battezzato.

Dante si rammarica profondamente della sorte della sua guida, e chiede se dal Limbo sia mai uscito qualcuno per essere ammesso in Paradiso. Virgilio racconta che Cristo, dopo la morte sulla croce, scese nel Limbo. Dal Limbo il Salvatore trasse con sé alcuni personaggi dell’Antico Testamento (Adamo, Abele, Noè, Mosè, Abramo, ecc.) e costoro andarono a costituire i primi beati del Paradiso (infatti prima del sacrificio di Cristo, il Paradiso non poteva esistere, perché tutti gli uomini vivevano nel peccato originale).

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Versi 64 – 102: Incontro con Omero, Orazio, Ovidio e Lucano

Procedendo nel cammino, Dante scorge tra le tenebre una radura illuminata, e chiede a Virgilio di cosa si tratti. Virgilio spiega che si tratta delle anime dei grandi dell’antichità precristiana, i quali, pur confinati nel Limbo, godono del privilegio di soggiornare nella luce, per via dei loro meriti verso l’umanità.

Contemporaneamente una voce chiama il nome di Virgilio e i due pellegrini vengono raggiunti da un gruppo formato da quattro grandi poeti antichi: il greco Omero, e i latini Orazio, Ovidio e Lucano. I quattro salutano cortesemente Virgilio e accolgono Dante nella loro compagnia.

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Versi 103 – fine: Visione del nobile castello

Continuando a camminare in compagnia dei poeti, Dante arriva in corrispondenza del luogo da dove origina la luce che egli ha visto: si tratta di un castello protetto da sette cinte murarie e separato dal resto dell’Inferno da un torrente. Oltrepassato il torrente e varcate le mura attraverso sette porte, Dante accede ad un verde prato, nel quale il poeta vede le anime dei grandi dell’antichità. La rassegna dei nomi dei personaggi che Dante riconosce sul verde prato occupa tutti i versi dal 121 al 144. Dante menziona i nomi raggruppandoli per “ambito d’attività”, ricordando nell’ordine:

– gli eroi della storia di Roma, quelli mitici del ciclo di Enea e quelli storici d’età Repubblicana (Elettra, Ettore, Enea, Giulio Cesare, Camilla e Pantasilea, Latino, Lavinia, Bruto il primo console, Lucrezia moglie di Collatino, Marzia moglie di Catone Uticense, Cornelia madre dei Gracchi);

– il musulmano Saladino;

– i grandi filosofi della Grecia classica (Aristotele, Socrate, Platone, Democrito, Diogene, Anassagora, Talete, Empedocle, Eraclito e Zenone);

– figure di poeti del mito e della storia (Orfeo, Cicerone, Lino e Seneca);

– grandi matematici e filosofi naturali (Euclide, Tolomeo, Ippocrate, Avicenna, Galieno, Averroé);

Al termine della scena e della rassegna, Dante e Virgilio si congedano dai poeti che hanno fatto un tratto di strada insieme a loro e riprendono il cammino nell’oscurità.