Archivio testo: Inferno Canto 7

Riassunto Canto VII (7) – Inferno

INFERNO

CANTO 7

Divina Commedia – Inferno VII

RIASSUNTO DEL CANTO
RIASSUNTO BREVE:

Il canto 7 dell’Inferno vede Dante muoversi attraverso tre differenti cerchi e si divide in tre grandi scene:

La prima scena si svolge nel terzo cerchio, ed ha per oggetto l’incontro da Dante e il demone Pluto.

La seconda scena si svolge nel quarto cerchio dove Dante assiste alla punizione di prodighi e avari, e ascolta da Virgilio la spiegazione sul ruolo della Fortuna nelle vicende degli uomini.

Le terza scena si svolge nel quinto cerchio, dove Dante assiste alla punizione degli iracondi e degli accidiosi.

All’apertura del canto 7 Dante e Virgilio si trovano di fronte a Pluto, il demone a guardia del varco tra il terzo e il quarto cerchio. Nel vedere i due poeti, Pluto pronuncia una enigmatica invocazione a Satana – riportata da Dante nel primo verso del canto – il cui scopo è probabilmente di dissuaderli dall’avanzare. Come ha già fatto con Caronte e Minosse, Virgilio mette a tacere il demone facendo appello al volere di Dio. Quindi i due poeti entrano nel quarto cerchio.

Appena sceso nel nuovo cerchio Dante vede una massa sterminata di uomini, i quali, distribuiti in due gruppi, percorrono in senso opposto il cerchio, spingendo col petto dei macigni. Nel punto in cui i due gruppi cozzano tra loro, i dannati si rimproverano vicendevolmente i loro peccati, quindi riprendono a spingere i macigni nella direzione opposta, per cozzare di nuovo all’altra metà del cerchio. Virgilio spiega a Dante che quelli che vede sono gli avari e i prodighi, coloro che in vita utilizzarono male il loro denaro, gli uni dissipandolo dissennatamente, gli altri ammassandolo in maniera cieca. Dante considera lo straordinario numero di ecclesiastici tra gli avari, che egli riconoscere dalla chierica sul capo; Virgilio conferma l’impressione di Dante, spiegando che l’avidità, in ambito ecclesiastico, ricorre con drammatica frequenza. Quindi Dante domanda al maestro a quali regole obbedisca la Fortuna nell’assegnare ricchezza e povertà ai mortali, Virgilio spiega che la Fortuna è una ministra di Dio, e che la sua funzione è far transitare le sostanze da un uomo ad un altro, favorendo il ricambio nelle sorti materiali di uomini e popoli.

Continuando a camminare, i due poeti entrano nel quinto cerchio, occupato da una vasta palude che ha nome Stige. I dannati stanno immersi nel fango della palude e lottano furiosamente tra loro. Virgilio prende la parola e spiega a Dante che quelli che vede lottare sono gli iracondi, e che sotto la superficie del fango ci sono altre anime, gli accidiosi, condannati a stare interamente sommersi e a ripetere all’infinito un amaro ritornello nel quale riconoscono il loro peccato.

Quindi i due poeti percorrono il cerchio girando attorno al margine della palude e giungono ai piedi di una torre.

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RIASSUNTO DETTAGLIATO:

L’azione del canto 7 dell’Inferno si svolge a cavallo di tre differenti cerchi e si divide in tre grandi scene:

La prima scena occupa i versi da 1 a 15 ed ha per oggetto l’incontro tra Dante e il demone infernale Pluto, che avviene mentre il poeta e Virgilio trovano ancora nel terzo cerchio.

La seconda scena occupa i versi dal 16 al 99 e si svolge nello spazio del quarto cerchio, dove Dante assiste alla punizione degli avari e dei prodighi, ed ascolta dalle parole di Virgilio la spiegazione sul ruolo della Fortuna nelle vicende umane.

La terza scena occupa i versi dal 100 alla fine del canto e si svolge nello spazio del quinto cerchio, dove Dante assiste alla punizione degli iracondi e degli accidiosi. Gli uni e gli altri si trovano immersi nella palude nera che ha nome Stige: gli iracondi emergono dalla superficie del fango e sono impegnati in una furibonda lotta tra loro, gli accidiosi sono completamente sommersi nella palude e gorgogliano un mesto ritornello che il fango strozza nelle loro gole.

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Versi 1 – 15: Incontro tra Dante e Pluto

Il canto 7 si apre con alcune enigmatiche parole pronunciate da Pluto, il demone che Dante ha intravisto, alla fine del canto 6, a guardia del passaggio tra il terzo e il quarto cerchio. Il senso delle parole del demone non è chiaro, l’ipotesi più probabile è che si tratti di un’invocazione a Satana che Pluto recita appena vede Dante e Virgilio, per dissuaderli dall’avanzare. Virgilio prende immediatamente la parola per fare coraggio a Dante, poi, rivolgendosi al demonio, lo mette a tacere con un richiamo al volere divino, analogo a quelli rivolti nei canti precedenti a Caronte e Minosse. Pluto si accascia al suolo con un moto che Dante descrive per mezzo della prima similitudine del canto: la similitudine con la vela che si affloscia quando l’albero della nave si spezza. Dante e Virgilio superano la postazione di Pluto ed entrano nel quarto cerchio.

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Versi 16 – 99: Nel quarto cerchio

Appena sceso nel nuovo cerchio Dante vede una massa sterminata di uomini, i quali, distribuiti in due gruppi, percorrono il cerchio in senso opposto, spingendo col petto dei macigni. Giunti alla metà del cerchio, dove il loro moto opposto li porta a cozzare, i dannati dei due gruppi si rimproverano vicendevolmente i loro peccati – l’avidità e lo sperpero – quindi riprendono il loro movimento in senso contrario, per cozzare di nuovo all’altra metà del cerchio. Per rendere l’idea della “vastità” della scena di massa che ha davanti agli occhi, Dante introduce una seconda similitudine, e paragona il movimento circolare dei dannati al grande vortice marino che si scatena tra Scilla e Cariddi.

A questo punto, Dante domanda a Virgilio a chi appartengano le anime che egli vede impegnate in quella grande e insensata coreografia. In particolare Dante chiede perché, in uno dei due gruppi, egli veda così tanti uomini che, dal taglio dei capelli, gli sembrano ecclesiastici. Virgilio spiega a Dante che quelli che vede sono coloro che in vita utilizzarono male il loro denaro: gli uni sperperandolo (i prodighi o dissipatori), gli altri accumulandolo in maniera cieca (gli avari). Di questo secondo gruppo, spiega Virgilio, fanno effettivamente parte moltissimi uomini di Chiesa, essendo il vizio d’avidità tristemente diffuso tra gli ecclesiastici.

Quindi Dante chiede perché egli non sia in grado di riconoscere tra quei peccatori nessuna figura a lui nota. Virgilio spiega che i prodighi e gli avari non sono identificabili per legge di contrappasso, poiché nella loro irriconoscibilità si riflette la loro vita priva di discernimento.

Un monito a dare il giusto peso ai beni assegnati dalla Fortuna, incidentale nel discorso di Virgilio, fornisce a Dante lo spunto per chiedere al maestro che ruolo svolga la Fortuna nel quadro generale dell’azione di Dio nel mondo. Virgilio spiega che la Fortuna è una ministra di Dio, e che la sua funzione è di favorire il passaggio delle ricchezze da un uomo ad un altro, da una famiglia ad un’altra, da un popolo ad un altro, affinché vi sia ricambio nelle sorti materiali dei mortali. Per disegno provvidenziale, dunque, la Fortuna è sorda ai desideri dei mortali e talvolta indifferente ai loro stessi meriti.

Terminata la spiegazione sul ruolo della Fortuna nelle sorti degli uomini, Dante e Virgilio si rimettono in marcia ed arrivano al passaggio verso il quinto cerchio.

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Versi 100 – fine: Nel quinto cerchio

Transitando sul varco che conduce al quinto cerchio Dante vede una sorgente che riversa nel cerchio sottostante dell’acqua di colore nero, che va a formare una vasta palude. Si tratta della palude che ha nome Stige, nel cui fango stanno immersi i dannati del quinto cerchio, che Dante vede nudi ed impegnati in una furibonda lotta gli uni con gli altri. Virgilio prende la parola e spiega a Dante che quelle che vede sono le anime degli iracondi, le quali, per legge di contrappasso, sono condannate ad una eterna ed insensata rissa nel fango. Inoltre Virgilio aggiunge che delle altre anime, che Dante non può vedere, si trovano completamente sommerse sotto la superficie del fango: si tratta delle anime degli accidiosi, che gorgogliano un mesto ritornello nel quale riconoscono il loro peccato, strozzato nelle loro gole dal fango.

Quindi i due poeti percorrono il cerchio girando attorno al margine della palude e giungono ai piedi di una torre. Termina così il settimo canto dell’Inferno.