Archivio testo: Inferno Canto 10

Riassunto Canto X (10) – Inferno

INFERNO

CANTO 10

Divina Commedia – Inferno X

RIASSUNTO DEL CANTO
RIASSUNTO BREVE:

L’azione del canto 10 dell’Inferno si svolge nel sesto cerchio, dove, all’interno di tombe infuocate, scontano la loro pena gli eretici.

Il canto si compone di cinque segmenti narrativi, dei quali:

– il primo e l’ultimo fanno da cornice;

–  i tre centrali svolgono il racconto dell’episodio principale del canto 10: l’incontro tra Dante e Farinata degli Uberti (il principale capo ghibellino della Firenze di metà Duecento).

All’apertura del canto, Dante e Virgilio avanzano ai margini del cimitero nel quale, dentro tombe infuocate, si trovano puniti gli eretici. Dante, osservando che i coperchi delle tombe sono spostati, esprime il desiderio di vedere qualcuno dei dannati; Virgilio risponde che presto il desiderio del poeta sarà esaudito e, a margine di ciò, spiega a Dante che quei coperchi che egli ora vede smossi, si richiuderanno sopra gli eretici dopo il giorno del giudizio universale, quando le loro anime si saranno ricongiunte ai rispettivi corpi. Mentre i due poeti parlano, da una tomba si leva un dannato che, riconosciuta la parlata fiorentina di Dante, invita il poeta a fermarsi e a colloquiare.

Inizia così il colloquio tra Dante e Farinata degli Uberti, che si volge in tre momenti:

Prima parte del colloquio tra Dante e Farinata: Per prima cosa Farinata chiede a Dante da quale famiglia discenda. Il poeta dichiara di appartenere alla famiglia degli Alighieri; Farinata osserva di essere stato acerrimo avversario degli Alighieri, e di averli condannati per due volte all’esilio. Dante, con pungente ironia, replica a Farinata che anche i familiari di lui sono stati esiliati, e a differenza di quanto accaduto agli Alighieri, ad essi non è più stato concesso di rientrare a Firenze.

Interruzione e scambio di battute con Cavalcante de’ Cavalcanti: A questo punto il colloquio tra Dante e Farinata va incontro ad una battuta d’arresto, perché dalla tomba contigua si solleva un’altra anima e comincia a parlare a Dante. L’anima appartiene a Cavalcante de’ Cavalcanti – padre di Guido Cavalcanti – che domanda al poeta perché mai, se a lui è stato concesso di viaggiare attraverso l’Inferno per i suoi meriti intellettuali, Guido non sia con lui. Dante risponde di non viaggiare per l’Inferno per meriti intellettuali, ma per misericordia di una donna (Beatrice), che Guido non ha amato quanto lui. Cavalcante, fraintendendo il tempo verbale al passato che Dante ha impiegato nella risposta, crede il figlio morto, e trasalendo, ricade supino prima che Dante possa chiarire l’equivoco.

Seconda parte del colloquio tra Dante e Farinata: tornato a giacere Cavalcante, Farinata riprende il discorso rimasto a metà. La seconda parte del colloquio tra Dante e Farinata si svolge attraverso quattro scambi di battute:

1. Farinata esprime il proprio dolore per l’esilio dei suoi a cui Dante ha fatto riferimento e profetizza che un identico esilio colpirà il poeta nello spazio di tre anni.

2. Farinata ascolta dalle parole di Dante che l’odio che Firenze nutre contro gli Uberti è motivato dalla strage di fiorentini che avvenne a Montaperti, quando Farinata guidò le truppe dei ghibellini toscani contro i propri concittadini; a queste parole Farinata ribatte di aver agito mosso dalle ragioni della sua parte politica e ricorda il merito di aver impedito, in quella stessa occasione, la distruzione di Firenze.

3. Farinata spiega a Dante un particolare aspetto della condizione delle anime dell’Inferno, vale a dire che ai dannati è concesso di vedere con chiarezza il futuro lontano, ma non quello prossimo, per cui man mano che i fatti si avvicinano, essi ne perdono cognizione.

4. Farinata, interrogato da Dante sui nomi degli altri dannati che scontano le loro colpe nel cimitero degli eretici fa i nomi di Federico II di Svevia e del Cardinale Ottaviano degli Ubaldini.

A questo punto Dante si congeda da Farinata e raggiunge Virgilio, al quale confessa il proprio sconforto per la profezia d’esilio che ha ricevuto. Virgilio esorta Dante a tenere a mente la profezia ricevuta in vista del momento in cui, con Beatrice, tra i cieli del Paradiso, riceverà al riguardo spiegazioni più circostanziate.

Poi Dante e Virgilio abbandonano il sentiero lungo le mura di Dite e si inoltrano nel sesto cerchio, per raggiungere il varco verso il settimo. Termina così il canto 10 dell’Inferno.

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RIASSUNTO DETTAGLIATO:

L’azione del canto 10 dell’Inferno si svolge interamente nel sesto cerchio, dove scontano la loro pena gli eretici, all’interno di sepolcri infuocati.

Nel canto, una breve introduzione narrativa che occupa i primi 39 versi, e una breve conclusione che occupa i versi dal 121 alla fine, incorniciano una lunga sequenza centrale, interamente dedicata alla narrazione del colloquio tra Dante e Farinata degli Uberti, grande capo ghibellino della Firenze di metà Duecento.

La struttura complessiva del canto è la seguente:

Versi 1 – 39: Introduzione narrativa che “prepara” il momento del colloquio;

Versi 40 – 120: Colloquio con Farinata:

Versi 40 – 51: Prima parte del colloquio;

Versi 52 – 72: Interruzione e colloquio con Cavalcante;

Versi 73 – 120: Seconda parte del colloquio;

Versi 121 – fine: Conclusione.

Antefatto

Nel canto 10 dell’Inferno Dante e Virgilio si trovano nel sesto cerchio, nel quale sono entrati alla fine del canto precedente. Il sesto cerchio – col quale comincia un nuovo sottospazio dell’Inferno, che Dante chiama “la città di Dite” – è completamente circondato da una cinta muraria, al pari di una città vera e propria. Dante e Virgilio sono riusciti ad entrare grazie all’intervento di un angelo sceso dal cielo, che ha aperto per loro la porta di Dite. Appena varcata la porta di Dite, Dante ha visto una vasta distesa di tombe infuocate e Virgilio gli ha spiegato essere quelle tombe il luogo di dannazione degli eretici. Così si è concluso il canto nono.

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Versi 1 – 39: Introduzione

Quando il racconto riprende, al principio del canto 10, Dante e Viriglio stanno camminando lungo un sentiero che corre tra le mura di Dite e la distesa di tombe; Dante, osservando che le tombe hanno tutte il coperchio spostato, esprime a Virgilio il desiderio di vedere qualcuno dei dannati. Virgilio risponde che il desiderio di Dante sarà presto soddisfatto, e contestualmente spiega che, all’indomani del giudizio universale, quando le anime degli eretici si saranno ricongiunte ai rispettivi corpi, i coperchi che ora Dante vedi aperti si richiuderanno sopra di loro per sempre.

Mentre Dante e Virgilio parlano in questa maniera, una voce, proveniente da uno dei sepolcri, si rivolge a Dante e lo invita a fermarsi e a parlare. Nell’apostrofare Dante, il dannato mostra di aver riconosciuto, dalla parlata, che il poeta è fiorentino e a margine di questa notazione, si presenta come l’artefice di un grave danno recato alla città di Firenze. Dante, colto di sorpresa, si stringe a Virgilio, ma il maestro lo esorta a dirigersi nella direzione della voce, e gli anticipa che a chiamarlo è stato Farinata degli Uberti (il più importante capo ghibellino di Firenze, appartenuto alla generazione precedente a quella di Dante).

Dante si stacca da Virgilio e raggiunge la tomba, dalla quale, ergendosi in piedi, Farinata sporge con tutto il busto, con atteggiamento superbo. Inizia così il colloquio tra Dante e Farinata degli Uberti.

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Versi 40 – 120: Colloquio con Farinata
Versi 40 – 51: Prima parte del colloquio

Per prima cosa Farinata chiede a Dante a quale famiglia appartenga. Dante dichiara di appartenere alla famiglia degli Alighieri. Farinata osserva di essere stato acerrimo avversario degli Alighieri, e di averli cacciati in esilio per ben due volte. Dante, con salace fierezza, replica a Farinata che anche i suoi familiari sono cacciati in esilio e a differenza degli Alighieri, due volte cacciati e due volte tornati, essi non sono mai stati riammessi in città.

Concluso questo primo scambio di battute, il colloquio tra Dante e Farinata va incontro ad una temporanea interruzione: una seconda anima, infatti, si solleva sulle ginocchia dalla tomba a fianco a quella in cui si trova Farinata e comincia a parlare al poeta.

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Versi 52 – 72: Interruzione e colloquio con Cavalcante

L’anima che si è sollevata appartiene a Cavalcante de’ Cavalcanti – padre di Guido Cavalcanti – che domanda a Dante come mai, se al poeta è stato consentito di viaggiare attraverso l’Inferno per i suoi meriti intellettuali, Guido non sia con lui. Dante risponde di non essere stato ammesso al viaggio oltremondano per meriti personali, ma per misericordia di una donna  che Guido, probabilmente, non ha amato quanto lui (il riferimento è a Beatrice, intesa sia come donna, sia come immagine della fede negletta dall’ateo Cavalcanti). Il tempo verbale al passato che Dante utilizza nel riferirsi a Guido, fa credere a Cavalcante che il figlio sia morto, per cui Cavalcante, sopraffatto dallo sconforto, ricade supino prima che Dante possa spiegare l’equivoco.

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Versi 73 – 120: Seconda parte del colloquio

Nel momento stesso in cui Cavalcante torna a giacere, Farinata riprende il discorso rimasto in sospeso, e riagganciandosi alle ultime parole di Dante, dichiara il profondo dolore che lo affligge per l’esilio dei suoi a cui il poeta ha fatto riferimento; a margine di questa dichiarazione, Farinata profetizza che un identico esilio colpirà Dante entro tre anni.

Pronunciata la profezia dell’esilio, il colloquio tra Dante e Farinata continua con tre scambi di battute su tre differenti questioni:

Farinata chiede a Dante perché Firenze perseguiti con tale accanimento i suoi discendenti. Dante risponde che a determinare l’odio cittadino per gli Uberti è il ricordo della strage di fiorentini consumatasi a Montaperti, quando Farinata guidò i ghibellini toscani contro la città. Farinata risponde di aver agito mosso dalle ragioni della sua parte, e fa presente che solo per merito suo fu scongiurata la distruzione di Firenze quando i ghibellini toscani, all’indomani della vittoria di Montaperti, avrebbero voluto raderla al suolo.

Dante sottopone a Farinata un dubbio, che gli è sorto durante il colloquio con Cavalcante, e che è ciò che gli ha impedito di rispondere immediatamente quando Cavalcante ha creduto il figlio morto: il dubbio in questione è perché le anime dell’Inferno sembrino conoscere il futuro lontano e ignorare il futuro prossimo. Farinata risponde che, per disegno divino, le anime dell’Inferno distinguono chiaramente i fatti lontani nel tempo, ma ne perdono cognizione mano a mano essi si approssimano.

Nel congedarsi da Farinata, Dante raccomanda al capo ghibellino di informare Cavalcante de’ Cavalcanti che suo figlio Guido è vivo, quindi chiede di poter conoscere i nomi degli altri eretici che si trovano nelle trombe infuocate lungo le mura di Dite; Farinata nomina solo due personaggi: Federico II di Svevia e “il Cardinale” (ossia Ottaviano degli Ubaldini, arcivescovo di Bologna agguerrito ghibellino).

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Versi 121 – fine: Conclusione

Terminato il colloquio con Farinata, Dante ritorna da Virgilio, e per prima cosa confessa il proprio turbamento per la profezia dell’esilio che ha ricevuto. Virgilio raccomanda a Dante di tenere a mente quanto ha ascoltato, in attesa del momento in cui, in compagnia di Beatrice, riceverà una seconda profezia, più circostanziata, tra i cieli del Paradiso.

A questo punto Dante e Virgilio abbandonano il sentiero lungo le mura di Dite e si inoltrano nel sesto cerchio, per raggiungere il varco verso il settimo. Termina così il canto 10 dell’Inferno.