Archivio testo: Esortazione a pigliare l’Italia e a liberarla dalle mani dei barbari

Riassunto Esortazione a pigliare l’Italia e a liberarla dalle mani dei barbari

NICCOLÒ MACHIAVELLI

ESORTAZIONE A PIGLIARE L’ITALIA E A LIBERARLA DALLE MANI DEI BARBARI

dal PRINCIPE, CAPITOLO XXVI (26)

RIASSUNTO

Nel Capitolo 26 del Principe Machiavelli si rivolge direttamente al dedicatario dell’opera, Lorenzo de’ Medici (il nipote di Lorenzo il Magnifico), e l’invita a riscattare l’Italia dalla desolazione cui l’ha condotta l’ignavia dei leader politici che l’hanno governata.

Il Capitolo si svolge nella forma di una lunga argomentazione, articolata per punti, che ha lo scopo di persuadere Lorenzo a mettersi alla guida della “riscossa” italiana. Nel corso di questa argomentazione, Machiavelli, richiamandosi a quelli che egli stesso, nel corso del trattato, ha dimostrato essere gli elementi essenziali per il successo di un Principe, cerca di dimostrare come sussistano tutte le precondizioni perché il signore Mediceo possa guidare con successo la riconquista dell’Italia.

Pubblicità

Come prima cosa – osserva Machiavelli – sussiste l’occasione (un prerequisito dell’affermazione di un Principe, di cui l’autore ha trattato nel Capitolo 6). Machiavelli spiega che l’Italia attuale si trova in uno stato di prostrazione non diverso da quello del popolo Ebraico salvato da Mosè, o dai Persiani vessati dai Medi e salvati da Ciro: dunque non manca l’occasione, la causa è giusta, e l’Italia è assolutamente pronta a seguire un leader che ne guidi la risalita, purché ce ne sia uno.

In secondo luogo, Lorenzo gode del favore di Dio e della Fortuna: queste due forze, per Machiavelli, hanno dimostrato in ogni maniera immaginabile il loro favore nei confronti di Lorenzo e della famiglia Medici, in particolar modo attraverso l’elezione a pontefice dello zio Giovanni de Medici (papa Leone X). Perciò Lorenzo non ha ragione di dubitare della propria buona sorte.

Pubblicità

Non manca infine il valore militare necessario a vincere la guerra contro gli stranieri dominatori: Machiavelli spiega che gli italiani non sono poco valorosi, sono semplicemente stati condotti male dai loro capi passati. Un nuovo Principe, adeguatamente preparato, potrebbe allestire un esercito nazionale assolutamente di valore. Né è vero che i nemici sono invincibili: con precisi accorgimenti tattici e di equipaggiamento è possibile, per Machiavelli, creare un esercito capace di fronteggiare e sconfiggere sia la rinomata cavalleria spagnola, sia la temuta fanteria svizzera.

Sulla base di queste riflessioni, Machiavelli chiude la sua perorazione rivolgendo a Lorenzo un invito frontale ad imbracciare le armi e prendere le redini della situazione, quindi conclude l’opera con una solenne citazione tratta da una delle poesie civili più importanti del Trecento italiano, la canzone Italia mia, benché ‘l parlar sia ‘ndarno di Francesco Petrarca.