Archivio testo: Novella Guido Cavalcanti

Riassunto Guido Cavalcanti

GIOVANNI BOCCACCIO

GUIDO CAVALCANTI

dal DECAMERON

RIASSUNTO NOVELLA

La novella di Guido Cavalcanti è la nona novella della sesta giornata del Decameron. A narrarla è Elissa, che è anche regina della giornata.

La novella è ambientata nella Firenze di fine Duecento, in un’epoca in cui vige l’usanza, per gli uomini nobili, di radunarsi in liete brigate, ovvero compagnie dedite a sfilate in costume, giostre armate, banchetti e conviti.

Tra le più famose di queste brigate, c’è quella di messer Betto Brunelleschi, alla quale Betto e compagni, da tempo, vorrebbero veder partecipare anche il famoso poeta e intellettuale Guido Cavalcanti, apprezzato per la sua cultura filosofica, i suoi costumi eleganti, la sua cortesia e la sua ricchezza.

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Guido Cavalcanti, tuttavia, ha sempre declinato l’offerta, più attratto dalle sue meditazioni filosofiche, che dalle manifestazioni di gioia delle brigate. E per queste ragioni, tra i membri della brigata e non solo, il poeta si è guadagnato la fama di “uomo fuori dal mondo”, seguace dell’epicureismo, alla perenne ricerca di una prova della non esistenza di Dio.

Un giorno, mentre Guido sta passeggiando per la città, e percorre il Corso degli Adimari in direzione di S. Giovanni, dove a quel tempo si trovano grandi tombe di marmo, Betto e la sua brigata lo vedono e, decisi ad importunarlo, gli si fanno intorno e lo accerchiano con i cavalli. Quindi gli rimproverano di non voler far parte della loro brigata e gli chiedono polemicamente cosa speri di ottenere dimostrando che Dio non esista.

Cavalcanti, con regale indifferenza, risponde ai nobili della brigata che è un loro diritto, in casa loro, dirgli quello che vogliono; e senza aggiungere altro, posa la mano sopra una delle sepolture di marmo, spicca un salto e, oltrepassata la tomba, si allontana dai cavalieri.

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I membri della brigata restano dapprima dubbiosi, non capendo il senso delle parole di Cavalcanti, poi considerano tra sé che Guido sia in realtà un po’ matto. Ma Betto, che ha compreso perfettamente il significato di quanto Guido ha detto, lo spiega ai compagni: il poeta, indicando il cimitero come la loro “casa”, ha inteso dire che essi, a paragone dei letterati e degli uomini di scienza, sono simili ai morti.

Ciascuno a quel punto si vergogna del proprio comportamento e in seguito Guido non viene più infastidito, mentre Betto Brunelleschi si guadagna la fama di cavaliere saggio e dal pronto intelletto.