Archivio testo: Lo stalliere del re Agilulfo

Riassunto Lo stalliere del re Agilulfo

GIOVANNI BOCCACCIO

LO STALLIERE DEL RE AGILULFO

dal DECAMERON

RIASSUNTO NOVELLA

Lo stalliere del re Agilulfo è la seconda novella della terza giornata del Decameron. La novella viene narrata da Pampinea, su ordine di Neifile, regina della giornata.

Riassunto breve

Alla corte Longobarda, uno stalliere si innamora della regina Teodolinda, e stabilisce di tentare di giacere con lei fingendo di essere il re. Perciò dedica alcune notti ad apprendere il comportamento che il re tiene quando si reca nella camera della regina per giacere con lei. Poi, una notte, si sostituisce al re e giace con Teodolinda. Da alcune parole della regina, il re capisce quella notte stessa il torto che gli è stato fatto, e si mette immediatamente alla ricerca del responsabile. Egli entra nella camerata dei servitori ed ausculta il battito cardiaco di tutti gli uomini: e quando trova l’uomo con il battito accelerato, capisce che il colpevole è lui. Non potendo fare altro, il re taglia i capelli dell’uomo che ha individuato, in maniera da poterlo riconoscere. Ma lo stalliere, durante la notte, taglia i capelli di tutti gli altri servitori e vanifica l’astuzia del re.

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Riassunto dettagliato

Alla corte longobarda di Pavia, sotto il regno del re Agilulfo, uno stalliere si innamora perdutamente della regina Teodolinda.

Disperato per il fatto che il suo amore sia del tutto irrealizzabile, per via della propria infima condizione sociale, lo stalliere decide di sfidare la morte compiendo il folle tentativo di giacere con la regina.

Persuaso che l’unico sistema per riuscire a giacere con Teodolinda sia sostituirsi ad Agilulfo, lo stalliere si apposta per alcune notti nel buio del palazzo reale, ed impara quali abiti indossi il re, e quali consuetudini segua, quando, dalla propria camera, si reca nella camera della regina per giacere con lei.

Quindi, sfruttando ciò che ha appreso, una sera lo stalliere si introduce nella camera di Teodolinda, e giace con lei, senza che la regina si accorga che egli non è il re.

Subito dopo che lo stalliere ha lasciato la camera di Teodolinda, anche il vero re Agilulfo si presenta alla porta della regina, e lei non può fare a meno di commentare la speciale passionalità che il re le sta dimostrando in quella sera. Agilulfo capisce immediatamente che la regina è stata ingannata da qualcuno che si è approfittato di lei. Tuttavia, per non mortificare la moglie, e non disonorare se stesso, il re tiene per sé quanto ha compreso, e si mette silenziosamente alla ricerca del responsabile del gesto.

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Con una trovata sorprendente, il re Agilulfo si reca nella camerata dei servitori, e comincia ad auscultare il battito cardiaco di tutti gli uomini, convinto che colui che gli ha fatto torto non possa che avere il battito ancora accelerato. La tecnica funzione, e Agilulfo individua correttamente il colpevole.

Tuttavia il re, per non rendere pubblico il fatto di essere stato disonorato, non può aggredire subito lo stalliere; e d’altra parte, nel buio della camerata, non ne può vedere il volto. Così, poiché tutti i longobardi portano i capelli lunghissimi, il re taglia quelli dello stalliere, in modo da poterlo riconoscere il mattino successivo.

Lo stalliere, che finge di dormire, ma è sveglio, comprende il piano del re. Per cui, appena Agilulfo va via, risponde alla sua trovata con una contromossa di pari astuzia: durante la notte, egli taglia i capelli di tutti gli altri servitori, nella stessa maniera in cui il re ha tagliato i suoi.

Il mattino successivo, il re è incapace di riconoscere l’uomo che ha individuato nella notte, e si deve rassegnare a lasciarlo impunito. Lo stalliere, avendo compreso la statura del suo avversario, fa in modo di non sfidarlo mai più.