Archivio testo: Paradiso Canto 1

Riassunto Paradiso Canto I (1)

PARADISO

CANTO 1

Divina Commedia – Paradiso I

RIASSUNTO DEL CANTO
INCONTRO CON LE ANIME DEGLI INADEMPIENTI AI VOTI

Il Canto I del Paradiso, come ciascun canto esordiale di cantica, si apre con un proemio, costituito da una protasi e da una invocazione.

DESCRIZIONE DELLA MATERIA DELLA TERZA CANTICA

I primi 12 versi contengono la protasi, o proposizione, vale a dire l’introduzione della materia della terza cantica: Dante comincia dicendo di essere stato in Paradiso, dove più risplende la gloria di Dio, e di aver visto cose a tal punto straordinarie da trascendere le facoltà dell’intelletto e della memoria degli esseri umani, per cui, avverte, egli non potrà che restituire un’immagine pallida e sbiadita del regno dei beati (motivo dell’ineffabilità).

INVOCAZIONE AD APOLLO

Alla protasi, come di regola, segue l’invocazione: l’altezza dell’argomento della terza cantica, infarcita di contenuti spiccatamente filosofici e teologici, spinge Dante a chiedere aiuto al dio stesso della poesia, Apollo (mentre per la composizione dell’Inferno e del Purgatorio era stato sufficiente il solo aiuto delle Muse). Ad Apollo Dante chiede ispirazione e promette in cambio onore e seguito, una volta conseguita la corona poetica.

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SALITA AL CIELO + “TRASUMANAZIONE”

Dopo il proemio, il racconto riprende con Dante e Beatrice ancora sul Paradiso terrestre. Una complessa indicazione temporale di tipo astronomico ci dice che è l’equinozio di Primavera, momento in cui il sole si trova nella costellazione dell’ariete, ed è mezzogiorno. Dante guarda Beatrice che fissa il sole, e, nel provare a fissarlo nella stessa maniera, ne rimane così abbagliato da dover distogliere lo sguardo, rivolgendolo di nuovo gli occhi alla donna. Da questo momento Dante e Beatrice cominciano a salire verso il cielo. Il poeta in principio non se ne rende conto: egli prova tuttavia la sensazione della “trasumanazione”, ovvero del superamento dei limiti della natura umana, fenomeno inspiegabile a parole, per descrivere il quale il Dante ricorre all’analogia con l’esperienza di Glauco, mitologico pescatore della Beozia, trasformatosi in dio marino dopo aver mangiato una certa erba.

PRIMO DUBBIO DI DANTE

Mentre inconsapevolmente sale, Dante sente una dolce armonia e vede risplendere di luce straordinaria il cielo, come se Dio lo avesse illuminato per mezzo di un secondo sole. Beatrice intuisce la meraviglia di Dante e gli spiega che essi non si trovano più sulla terra, ma corrono verso il cielo più velocemente di quanto cada un fulmine, attraversando le sfere dell’aria e del fuoco.

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SECONDO DUBBIO DI DANTE

Dante domanda dunque a Beatrice come sia possibile che il suo corpo pesante possa attraversare i corpi leggeri dell’aria e del fuoco. Beatrice gli spiega che nell’ordine dell’universo stabilito da Dio ogni cosa, per istinto, tende ad un fine preciso, diverso da cosa a cosa. A questo istinto sono soggette sia le cose inanimate, sia le bestie, sia le creature dotate di intelligenza e volontà, come gli angeli e gli uomini. E poiché il fine ultimo delle creature dotate di intelligenza e volontà è Dio, che risiede nell’Empireo, è del tutto naturale che Dante, ormai libero dal peccato, salga verso il cielo per ricongiungersi a Dio. Perciò, conclude Beatrice, Dante non deve meravigliarsi se ora, libero dal peccato, sale verso il cielo, nella stessa maniera in cui egli non si meraviglierebbe vedendo un ruscello scendere dal monte alla valle. Si dovrebbe invece meravigliare se, pur avendo raggiunto la purificazione, fosse rimasto sulla terra, così come desterebbe meraviglia una fiamma viva eppure immobile e appiattita, non indirizzata verso l’alto.