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Saggio breve Contraddizioni e conflitti interiori nella personalità e nell’opera di Petrarca

SAGGIO BREVE

CONTRADDIZIONI E CONFLITTI INTERIORI NELLA PERSONALITÀ E NELL’OPERA DI PETRARCA

SAGGIO BREVE


685 parole
4 colonne e ½ di metà foglio protocollo
6 parole per rigo


Buona parte dell’opera di Petrarca, sia per quel che riguarda i versi, sia per quel che riguarda la prosa, verte su temi e motivi in qualche modo collegati al dissidio interiore che tormenta l’autore.

Dai dialoghi del Secretum alle missive dell’epistolario, da un capo all’altro del Canzoniere, non c’è quasi pagina petrarchesca che non restituisca al lettore l’immagine di un autore lacerato, sempre alle prese con un complesso sistema di conflitti tra aspirazioni opposte e discordi, di fronte alle quali egli non sa compiere una scelta decisiva.

Petrarca ammira la ferma risolutezza di coloro che votano sé stessi alla vita spirituale, ma non ha la forza di seguire la loro scelta, riconosce l’amore terreno come un bene falso e vano, ma non può fare a meno di desiderare Laura, dichiara vergogna per la propria debolezza di fronte all’amore, ma non sa affrancarsi dal sentimento, protesta perché il tormento amoroso lo distoglie dalle …

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… pratiche edificanti e gli impedisce la piena realizzazione del suo talento, ma si lascia regolarmente travolgere dallo strazio.

Nel tentativo di mettere ordine nella pluralità dei conflitti che torturano Petrarca e di trovare una radice unitaria alle sue inquietudini, lo storico della letteratura R. Amaturo individua al fondo delle contraddizioni dell’autore una basilare irresolutezza: quella di una volontà che, non avendo mai risolto veramente la scelta tra vita monastica e piena laicità, resta perennemente combattuta tra l’aspirazione ad un ideale di vita spirituale e il risorgere ineliminabile di interessi mondani (su tutti l’amore e la gloria nelle lettere).

Questa opinione trova precise conferme nella vicenda biografica dell’autore: quando il fratello di Petrarca – Gherardo – entra  in convento, l’autore cade in una crisi profonda. Di fronte alla coraggiosa scelta del fratello, Petrarca sente come un macigno il peso del proprio attaccamento alle passioni umane e reagisce con disagio e persino con vergogna.

Sforzandosi di suggerire fino a che punto il dissidio sia centrale ad ogni livello nell’opera petrarchesca, uno dei maggiori studiosi dell’autore, Marco Santagata, afferma che, se la scrittura di Petrarca ha una componente “costitutiva” ed emblematica, questa è proprio la contraddizione e la coesistenza degli opposti.

E di fatto, più ancora di quanto lo sia l’amore per Laura,  le autentiche costanti tematiche dell’opera del Petrarca  sono gli atteggiamenti contrastanti e combattuti, i conflitti tra slanci spirituali e attrattive terrene, i sensi di colpa e …

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… le confessioni di vergogna per la discrepanza tra ideale cristiano e passioni umane.

Ciò si vede nel dialogo sul tema dell’amore per Laura contenuto nel Secretum, nel quale Petrarca, dividendosi tra sé e la propria coscienza, impersonata da Agostino, mette a nudo il proprio senso di colpa per non aver saputo resistere alle lusinghe dell’amore terreno, e per aver cercato di nascondere dietro alibi ingannevoli l’attrazione sensuale per Laura.

Non diversamente, nella missiva indirizzata al frate agostiniano Dionigi da Borgo San Sepolcro, nella quale racconta l’ascesa al Monte Ventoso, Petrarca trasforma l’occasione esterna della scalata al monte, in una metafora del lacerante conflitto interiore che egli prova sulla via tutta in salita e irta di difficoltà, che porta l’uomo verso Dio.

Di nuovo, nel sonetto proemiale del CanzoniereVoi ch’ascoltate, proprio mentre presenta al pubblico la raccolta delle sue poesie amorose, Petrarca esibisce un atteggiamento di netta presa di distanze tanto dall’amore, quanto dal suo prodotto poetico, presentando l’uno e l’altro come cose appartenenti ad un passato che egli ricorda con rammarico e vergogna.

In maniera ancor più evidente nel sonetto Padre del ciel, il poeta collega l’emergere fortissimo nel suo animo del sentimento religioso, ad esplicite dichiarazioni di pentimento, di vergogna e di rammarico per aver trascorso buona parte della propria vita nella ricerca di un bene – l’amore terreno – pur sapendolo falso e vano.

Dissidio e lacerazione sono perciò, inequivocabilmente, gli elementi costitutivi tanto della personalità, quanto dell’opera del Petrarca, e l’autore, in questo senso, si rivela l’interprete perfetto dell’età di transizione e di crisi in cui vive, un’età che ha visto ormai esaurirsi e tramontare le certezze trascendenti dell’età medievale, senza però che si sia ancora affermato quel laicismo che, durante il Rinascimento, permetterà agli umanisti di vivere serenamente la materialità della vita.