Archivio testo: An ordinary bus trip

Traduzione An ordinary bus trip

JACK KEROUAC

AN ORDINARY BUS TRIP

– da ON THE ROAD – PART ONE – CHAPTER 3 –

– TRADUZIONE IN ITALIANO –

Fu un normale viaggio in autobus con bambini che piangevano e un sole cocente, e campagnoli che salivano a ogni città della Pennsylvania, una dopo l’altra, finché arrivammo alla pianura dell’Ohio e (cominciammo) a viaggiare molto velocemente, su da Ashtabula e poi dritto attraverso l’Indiana, nella notte. Arrivai a Chicago abbastanza presto la mattina, presi una stanza allo YMCA (ossia: Young Men’s Christian Association, una catena cristiana di ostelli per ragazzi), e andai a letto con pochissimi dollari in tasca. Apprezzai Chicago dopo un sonno di una giornata buona. Il vento dal lago Michigan, il bop al Loop (ossia: “il Centro cittadino”), lunghe camminate intorno alla South Halsted e a North Clark, e una lunga passeggiata dopo mezzanotte nei quartieri poveri (jungles), dove una macchina della polizia mi seguì come tipo sospetto. A quel tempo, il 1947, il bop stava impazzando per tutta l’America. I ragazzi al Loop suonavano, ma con un’aria stanca, perché il bop era da qualche parte (lett.: “a metà strada”) fra il periodo del Charlie Parker di “Ornithology” e un altro periodo che iniziava con Miles Davis. E mentre sedevo lì ascoltando quel suono della luce che il bop era venuto a rappresentare per tutti noi, pensavo a tutti i miei amici da un capo all’altro del paese, e a come essi fossero in realtà tutti nello stesso immenso cortile a fare qualcosa di così pazzo e convulso. E per la prima volta nella mia vita, il pomeriggio seguente, entrai nel West.

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Era una giornata calda e bella per fare l’autostop. Per uscire fuori dagli impossibili ingorghi (complexities) del traffico di Chicago presi un autobus fino a Joliet, in Illinois, passai davanti al penitenziario di Joliet, mi piantai giusto fuori la città dopo una passeggiata attraverso le sue strade laterali ombrose e sconnesse, e indicai la mia strada (lett: “iniziai a fare l’autostop”). Tutta la strada da New York fino a Joliet in autobus, e avevo speso più della metà del mio denaro. Il primo passaggio fu un autocarro di dinamite con una bandiera rossa, e dopo circa trenta miglia nel grande, verde Illinois, il camionista mi indicò il punto in cui la Statale 6, sulla quale stavamo viaggiando, intersecava la Statale 66, prima che tutte e due schizzassero a ovest per incredibili distanze.

Intorno alle tre del pomeriggio, dopo (aver mangiato) una torta di mele e un gelato in un chiosco sulla strada, una donna in una piccola vettura chiusa si fermò per me. Io ebbi una fitta di forte gioia mentre correvo dietro la macchina. Ma era una donna di mezza età, per la precisione madre di figli della mia età, e voleva qualcuno che l’aiutasse a guidare fino all’Iowa. Mi ci buttai a pesce. Iowa! Non tanto lontano da Denver e, una volta che fossi arrivato a Denver, avrei potuto riposarmi. Lei guidò per le prime poche ore, e a un certo punto insistette per visitare una vecchia chiesa in un certo posto, come se fossimo dei turisti, e poi presi io il volante e, sebbene io non sia gran che come autista, guidai dritto attraverso il resto dell’Illinois fino a Davenport, nell’Iowa, passando per Rock Island. E qui, per la prima volta nella mia vita, vidi il mio amatissimo Mississippi, asciutto nella caligine estiva, acqua bassa, con il suo forte odore che odora come il crudo corpo della stessa America, perché la lava tutta. Rock Island – rotaie ferroviarie, baracche, piccoli pezzi di città; e sopra il ponte per Davenport, stesso genere di città, tutta odorosa di segatura nel caldo sole del Midwest. Qui la signora doveva andare verso la sua città natale nell’Iowa per un’altra strada, e io scesi. Il sole stava andando giù. Io camminai, dopo un po’ di birre fredde, verso la periferia della città, e fu una lunga camminata.

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Tutti gli uomini stavano guidando verso casa dal lavoro, indossando cappelli da ferroviere, berretti da baseball, tutti i tipi di berretti, esattamente come dopo il lavoro, in ogni città, dovunque. Uno di loro mi offrì un passaggio su in collina, e mi lasciò presso un solitario incrocio di strade, al confine della prateria. Era bello, lì. Le sole vetture che passavano di là erano le macchine degli agricoltori; essi mi lanciavano sguardi sospettosi, passavano sferragliando, le mucche stavano tornando nella stalla. Nemmeno un camion. Le poche automobili sfrecciarono via. Un ragazzo, su una macchina dal motore truccato, passò con la sua sciarpa sventolante. Il sole tramontò completamente e io rimasi in piedi nell’oscurità viola. Ora avevo paura. Non c’erano luci nella campagna dell’Iowa; in un minuto nessuno sarebbe stato capace di vedermi. Fortunatamente, un uomo che tornava indietro verso Davenport mi diede un passaggio fino al centro della città. Ma io mi ritrovai esattamente al punto di partenza.